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venerdì 26 febbraio 2016

ENRICO FORLANINI: Pioniere dell’Aviazione

Enrico Forlanini (Milano, 13 Dicembre 1848 – Milano, 9 Ottobre 1930) è stato un ingegnere, pioniere dell’aviazione ed inventore italiano.

Figlio di un primario d’ospedale e fratello di un medico due volte candidato Nobel, il piccolo Enrico riceve un’istruzione militare. Assegnato ad una caserma di Casale Monferrato, crea in questo periodo i primi modelli di elicottero e, spinto da una irrefrenabile sete di conoscenza, decide di frequentare la scuola di Applicazione del Regio Istituto Tecnico Superiore, il futuro Politecnico di Milano.

Appresi i fondamentali dell’ingegneria da maestri come il leggendario Giuseppe Colombo, Forlanini si laurea in ingegneria industriale.
Ricordato in particolare come inventore dell’aliscafo, la sua attività pionieristica nel nascente settore aeronautico fu particolarmente significativa nell’ambito degli elicotteri e dei dirigibili.

Nel 1877 sei anni prima che il primo aeroplano dei fratelli Wrigth avrebbe spiccato il primo balzo nel 1903, l’Ingegner Enrico Forlanini riusciva a far volare nei Giardini Pubblici di Milano il primo elicottero della storia. Era naturalmente un modello ed a bordo non aveva piloti, ma il sistema funzionava, come constatava il professor Giuseppe Colombo del Politecnico. Il volo durava 20 secondi e lo strano veicolo con motore a vapore si alzava per 13 metri fra gli applausi, atterrando poi senza problemi.

Negli anni successivi progetta aerei spinti da razzi e un aliante biplano, quindi viene assunto come impiegato nella ditta Stabilimento Gazogeno Fonderie Meccanica, per poi diventare il titolare. Qui ha modo di interessarsi seriamente ai suoi progetti, e si dedica al dirigibile: un mezzo che allora rappresentava il futuro, sviluppato da pionieri come Ferdinand von Zeppelin.

I suoi dirigibili vengono acquistati dal governo britannico, dal Regio Esercito e dalla Regia Marina Italiana.

Forlanini, tuttavia, esprime il genio con la più grande delle sue invenzioni: l’idroplano. Questo è il progenitore del moderno aliscafo ed è pensato come mezzo di addestramento per piloti. Il primo prototipo a motore a scoppio arriva nel 1905, mentre nel 1910 viene introdotto nel mercato un modello che può ospitare 6 persone.

Forlanini brevetta le sue creazioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito, contribuendo allo sviluppo dell’aeronautica con l’incessante produzione di idroplani.

Forlanini è stato un uomo spericolato e sportivo, amante degli sport estremi e dell’innovazione industriale. Egli rappresenta una di quelle personalità che hanno fatto grande il nostro paese ed il settore in cui hanno speso le proprie energie. Grande studioso dei progetti leonardeschi, ne ha incarnato lo spirito e lo ha sfruttato in un’attività industriale.

Per ricordare la sua attività gli è stato dedicato l’Aeroporto di Linate, l’adiacente Parco ed un settore del Politecnico di Milano.
Non a torto è considerato l’uomo che ha fatto volare l’Italia ed il Mondo.

Fonti varie da web


mercoledì 11 febbraio 2015

MASSIMO RINALDI L’Inventore della Calcolatrice

Nato a Roma il 21 Febbraio 1929, Massimo Rinaldi è stato un importante ingegnere, inventore e manager italiano. Dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica all’Università di Roma è assistente presso lo stesso ateneo in misure elettriche. Lavora per la Hasler AG e, successivamente, per la Selenia.
Nel 1959 fonda la Transimatic, azienda che diventerà la IME S.p.A. (Industria Macchine Elettroniche), società del gruppo Edison, dedita alla costruzione di calcolatrici.

Nel 1964 la IME presentò una delle prime calcolatrici a transistor al mondo, la IME 84, progettata da Rinaldi. Ricoprirà in IME, fino al 1969, la posizione di direttore della ricerca e sviluppo.

Nel 1969 fonda la INSEL S.p.A. (Industria Sistemi Elettronici), con sede a Roma, che progetta e produce sistemi informatici. La linea di elaboratori, denominata MAEL, è indirizzata alle piccole e medie imprese ed ottiene un ottimo successo a livello mondiale.

Fonda inoltre a Roma il laboratorio Quattrostelle s.r.l. che sviluppa negli anni numerosi importanti progetti. Attraverso questa società di famiglia acquisisce, nel 1988, il castello di Collalto Sabino (Rieti), città di origine della famiglia della madre Alessandra Latini.

Alla fine del 1981, la MAEL vince la gara per l’appalto di fornitura per l’automazione del gioco del Totocalcio, un progetto realizzato da Rinaldi.

Nel Gennaio 1982, la Olivetti acquista il 70% del pacchetto azionario della Mael Computer. Rinaldi assume nella nuova società la posizione di presidente e amministratore delegato.

Rinaldi è il detentore di più di 60 brevetti, inclusi quelli relativi alla calcolatrice elettronica, ai sistemi per l’automazione dei giochi, ed impianti per la gestione del traffico.

Manca all’affetto dei suoi cari il 16 Agosto 2009.

lunedì 18 agosto 2014

ARTURO MALIGNANI e il Vuoto Industriale

Il nome di Arturo Malignani si lega in parte a quello di Alessandro Cruto e all’avventura della lampadina a incandescenza italiana.

Arturo Malignani fu il padre di un ritrovato impiegato per lunghi anni in molte fabbriche sparse in tutto il mondo. Tutto nacque dalla seconda esigenza fondamentale nella fabbricazione della lampadina (la prima era quella del filamento), ovvero quella di poter facilmente ottenere il vuoto nell’ampolla di vetro.


All’inizio dell’industria delle lampadine, la soluzione del
problema era ottenuta dall’impiego della così detta pompa Sprenghel, apparecchio fino allora usato solo nei laboratori. 
Il suo principio era basato sull’impiego di un tubo barometrico, lungo un metro e del diametro approssimativo di tre millimetri, in cui veniva iniettato uno spruzzo di mercurio che, sminuzzandosi in tante minutissime goccioline, discendeva rapidamente ed aspirava l’aria contenuta nel palloncino.

Un sistema decisamente poco pratico che, all’inizio della sua applicazione, necessitava di una pompa per ogni lampadina. L’operazione inoltre richiedeva alcune ore e le esalazioni del mercurio rendevano pericolosissima questa industria per gli operai che vi erano adibiti.

Finché l’illuminazione elettrica fu ai suoi inizi e il consumo delle lampadine limitato, questi inconvenienti, pur gravi, furono sopportabili, ma, in seguito, quando la richiesta delle lampadine crebbe vertiginosamente, con il diffondersi del nuovo sistema in tutto il mondo, la produzione del vuoto, affidata a congegni così delicati e lenti si trasformò in vera calamità. 
Questo stato di cose durò fino al 1895, in cui venne reso noto il sistema Malignani.
Nato ad Udine nel 1865, Arturo Malignani iniziò a lavorare nella sua città facendo il fotografo , ma di pari passo si appassionò a svariati problemi di chimica, fisica e meccanica. Per suo merito, Udine fu una delle prime città d’Europa a conoscere l’illuminazione elettrica. 

A soli 23 anni, nel 1888, aiutato da alcuni investitori locali, installò una prima centrale termoelettrica con la relativa distribuzione per l’illuminazione, aggiungendovi un laboratorio per la produzione delle lampadine elettriche necessarie all’azienda. Da allora dedicò tutti i suoi studi al perfezionamento di quest’ultime, specialmente ad ottenere l’aumento della durata.
Si convinse che la lunghissima durata dello svuotamento delle ampolle non fosse tanto dovuta all’eliminazione dell’aria, quanto alla necessità di espellere i gas prodotti durante l’operazione dall’accensione del filamento. Senza l’eliminazione di questi gas, che producevano attorno al filamento un’aureola azzurrognola, il vuoto non tardava a diventare insufficiente, determinando una rapida diminuzione di luce e, dopo breve durata, la rottura del filamento.
Malignani, dopo infinite prove, trovò che lanciando nelle ampolle dei vapori di fosforo, questi si combinavano con il gas blu dando luogo ad un precipitato il quale lasciava un vuoto perfetto e permanente. 

Trovato il modo di perfezionare il vuoto con l’intervento chimico, il geniale friuliano pensò pure di creare un tipo di pompa che funzionasse più rapidamente di quella a mercurio e permettesse lo svuotamento contemporaneo di un gran numero di lampadine.
Il primo successo lo ottenne con una pompa ad olio, il cui cilindro era lungo ben quattro metri, ed era manovrata da due uomini che camminavano avanti ed indietro. Non era ancora un metodo pratico e, subito dopo, Malignani costruì una pompa azionata meccanicamente composta di diversi grossi cilindri posti in serie di cui il primo faceva il vuoto nel secondo, il secondo nel terzo e così via.

Con questo sistema, completato dal metodo chimico, bastava un tavolino largo quanto un’ordinaria scrivania per ottenere una produzione sufficiente all’impiego in un salone di molte centinaia di metri quadrati. L’abolizione dell’uso del mercurio toglieva ogni pericolo per la salute degli operai. Queste radicali innovazioni funzionarono a Udine per alcuni anni, senza che Malignani pensasse a brevettarle. Avendo creato tutto da sé, senza ricorrere ad insegnamenti altrui, era persuaso che altrove si facesse altrettanto, se non di meglio.

Nel 1892 un tecnico tedesco di passaggio casualmente ad Udine gli dimostrò e lo convinse del contrario, spingendolo a brevettare le sue trovate ed a farle conoscere.


Il successo fu immediato. All’inventore friulano piovvero richieste da tutte le parti del mondo. Lo stesso Edison mandò a Udine alcuni tecnici per verificare i risultati ottenuti e in seguito alle prove lo chiamò a New York, per stabilire un contratto di cessione dei brevetti. Malignani partì per gli Stati Uniti portando un modello di pompa perfezionato, con cui si poteva produrre il vuoto in meno di un minuto per lampadina.

venerdì 18 luglio 2014

KINETIC DRIVE SYSTEM di Leonardo Grieco


Il meccanico di Saltrio (Varese) Leonardo Grieco ha messo a punto un dispositivo denominato Kinetic Drive System che permette alle auto di dimezzare i consumi di carburante, abbattere le emissioni del 60% e allungare la vita del motore del 80%.

Dopo essere stato scartato dalle più grandi case automobilistiche, il suo Kds, dopo essere stato brevettato, ha ottenuto dalla motorizzazione svizzera l’autorizzazione ad essere montato sui veicoli e in un officina del Canton Ticino è già possibile farselo installare per poco meno di 2.000 euro.


Per un addetto ai lavori non è semplice intuirne il funzionamento, ma in buona sostanza il Kds è composto da una centralina che interviene sul meccanismo della frizione.

 “Una volta accelerata la massa – spiega l’inventore – la macchina resta su un numero di giri ottimale e ad ogni cambio di marcia, grazie a questo sistema si risparmiano 700 giri motore.
Infatti, mentre normalmente si scende al minimo di giri, qui si utilizza il motore soltanto quando dà la coppia migliore, fra i 1.700 e i 2.300 giri. Praticamente a parte lo spunto iniziale, la macchina viaggia quasi sempre a basso regime, basta dare un colpo di gas ogni tanto e ci si mantiene a velocità di crociera. Il pedale della frizione non c’è e per cambiare si usa solo la mano”.

Il signor Grieco ha montato il sistema su una vecchia Skoda 1900 turbo diesel: Ho già fatto 50 mila chilometri con questa macchina e i risultati sono sorprendenti. Quest’auto, che oggi ha 290 mila chilometri, fa abitualmente attorno ai 500 chilometri con un pieno, da quando ho montato il sistema Kds sono stabilmente sopra i mille”.

Al signor Grieco dobbiamo credere sulla parola. Oltre ad aver visto la centralina montata e ad aver percepito il suo vibrante entusiasmo, non abbiamo infatti a disposizione elementi empirici sufficienti ad avvalorare la sua scoperta, se non un breve viaggio di prova da cui abbiamo potuto constatare che il pedale dell’acceleratore viene usato davvero poco.

Se quanto promesso fosse vero si tratterebbe di una innovazione sensazionale. Con macchine capaci di percorrere normalmente 50 km con un litro. 

Di questa vicenda colpisce anche un’altra cosa: Questa scoperta potrebbe valere metà del combustibile mondiale – dice Grieco – ci ho speso dieci anni di lavoro e tentativi. Soldi, tempo e impegno. Nessuno ha però voluto darci retta. Nessuno ha voluto vederlo e capirne il funzionamento. Abbiamo scritto alle case automobilistiche di tutto il pianeta: a Marchionne, a Montezemolo, negli Stati Uniti, in Corea, dappertutto. Abbiamo speso un capitale in lettere e raccomandate. Le risposte che ci sono arrivate sono tutte uguali. Hanno tutte lo stesso desolante tenore, ne ho un cassetto pieno”.

Insomma, Grieco ha scritto e presentato il suo Kds alle principali case automobilistiche che hanno sempre risposto alla stessa maniera: “Ci dispiace tanto, ma la sua invenzione non ci interessa”. ma l’inventore del Kds non ci sta: Questi signori dovrebbero scendere dalle loro scrivanie e toccare con mano, sedersi sulla macchina e provarla prima di dire che non gli interessa. Prima provi, studi, poi mi dici che non funziona. Una bocciatura motivata la posso anche accettare. Ma una chiusura a priori no. Nelle cose, per capirle, bisogna metterci il naso”.


Dal momento che nessuna casa automobilistica ha creduto nel progetto, Grieco ha stretto un accordo con un’officina elvetica che ha accettato di montare il sistema sulle auto svizzere: Siamo andati alla motorizzazione del Canton Ticino, hanno provato il sistema, hanno verificato le caste e dopo dieci giorni avevamo in tasca l’autorizzazione a montarla. Una cosa simile in Italia, con tutta la burocrazia sarebbe impossibile”.

fonte qui

lunedì 24 febbraio 2014

EUGENIO BARSANTI L'inventore del Motore a Scoppio


Nicolò Barsanti (Pietrasanta 12 Ottobre 1821 – 18 Aprile 1864), meglio conosciuto come Eugenio, è stato un presbitero, ingegnere ed inventore italiano: l’ideatore e costruttore del primo motore a scoppio funzionante.

Contrariamente a quanto si crede, infatti, la creazione del primo motore a quattro tempi - quello di Nikolaus Otto che, associandosi a Karl Benz, portò alla nascita del Benz Velociped datata 1886 – è la conseguenza della scoperta di un insegnante di fisica di Pietrasanta, Padre Eugenio Barsanti, e degli sviluppi realizzati assieme ad un ingegnere di Lucca, Felice Matteucci.
Motore a Scoppio Barsanti-Matteucci


Infatti il 6 Giugno 1853, ben 14 anni prima rispetto al brevetto di Nikolas Otto, Eugenio Barsanti e Felice Matteucci depositano all’Accademia dei Georgofili di Firenze (non esisteva ancora un ufficio brevetti) un documento con la descrizione dell’invenzione del primo motore a scoppio della storia.


Dieci anni prima di questa ufficializzazione Barsanti aveva scoperto durante un esperimento nella sua aula del collegio San Michele di Volterra la possibilità di trasformare uno scoppio in forza meccanica. 

Dalla collaborazione con Matteucci venne sviluppata una macchina capace di ripetere ciclicamente questa trasformazione ed ottenere così una costante erogazione di forza meccanica.

Il motore avrebbe dovuto servire da propulsore del battello “Il veloce” della Compagnia di navigazione Lariana di Como. 
Ne vennero costruiti due collaborando con due diverse fonderie. 
Il primo da 20Cv non fu in grado di fornire il comportamento richiesto, il secondo da 8 Cv ebbe un discreto successo tanto da portare alla nascita nel 1859 della società anonima del nuovo motore Barsanti e Matteucci.

Negli anni che seguono, però, solo i motori di Jean Etienne Lenoir (1860) e di Nikolaus Otto e Eugen Langen (1867) ottengono ampia fama e sono ricordati come pietra miliare nello sviluppo dell’automobile. 
Primo fra tutti quello conosciuto con il nome di Ciclo Otto dell’omonimo ingegnere tedesco che depositò il brevetto del primo motore a quattro tempi nel 1886.
Ma gli stessi studi erano stati compiuti e pubblicati, nel 1862, dall’inventore francese Alphonse Beau de Rochas, il quale non aveva fatto altro che aggiungere la fase di compressione al motore Barsanti-Matteucci.

Il primo motore a scoppio della storia venne assemblato nella Fonderia del Pignone, dove i due scienziati realizzarono un motore a due cilindri con una potenza di cinque cavalli vapore, che aveva il vantaggio di sfruttare ingegnosamente il moto di ritorno del pistone prodotto dal raffreddamento del gas invece che la spinta dello scoppio, principio che lo differenziava appunto dal modello di Lenoir e gli consentiva un rendimento cinque volte più elevato.

La curiosità maggiore è che il primo prototipo inventato da padre Eugenio Barsanti funzionava non con combustibili fossili, ma ad idrogeno.



Per approfondire

mercoledì 19 febbraio 2014

ALFONSO BIALETTI L’Inventore della “Moka”


Il caffè è una delle abitudini degli italiani, anche se si è diffusa tra il popolo a Vienna, per mano del polacco Georg Kolschitzky, alla fine del Seicento.

Nonostante le origini, il pioniere del caffè casalingo è senza dubbio Alfonso Bialetti, nato a Bologna il 01 Gennaio 1888 -  31 Dicembre 1970, ( trasse ispirazione osservando le donne di Omegna mentre lavavano i panni sulla riva del lago, utilizzando la “lisciva” che, bollendo, saliva da un contenitore verso l’alto dove c’erano i panni stesi), che dopo aver lavorato come fonditore in Francia, rientrò in Piemonte e mise in piede una fonderia, dove nel 1933 progettò la Moka.

Di forma ottagonale, la Moka Bialetti è la classica caffettiera da casa, composta da una base-bollitore che va riempita d’acqua, un filtro dove si versa il caffè macinato, e un top-caminetto che contiene il caffè sversato dall’ebollizione.
L’ideatore volle la maniglia e il pomello del coperchio in bachelite, e la caffettiera in alluminio.
La scelta fu particolarmente felice, data la dinamicità del materiale.  
Così Alfonso Bialetti aveva inventato la caffettiera più semplice che si fosse mai vista. 
Ora restava il problema della distribuzione e della vendita. 
Se fino alla Seconda Guerra Mondiale il caffè era soprattutto consumato al bar, è dal 1948 che il suo consumo viene stimolato anche a casa.
Infatti, il figlio di Alfonso, Renato Bialetti, cominciò a lavorare nell’azienda paterna e si dedicò soprattutto alla promozione della Moka, pubblicizzandola con grandi manifesti cittadini e foto su riviste. 

Ma il boom di vendite ci fu con la pubblicità televisiva. 
Fu in Tv che l’invenzione dell’Omino con i Baffi, marchio inconfondibile della Moka Bialetti, trascinò le famiglie italiane all’acquisto incondizionato della macchinetta da caffè.

Autore della pubblicità televisiva e inventore dell’Omino fu Paul Campani, uno dei più famosi fumettisti di Carosello, che ispirandosi a una caricatura di Alfonso Bialetti, creò la figura di un omino coi baffoni neri e l’indice alzato che ancora oggi appare sulla macchinetta da caffè più famosa al Mondo.




Il nome venne ispirato da: Mocha, una città dello Yemen, situata su un altopiano dove ci sono molte piantagioni di un’ottima varietà di caffè.

mercoledì 12 febbraio 2014

LUIGI PALMIERI Il “ Vesuviano”


Luigi Palmieri (Faicchio –BN- 1807 – 1896), è stato studioso dell’elettricità atmosferica; sismologo e vulcanologo insigne. 
Divenuto famoso perché dava spiegazioni scientifiche di tutti i movimenti del Vesuvio e perché inventò il “Sismografo Elettromagnetico” che presentò anche in Giappone agli studiosi dei terremoti.

Nel 1825 si laureò a Napoli in Scienze Fisiche e Matematiche e successivamente in Filosofia. Aprì uno studio privato nell’ ex-seminario dei Nobili. Fu professore presso l’Università di Napoli professore presso il Collegio Medico-Cerusico e il Collegio della Reale Marina.

Nel 1847 fu nominato professore di Logica e Metafisica presso l’Università di Napoli, alla cattedra che fu di Pasquale Galluppi.

Nel 1860 gli fu assegnata la cattedra di Fisica Terrestre e Meteorologia.

Dal 1855 al 1896 fu Direttore dell’Osservatorio  Vesuviano.


Elettrometro
Sismografo Elettromagnetico
E’ stato l’inventore di un elettrometro premiato dall’Accademia delle Scienze di Lisbona nel 1855 e presentato alla Fiera Internazionale della Tecnica di Vienna del 1874.
Inventò, inoltre, nel 1856, un famoso e sofisticato sismografo che mise in funzione sul Vesuvio per registrare i terremoti precursori dell’eruzione. 
Tale sismografo fu a quei tempi acquistato dal Governo Giapponese, per l’Agenzia Meteorologica di Tokyo.



E’ stato il primo studioso a dimostrare che il sollevamento del suolo è un fenomeno precursore delle eruzioni e a misurarne l’entità. 
Molto importanti furono i suoi studi sulle eruzioni del 1858, 1861, 1868 e 1872, le cui descrizioni sono riportate negli “Annali dell’Osservatorio Vesuviano” rivista da lui fondata e che pubblicò dal 1859 al 1873.

Dopo la forte eruzione del Vesuvio del 1872 fece installare presso l’Osservatorio una stazione telegrafica per la trasmissione alle autorità di Napoli dei dati relativi all’attività vulcanica.

Fu nominato Senatore del Regno, Grand’Ufficiale dell’Ordine Mauriziano, Cavaliere del merito civile di Savoia e, nel 1876, consigliere comunale di Napoli.

martedì 28 gennaio 2014

GIOVANNI CASELLI "Il Precursore del fax"

Giovanni Caselli (Siena 1815 – Firenze 1891) è stato un abate e inventore italiano. È unanimemente ricordato come l’inventore del pantelegrafo. La definizione deriva dall’unione della parola pantografo (mezzo che copia disegni e immagini) con telegrafo (macchina che invia messaggi attraverso una linea).  

Di fatto tale dispositivo fu il precursore del fax.

Compì gli studi letterari e scientifici a Firenze, dove fu discepolo di Leopoldo Nobili.

Nel 1841 si trasferì a Parma dove accettò l’incarico di precettore dei figli del Conte L. Sanvitale.

Nel 1849, quando Carlo di Borbone fu reintegrato dagli Austriaci nel governo di Parma e Piacenza, il Caselli, avendo avanzato e sostenuto la proposta di annessione di Parma al Regno Sardo (nel 1848), fu costretto a emigrare precipitosamente e a riparare a Firenze, dove si dedicò esclusivamente a ricerche e studi ed insegnò fisica presso l’università.

Le ricerche del Caselli erano orientate inizialmente a perfezionare gli apparecchi telegrafici, nel tentativo di eliminare i numerosi difetti e di riuscire a realizzare un sistema, nel quale, anziché usare segnali convenzionali, si potesse effettuare la diretta trasmissione delle lettere o addirittura dello stesso manoscritto.

Nel 1855 conseguì i primi risultati pratici ottenendo così un piccolo aiuto finanziario che gli consentì di costituire una piccola società per la costruzione di un trasmettitore e di un ricevitore adattabili alle ordinarie linee telegrafiche.    Merito principale del Caselli è la risoluzione del problema del sincronismo di due apparati di telecomunicazione (ricevente e trasmittente) posti a notevole distanza, problema ritenuto insolubile visto anche i precedenti tentativi falliti, compiuti dai fisici inglesi Bain e Blackweir.

Nel 1856, il 2 Giugno, Caselli riuscì a realizzare un apparecchio, denominato pantelegrafo o telegrafo universale, che risolveva il problema della trasmissione a distanza dei documenti. 
Il sistema sviluppato da Caselli si basa sulla scansione di immagini che vengono trasmesse con i codici Morse e ricomposte all’arrivo con sistema analogo.
Propose la sua invenzione al governo toscano, che però si rifiutò di accoglierla. Caselli allora si trasferì a Parigi, dove presentò il suo pantelegrafo a Paul Gustave Froment, uno dei più stimati costruttori di apparecchi scientifici francesi.

Pantelegrafo 1861
La prima invenzione fu brevettata nel 1861 e presentata a Firenze, alla prima esposizione del Regno d’Italia, senza riuscire a soddisfare le aspettative del Caselli, tanto che lo stesso fece ritorno a Parigi e con l’aiuto di Froment riuscì ad interessare le autorità politiche ed ottenere l’appoggio di Napoleone III, che lo insignì anche della Legione d’Onore, poté disporre, per ulteriori prove e collaudi, dell’intera rete francese.
Nel 1863 il governo francese acconsentiva ad adottare il pantelegrafo Caselli per le sue linee telegrafiche.
Il servizio fu avviato nel 1865 sulla tratta Parigi-Lione e successivamente esteso anche sulla linea Lione-Marsiglia.

Pantelegrafo 1866
Nel 1871, quando Parigi fu assediata dai Prussiani, il servizio telegrafico cessò e non fu più ripristinato.
Il pantelegrafo funzionò anche tra Londra e Liverpool, ma il servizio pubblico preventivato non fu mai realizzato a causa della crisi inglese del 1864. Anche la Russia si interessò al pantelegrafo, utilizzandolo per scambi di messaggi tra le due residenze imperiali di San Pietroburgo e Mosca. 
La Cina nel 1863 si interessò all’apparecchio e richiese una dimostrazione da effettuarsi a Pechino, che però si risolse in un nulla di fatto.

L’unico esemplare superstite dei pantelegrafo è conservato a Napoli nell’Istituto tecnico “G.B. della Porta”, mentre una copia esatta è a Roma nella sala del Documentario dei primati scientifici del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Oltre al pantelegrafo, Caselli realizzò anche altre invenzioni: un siluro (che probabilmente, però, non vide mai la luce per un ripensamento pacifista); un timone idromagnetico per le navi; una torpedine automatica e il “cinemografo”, un apparecchio per misurare la velocità dei treni.

Giovanni Caselli morì a Firenze il 5 ottobre del 1891.


Fonte varie da web

mercoledì 22 gennaio 2014

EVANGELISTA TORRICELLI "Lo Scienziato del vuoto"

Evangelista Torricelli, nato il 15 Ottobre 1607 a Faenza, è stato un matematico e fisico, celebre per aver creato il "barometro" e il cosiddetto "tubo di Torricelli" che riproduce il vuoto.
Dal 1626 studiò presso la scuola dei Gesuiti dove entrò in contatto con la Matematica.
Nel 1632 si trasferì a Roma per approfondire le sue conoscenze scientifiche sotto la guida del discepolo di Galileo, Benedetto Castelli, padre benedettino e professore di matematica ed idraulica.

Torricelli era un grande ammiratore di Galileo Galilei, seguì molto da vicino le vicende del processo e questo lo condusse a dedicarsi maggiormente alla Matematica.

Nel 1641, Castelli presentò a Galileo il manoscritto dell'opera di Torricelli dal titolo "De motu gravium". Così Torricelli divenne assistente, con Vincenzo Viviani, di Galileo che morì pochi mesi dopo.

A questo punto il Granduca Ferdinando II de' Medici nominò Torricelli matematico di Corte, carica che ricoprì fino alla morte divenendo poi professore di Matematica presso l'Accademia Fiorentina. 
La nomina segnò per Torricelli l'inizio di un intensa attività scientifica, nel corso della quale condusse anche il famoso esperimento sulla misura della pressione atmosferica.
L'esperimento, realizzato a Firenze nella primavera del 1644, rese celebre Torricelli in Italia e all'estero.

Torricelli, che era in contatto con Cavalieri, iniziò a lavorare sulla Geometria degli indivisibili.

Abilissimo nell'uso del metodo d'esaustione, dimostrò in 21 modi diversi un teorema di Archimede: 11 con il metodo d'esaustione, 10 con il metodo degli indivisibili.

Torricelli è stato uno dei pionieri nell'uso delle serie, dando una dimostrazione dell'espressione della somma della serie geometrica (quando converge).

Oltre all'attività di matematico, Torricelli si dedicò alla Fisica studiando il moto dei gravi e dei fluidi.

Nel 1964 inventò il barometro a mercurio chiamato "tubo da vuoto di Torricelli" e nello stesso anno pubblicò l'opera in tre parti dal titolo "Opera Geometrica" di cui la seconda è dedicata al moto dei gravi.

Torricelli è morto a Firenze, probabilmente di tifo, il 25 ottobre 1647 e fu sepolto nella Basilica di san Lorenzo.

Fonte qui

mercoledì 25 dicembre 2013

FILOTEO ALBERINI L'Inventore del Cinema

Filoteo Alberini (Orte 14 Marzo 1867 - 12 Aprile 1937)
è stato un regista italiano, uno dei pionieri del cinematografo, nonché il primo inventore del cinema.

Nel 1894, traendo spunto da un invenzione di Thomas Edison, il Kinetoscopio (una macchina dotata di manovella che azionata permetteva di vedere tramite una lente i movimenti di alcuni  fotogrammi posti su una pellicola  interna),
 inventa il Kinetografo, un apparecchio per la ripresa e la proiezione.


kinetografo
Tale invenzione avvenne un anno prima di quella dei fratelli Lumière, ai quali venne mostrata dallo stesso Alberini direttamente a Lione, sede dei famosi fotografi francesi, prima del brevetto.

Purtroppo per un intoppo burocratico (?), il Ministero dell'Industria e Commercio rilascierà il brevetto (n° 245032) un anno dopo la richiesta di Alberini, precisamente nel Dicembre 1895, nello stesso mese e  anno in cui i Lumière proiettarono per la prima volta "L'arriveé d'un train" a Parigi con il loro Cinématographe.

A Filoteo Alberini si deve l'apertura, nel 1901, della prima sala cinematografica d'Europa e quindi del mondo: la sala Edison di Firenze, sotto il loggiato di Piazza della Repubblica.

Nel 1904 fonda a Roma in Piazza Esedra, il cinema "Moderno", prima sala di proiezione della capitale.
Nel 1905 fonda con l'amico Dante Santoni il Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni, che nel 1906 cambierà nome in Cines, con sede a Roma.


Nel 1905 gira "La presa di Roma", primo lungometraggio italiano.

Del lungometraggio oggi restano circa  75 metri di pellicola, ovvero 4 minuti di proiezione, restaurati e conservati dalla Cineteca Nazionale.

Durante la sua carriera nel cinema, Alberini produsse altri 134 film, 36 documentari e 57 comiche, fra cui Quo Vadis? del 1913, primo kolossal italiano.

Fra le altre invenzioni di Alberini vi sono:
- la cinepanoramica, un sistema di obiettivo girevole che allarga l'immagine sullo schermo, un antenato dell'odierno Vistavision;
- il cinerologio, un disco rotondo di pellicola con tanti fotogrammi che potevano essere visionati con un apparecchio manuale;
- una pulitrice di pellicole;
- un accessorio da applicare alle macchine fotografiche, antesignano dello scatto in sequenza.

Fonte qui




domenica 22 dicembre 2013

LEOPOLDO NOBILI Il fisico "rivoluzionario"

Leopoldo Nobili (Trassilico, Lucca,7 Luglio 1785 - 15 Agosto 1835)               
La sua formazione scientifica avvenne nella nuova Scuola militare del genio e dell’artiglieria di Modena.
Nel 1807 con i gradi di capitano gli fu affidata la direzione della fabbrica d’armi di Gardana Val Trompia, nel Bresciano, dove rimase per quattro anni.
Nel 1812  si arruolò nell’esercito Napoleonico e fu aiutante di campo del viceré Eugenio di Beauharnais e partecipò alla Campagna Napoleonica in Russia, nella quale meritò la Legion d'Onore.  

Nel 1814 abbandonò la carriera militare per dedicarsi completamente agli studi; mantenne tuttavia il suo impegno politico e civile.

Galvanometro
Nel 1825 inventò il galvanometro  astatico, strumento fondamentale nella storia dell'elettromagnetismo.
Realizzò tre modelli di galvanometro: quello astatico, grazie alla sensibilità del quale dimostrò per primo l'esistenza delle correnti bioelettriche; quello verticale a fini puramente didattici; e quello astatico differenziale.

Nel 1828 Nobili realizzò una versione semplificata del galvanometro astatico, che chiamò portatile, concepito esclusivamente per le misure dirette.

Nel 1829, nel tentativo di determinare il rapporto fra l'intensità della corre e il grado di deviazione indicato dall'ago del galvanometro, costruì un galvanometro differenziale non astatico che chiamò comparabile.

mercoledì 18 dicembre 2013

GIOVANNI BATTISTA AMICI "L'Inventore eclettico"

L'ingegnere Giovanni Battista Amici (Modena 1786 - 1863) è stato uno scienziato eclettico. Si è interessato sia di fisica e di astronomia, che di biologia. 
E' stato il più grande costruttore italiano di strumenti ottici dell'Ottocento e dei migliori del suo tempo a livello internazionale.

Allievo prediletto del matematico Paolo Ruffini, frequentò i corsi all'Università di Bologna laureandosi in Ingegneria e Architettura nel 1807.

Nel 1815 diventò docente di Geometria, Algebra e Trigonometria presso l'Università di Modena e di Reggio Emilia.
Nel 1831 il governo provvisorio insediatosi in seguito ai moti rivoluzionari, nominò Amici prefetto della Pubblica Istruzione.

Nel 1835 venne nominato da Leopoldo II, Granduca di Toscana, direttore della Specola di Firenze.

Nel 1859, infine, gli fu affidato l'incarico delle osservazioni microscopiche nel Museo di Fisica e Storia Naturale.

Il suo nome è legato alla realizzazione di:
- riflettori e rifrattori; di micrometri; di cannocchiali per l'osservazione astronomica; di settori e circoli di riflessione; di circoli ripetitori; di meridiane; di prismi e camere lucide.
Il miglioramento che introdusse nella microscopia ottica permise l'affermazione della teoria cellulare. 
Nel 1838 applicò all'obiettivo del microscopio la lente emisferica frontale.
Successivamente per aumentare la potenza del microscopio, introdusse la tecnica dell'immersione in acqua e in diversi tipi di olio (obiettivo ad immersione omogenea). 

Infine inventò il prisma a visione diretta tuttora usato  in spettroscopia. 



Amici si interessò anche ai campi della botanica:
- studiò la circolazione della linfa e la fecondazione delle piante.
Si interessò all'istologia:
- descrisse nelle fibre muscolari le strie che portano il suo nome.
Si interessò della patologia vegetale:
- sulla crittogama della vite, sulla rachitide del frumento, sul seccume delle foglie del gelso e sul calcino del baco da seta.
Diventò noto in tutto il mondo per aver chiarito il meccanismo della fecondazione nelle piante fanerogame.
Compì, inoltre, numerose osservazioni astronomiche studiando le stelle doppie e i satelliti di Giove.


Fonte qui


sabato 14 dicembre 2013

FRANCESCO ZAMBECCARI L'Inventore del Pallone Aerostatico

Francesco Zambeccari (Bologna 1752 - 22 Settembre 1812), è stato un pioniere dell'aviazione italiano. 
E' senza dubbio uno dei più importanti protagonisti della storia dell'aerostatica di ogni tempo e di ogni Paese.
Inventore del pallone a doppia camera, con funzionamento misto ad aria calda e idrogeno, oggi conosciuto come "pallone Rozier" in seguito all'incidente che il 15 Giugno 1785 costò la vita a Pilatre de Rozier e Pierre Romain durante il tentativo di traversata della Manica.
Inventore anche di un dinamometro per misurare la tensione delle corde;  di una stadera anemometrica per identificare l’intensità delle correnti atmosferiche, nonché il cavo stabilizzatore, in seguito denominato "guiderope" (cavo pilota), impiegato fino ai giorni nostri. 

Zambeccari, figlio del senatore Giacomo, insofferente al conformismo delle tradizioni nobiliari si arruola giovanissimo nella Guardia Real spagnola e poi nella marina militare, dove divenuto ufficiale viene impegnato nella lotta ai pirati nel Mediterraneo e, successivamente nella difesa dei domini spagnoli durante la Rivoluzione Americana. In seguito a dei contrasti con l'inquisizione, lasciò l'Armada e si trasferì a Parigi, dove nel 1783 assistette ai primi voli dei fratelli Montgolfier e di Charles.
Successivamente seguendo la sua nuova passione per il volo, si trasferisce a Londra nel periodo in cui si effettuano i primi esperimenti di volo, dove iniziò ufficialmente la sua carriera da aeronauta compiendo il suo primo volo il 25 Novembre 1783.

martedì 10 dicembre 2013

MACEDONIO MELLONI Lo Scienziato "rivoluzionario"

Macedonio Melloni (Parma 11 Aprile 1798 - 1854) figlio di un ricco commerciante, studia nella sua città natale presso l'Accademia delle Belle Arti.
Nel 1819 si trasferisce a Parigi dove segue corsi di matematica e fisica presso l'Ècole Polytechnique.
Nel 1824 ritorna a Parma assumendo la supplenza della cattedra di fisica teorica e pratica di cui è titolare Pietro Spagnoni; divenendone, poi, titolare nel 1827.
Nel 1825 fece costruire per l'Università di Parma un "magnetoscopio" di notevolissima sensibilità.

Nel 1830 pubblicò alcuni lavori sulle previsioni barometriche ed igrometria.

Dopo la scoperta di un nuovo tipo di termoscopio da parte dello scienziato reggino Leopoldo Nobili, inizia a studiare l'energia radiante, ottenendo notevoli risultati scientifici: dimostra che il calore radiante si comporta come la luce, oggi è noto come col nome di "raggi infrarossi". 

Grazie ai suoi studi si arriva alla sostanziale unificazione di fenomeni fino ad allora noti come luminosi, caloriferi e chimici.
È stata la più grande unificazione in fisica, prima dell'unificazione dei fenomeni elettrici e magnetici fatta da James Maxwell.

sabato 16 novembre 2013

AGOSTINO FANTONI "L'Inventore della macchina per scrivere"

rarissimo disegno della prima macchina
La storia della macchina per scrivere è complicata.
Molti si sono presi il merito. 
A tanti altri viene attribuita la paternità. 
Certo che i modelli di macchine cui eravamo abituati a vedere ed usare nel recente passato, sono tanti: tutti frutto di continue modifiche ed evoluzioni avvenute nel corso di centinaia d'anni.                                         Ognuna delle quali ha avuto una propria paternità.

Diversi "padri" sono universalmente riconosciuti tali per il successo commerciale ed industriale della loro macchina.

Eppure tutto ciò deve pur avere avuto un inizio. Il 6 Gennaio 1714, la Regina Anna d'Inghilterra riconobbe a Henry Mill il brevetto numero 385 con la descrizione: "Per una macchina artificiale e un metodo per imprimere o trascrivere le lettere, singole o in progressione una dietro l'altra, così da concentrare tutto lo scritto sulla carta o sulla pergamena in maniera tanto chiara e pulita da renderlo indistinguibile da un'opera stampata".
Tuttavia tutto quello che resta dell'invenzione è solo il nome del brevetto: non un prototipo, una descrizione o un disegno, neppure qualche informazione sull'inventore stesso. 
Così la "macchina per scrivere" cade nell'oblio per quasi un secolo, fino a quando non intervenne il "genio italiano".


Pellegrino Turri
Per anni la paternità dell'invenzione della prima originaria macchina per scrivere venne assegnata all'ing. Pellegrino Turri di Castelnuovo Garfagnana, uomo eccentrico e pratico, che perfezionò la macchina del suo grande amico, cugino della contessa Carolina Fantoni, per fare dono a quest'ultima di una macchina che l'aiutasse a scrivere visto che anch'ella era divenuta cieca. 
Una modifica integrativa e migliorativa apportata  è l'invenzione della carta carbone ("carta nera"), anticipando di qualche anno il britannico Ralph Wedgwood, che depositò il 7 Ottobre 1814 il brevetto.