sabato 24 settembre 2016

COME COMBATTERE E PREVENIRE LE MALATTIE CON LE FREQUENZE

Secondo il dr. Royal R. Rife, ogni malattia ha una frequenza. Egli trovò che certe frequenze possono prevenire lo sviluppo di una malattia, mentre altre invece la distruggono. Sostanze di più alta frequenza, distruggono le malattie di una bassa frequenza.

L’inventore Nikola Tesla, un pioniere per la tecnologia elettrica, disse che se si potessero eliminare certe frequenze esterne che interferiscono con i nostri corpi, avremmo maggiore resistenza verso la malattia.

Ogni olio essenziale, per esempio, ha una frequenza, così come ogni organo e parte del nostro corpo. La frequenza di un olio essenziale, attrarrà una frequenza simile nel corpo. Frequenze basse diventano una spugna per l’energia negativa. La Frequenza è ciò che resta nel corpo, per mantenere gli effetti dell’olio, a lungo termine.

Le basse frequenze operano dei cambiamenti fisici nel corpo.              
Le frequenze medie operano cambiamenti emozionali.                      
Alte frequenze, nel corpo operano cambiamenti spirituali.

Le frequenze spirituali, spaziano da 92 a 360 Hz. (per esempio la frequenza delle ossa è 38-43). Il Dr. Robert O. Becker, nel suo libro The Body Electric, spiega che la salute dell’individuo può essere determinata dalla frequenza nel corpo della persona.

Un altro medico e scienziato, la cui ricerca è stata sepolta per un certo tempo ma che per fortuna è riuscita a ritornare in superficie grazie al lavoro di operosi sostenitori, è il Dr. Royal Raymond Rife, che sviluppò un generatore di frequenze a fine anni ’20.

Rife trattò con successo 1000 pazienti a cui fu diagnosticato un cancro incurabile negli anni ’30. Gli vennero conferiti 14 premi ed un dottorato ad honorem. Dopo che alcune case farmaceutiche non riuscirono a comprare la sua ricerca ed attrezzatura, il suo ufficio venne messo a soqquadro, la sua ricerca e documentazioni vennero rubate e la macchina che guarì tutti i 100 pazienti malati di cancro “incurabile”, venne distrutta.

Nel 1934, prima che avvenisse la distruzione, la University of Southern California nominò un comitato speciale di ricerca medica, il Special Medical Reserarch Committee, per portare pazienti malati di cancro terminale dal Pasadena County Hospital al laboratorio e clinica di Rife a San Diego, per terapia.

Il team includeva medici e patologi che erano incaricati di esaminare i pazienti per 90 giorni, se fossero stati ancora in vita. Dopo 90 giorni di trattamento, il Comitato concluse che l’86,5% dei pazienti era stato completamente curato.
Fu così trovata una modalità di trattamento ed anche il restante 13,5% dei pazienti rispose positivamente nelle successive 4 settimane. 

Quindi il tasso di guarigione totale con l’uso della tecnologia Rife, raggiunse il 100%.

Ciò che Rife aveva sviluppato, fu una cura efficace al 100% per molte forme di cancro. Dunque perché non ne sappiamo niente e perché esistono così tante fondazioni di ricerca per il cancro?

Detta in parole povere, il perché è per motivi economici della comunità medica ortodossa, che si appoggia sui fondi della ricerca contro il cancro. Tali fondi spesso giungono da aziende farmaceutiche, le cui fortune sarebbero danneggiate se fosse trovata una cura contro il cancro.

VA BENE “CERCARE” UNA CURA, MA NON BISOGNA TROVARNE UNA!

Questa è una storia che illustra un altro grande tentativo da parte della comunità medica  di controllare oggidì le vite e le morti di così tanti milioni di persone.

In tutte le culture ed in ogni tradizione medica prima della nostra, la guarigione era accompagnata dal muovere energia” , così disse Albert Szent-Gyorgyi, Nobel per la Medicina (1937).

Ciò che Rife dimostrò è che ogni disturbo salutistico ha una frequenza, che per contro risponde (va in risonanza) ad una specifica frequenza, ottimale per la sua guarigione-dissoluzione nel corpo.                                                                                        
Le persone che mantengono la loro frequenza ottimale, almeno del loro sistema immunitario, potranno prevenire lo sviluppo di sintomi e malattie.

Ovviamente va considerato che la maggior parte di noi, vive quotidianamente molto stress e difficoltà emotive, che abbassano la frequenza del corpo. Tuttavia dovremmo regolarmente alzare la frequenza del corpo, con le giuste sostanze, compatibili a livello cellulare/energetico con il nostro essere, piuttosto che aspettare che scenda la frequenza del corpo ad un livello così basso, da diventare un ospitante gradevole per invasori microscopici…


venerdì 9 settembre 2016

L’USO DEI PRONOMI DEL VOI E DEL LEI

Per comprendere se l’uso del “voi” e del “lei” sia una questione di regionalismo o una faccenda puramente dialettale, proseguite nella lettura:
Come sempre dobbiamo comprendere la storia per decifrare il presente. 


Nel Medioevo in Italia c’erano due pronomi allocutivi: il “tu” ed il “voi”. Il primo era usato tra confidenti e pari grado, mentre il “voi” era dato a persone importanti.
Nella Divina Commedia (Inferno, 15° canto) Dante Alighieri scrive: “Siete voi qui, ser Brunetto?”, siamo tra il 1307 ed il 1321.                                                                            
D’altro canto l’origine del “voi” è molto antica e proviene dal latino “vos”.
Il “lei” si presenta nella nostra lingua tra il 1500 ed il 1600, di solito accompagnato da un ulteriore formalismo: Vostra Signoria; ecco il femminile. Da questo momento in poi l’uso del pronome allocutivo “lei” ha preso sempre maggior uso a discapito del “voi”.

USO DEI PRONOMI ALLOCUTIVI NE “I PROMESSI SPOSI”
Ne “I Promessi Sposi”, Alessandro Manzoni usa tranquillamente sia il “tu” che il “voi” che il “lei”: ad esempio i bravi usano il “lei” per rivolgersi a Don Abbondio, quest’ultimo parlando alla sua Perpetua le dà del “voi”, che invece gli dà del “lei”.

Anche Renzo e Lucia danno del “lei” a Don Abbondio, mentre tra loro si danno del “voi”. La mamma di Lucia, Agnese, si rivolge alla figlia dandole del “tu”, Lucia invece le dà del “voi”. Mamma e figlia, però, danno del “lei” a Padre Cristoforo che invece parla loro con il “voi”.

Da questa analisi viene da pensare che il “lei” sia una forma di cortesia più alto grado rispetto al “voi”, questo va anche a giustificare l’affermazione di Stendhal ne “La Chartreuse de Parme” (siamo nel 1839) in cui, in una riflessione, rimprovera l’uso del “voi” nei confronti di Fabrizio del Dongo, da parte di un funzionario, Stendhal afferma che si tratta di maleducazione considerato che ormai in Italia questo pronome è riservato alla servitù. Attenzione però, le cose non stanno proprio così.

Sempre Alessandro Manzoni, quando descrive l’incontro tra l’Innominato ed il Cardinale Federico, due persone di rispetto, li fa parlare tra loro con il “voi”.