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venerdì 11 novembre 2016

LA BOTTIGLIA AUTOREFRIGERANTE: Ennesima invenzione italiana.

BERLINO. La città soprannominata la “Silicon Valley” d’Europa, centro attuale dell’Europa giovane dove nascono le idee più originali, a volte rivoluzionarie, ma anche dove i creativi di tutto il mondo si incontrano per presentare i propri progetti.

A presentare il suo progetto si aggiunge Andrea Monaco, sardo di origine ma veneto di adozione. Andrea è un giornalista che ha abbandonato la sua professione per inseguire il suo sogno: inventare una bottiglia auto-refrigerante o bottle self-cooling, ovvero la bottiglia che si rinfresca da sola.
Un idea originale, nata in collaborazione con l’Università di Chimica di Cagliari, che potrebbe rivoluzionare seriamente il settore DEL Food & Beverage Internazionale.

La bottiglia auto-refrigerante è in prodotto rivoluzionario”, racconta Andrea, “ non solo per la comodità ma anche perché il suo utilizzo potrebbe apportare dei grandi progressi a livello ambientale”.

Durante il suo sviluppo ho tratto delle conclusioni importanti”, prosegue l’inventore, “la prima è quella di poter bere una bevanda, inizialmente calda, in qualsiasi luogo: campeggio, barca, trekking, bicicletta, escursioni, spiaggia o deserto, senza necessitare di un frigo o sistemi di refrigerazione convenzionali che utilizzano la corrente elettrica”.

La bottle self-cooling è infatti in grado di ridurre notevolmente la temperatura di una bibita. “Dai trenta gradi il mio sistema è in grado di rinfrescare una bibita fino a nove gradi in meno di due minuti, classica temperatura da frigo, senza utilizzare l’energia elettrica o il tradizionale ghiaccio pronto”.

Con l’introduzione di questo prodotto si ridurrebbe anche il rischio ambientale.   “È un sistema estremamente sicuro, non esiste il pericolo di implosioni o esplosioni, la bevanda è totalmente isolata dal sistema di raffreddamento e tutti i componenti sono riciclabili ed atossici, anzi, alcuni vengono già utilizzati in vari settori”.

All’Ufficio Brevetti di Roma Andrea ne ha registrato due versioni.
Ma come si differenziano l’una dall’altra?

Ho pensato di creare due modelli”, continua, “il primo ha un’applicazione multipla, cioè riutilizzabile per migliaia di volte e ricaricabile. Ciò permette, a chi lo utilizza, di versare la propria bevanda all’interno della bottiglia auto-refrigerante, inserire la ricarica, aspettare un paio di minuti e berla molto fresca.

La seconda versione utilizza lo stesso sistema ma per un utilizzo <<usa e getta>>. È una versione sviluppata per le aziende che imbottigliano bevande mono consumo, basta premere un bottone posto sul fondo della bottiglia ed inizia l’auto refrigerazione con gli stessi tempi della prima versione.

Se consideriamo che nel mondo si consumano circa 800 miliardi di bibite e birre, escluse vino e acqua, e tutte queste bevande al 95% si consumano fresche; si capisce bene quanta energia elettrica si consuma e di conseguenza quanto in termini di inquinamento ambientale questo comporta”.

Andrea sceglie Berlino per lanciare un appello agli investitori internazionali. “Aiutatemi a produrre la mia idea”, conclude Andrea, “industrializzare il prodotto è costoso e le mie finanze non me lo permettono. Per questo mi rivolgo ad eventuali investitori interessati al progetto. Il prototipo è pronto e funzionale, bisogna solo produrlo.

Una volta a regime la bottiglia auto-refrigerante si potrà trovare nei supermercati, nei centri commerciali, grande distribuzione in genere e via internet tramite un sito dedicato e, economicamente, sarà accessibile a tutti”.

martedì 22 settembre 2015

INVENTATA L’ACQUA IN POLVERE

Si chiama Solid Rain, arriva dal Messico ed è acqua in polvere anche se a prima vista assomiglia allo zucchero.

L’idea dell’ingegnere chimico Sergio Rico è un rimedio contro la siccità che potrebbe rivoluzionare la vita dei contadini di tutto il mondo.

Ci sono aree del mondo in cui il cibo scarseggia, la popolazione soffre per fame e l’economia agricola è spesso bloccata. Colpa delle rare piogge, dei periodi di clima troppo secco, dei terreni aridi. Ma alla carestia può esserci un rimedio, è questa l’idea dell’ingegnere chimico Sergio Rico, inventore del rivoluzionario prodotto Solid Rain per migliorare la siccità  delle campagne messicane.

E’ una polvere che assomiglia allo zucchero. Non è dannosa per l’ambiente, minimizza i tempi di lavoro, incrementa la resa, fa risparmiare tempo e …acqua. Si acquista per 25 dollari a libbra e permette la crescita delle piante anche in assenza di pioggia, trasformando la vita degli agricoltori, ma non solo.

Ispiratosi ai pannolini per neonati, che assorbono grandi quantità di liquido in uno spazio limitato, la mente ingegneristica di Sergio Rico ha sviluppato un polimero assorbente a base di potassio che assorbe acqua fino a 500 volte la sua quantità originale.

Soltanto 10 grammi di prodotto assorbono un litro d’acqua e si trasformano in un gel denso e trasparente da utilizzare nella coltivazione.

Una volta mischiato il terreno, pensate al materiale come a una riserva d’acqua disponibile per circa un anno.

Le ricerche mostrano come si risparmino costi in termini di tempo, dedicato alla cura di un campo e in termini di quantità d’acqua per l’irrigazione. Verrà meno infatti la perdita di acqua per evaporazione o per infiltrazione, così come la dispersione di sostanze nutritive del terreno che spesso scivolano via con l’irrigazione.

Implementato per circa un decennio in uno studio del governo messicano nella regione semi arida dell’Hidalgo, soggetta a periodi di siccità, Solid Rain ha già dato grandi risultati.

I campi coltivati utilizzando il prodotto mostrano una resa del raccolto altissima: 3000 kg di fagioli per ettaro, invece dei 450 kg con innaffiamento tradizionale.

Premiato dal Stockholm International Water Institute e dalla Fondazione Miguel Aleman ricevendo premi per l’ecologia, Solid Rain è arrivato anche negli Stati Uniti, dove ormai è un prodotto popolare nella cura dei campi da golf e degli apprezzamenti di terreno con molto prato.

Dire che Solid Rain diventi la nuova frontiera dello sviluppo rurale è ancora azzardato, ma i risultati finora ottenuti sono tangibili. Siccità, desertificazione e terreno poco fertile sono solo alcune piaghe di molte aree rurali del sud del mondo con scarso accesso alle nuove tecnologie.


L’esperienza tra le coltivazioni messicane può rappresentare un esempio di innovazione “verde” che pensa anche alle nuove generazioni risparmiando sul consumo di acqua, minimizzando i tempi di lavoro e garantendo maggiore autonomia economica ai coltivatori.

domenica 6 settembre 2015

INVENTATA LA BOTTIGLIA CHE SI PUO’ MANGIARE

Una bottiglietta rivoluzionaria, che non inquina, ecologica e per giunta si può anche mangiare.


Un materiale ecologico, rispettoso dell’ambiente, che non inquina e in più si può mangiare; è una nuova bottiglia inventata da un gruppo di scienziati, utilizzando la tecnica innovativa, già in uso da molti chef, per la preparazione dei loro piatti. 

Fino ad oggi, la plastica è stato il materiale più usato come recipiente per molti prodotti alimentari, in particolare per contenere i liquidi (bibite, latte, acqua ecc…); però è uno dei materiali meno biodegradabili al mondo, quindi molto inquinante per l’ambiente, ed è per questo motivo che si sta facendo il possibile per riciclarlo o addirittura eliminarlo del tutto dal mercato.

Grazie alla tecnica della sferificazione, si è riusciti a creare un contenitore gelatinoso che, al suo interno, racchiude il liquido da bere. La sferificazione è un procedimento (già in uso da molto tempo in ambito gastronomico) grazie al quale gli chef possono trasformare sostanze commestibili in forma più o meno solida, per dare ai loro piatti un tocco artistico di gran classe.

Questa tecnica usata nella gastronomia molecolare, resa famosa dallo chef Ferran Adrià, permette di creare ravioli o caviale con una textura rigida all’esterno lasciando l’interno in forma liquida, dando una particolare sensazione al palato di chi degusta il piatto.

Questa trasformazione, da liquido a solido, usata anche per creare la nuova bottiglia commestibile chiamata Ooho, si ottiene miscelando un liquido con alginato e successivamente il prodotto viene immerso in un bagno calcico (acqua mescolata a calcio) e immediatamente trasferito in acqua neutra, per eliminare il calcio, e fermare il processo di sferificazione, rendendo così l’esterno del materiale più solido.

Grazie a questa scoperta innovativa, gli scienziati Rodrigo Garcia Gonzales, Pierre Paslier e Guillaume Couche, sono riusciti a realizzare la bottiglia commestibile che può contenere acqua, vincendo, per giunta, il prestigioso premio “Lexus Design Award 2014”, dando un nuovo imput alle case produttrici di materiale plastico.

Ooho, la bottiglia che si può mangiare, è un contenitore gelatinoso composto di due membrane: una interna che racchiude l’acqua e l’altra esterna che protegge sia la membrana interna che l’acqua da bere.

La membrana esterna, gelatinosa, composta di alghe brune e cloruro di calcio è resistente e protegge l’interno membranoso più sottile e l’acqua; come avviene nell’uovo, dove una membrana separa il tuorlo dall’albume.

La particolarità della bottiglia Ooho è dopo aver bevuto l’acqua, la si può anche mangiare, evitando così il problema di abbandonare nell’ambiente il contenitore vuoto, anche se ovviamente è biodegradabile e non inquinante.

Il piccolo problema di questa bottiglia commestibile è che il suo sapore non è ottimo, ma se si riesce ad ingerirla non provoca nessun danno collaterale nell’organismo. Presto questo materiale sostituirà la plastica, speriamo che oltre ad essere utile per l’ambiente, gli scienziati riescano a darle un buon sapore.

mercoledì 12 novembre 2014

IL MOTO PERPETUO DI VASILE KARPEN: La Batteria che funziona da 60 anni.

Esiste una batteria che produce energia continuamente dal 1950 ed è esposta al “Dimitrie Leonida”, Museo Nazionale della Tecnica di Romania; il gruppo batteria e motore hanno lavorato ininterrottamente per 60 anni.

Ammetto che è anche difficile per me far avanzare l’idea di un generatore che funziona ininterrottamente senza sembrare ridicolo, ma l’oggetto esiste”, spiega Nicolae Diaconescu, ingegnere e direttore del museo.

L’invenzione non può essere esposto, perché il museo non ha abbastanza soldi per comprare il sistema di sicurezza necessario per tale mostra.

Mezzo secolo fa, l’inventore della pila aveva detto che funzionerà per sempre, e finora sembra che avesse ragione. La macchina a moto perpetuo Karpen attualmente si trova nell’ufficio del direttore. E’ stato chiamato “Gruppo Termelettrico a Temperatura Uniforme”, ed è il primo prototipo costruito nel 1950. Anche se dovrebbe avrebbe dovuto cessare da decenni di funzionare, non lo ha fatto.

martedì 21 ottobre 2014

GRAFENE: “Il Materiale delle Meraviglie”

Il Grafene è il materiale più sottile e allo stesso tempo in assoluto più resistente riproducibile su scala industriale. Ha lo spessore di un atomo di carbonio ( appena un milionesimo di millimetro) e una durezza paragonabile a quella di un diamante. Significa che uno strato è un invisibile foglio di carta con muscoli d’acciaio.

La sua struttura consiste in un singolo strato di atomi di carbonio disposti ai vertici di tanti esagoni regolari che si susseguono in un reticolato planare. Non è presente spontaneamente in natura, ma si ottiene sinteticamente dalla grafite, il nero della mina delle matite, cioè carbonio cristallizzato in due dimensioni.  

Ha tutte le proprietà che un progettista potrebbe desiderare: cento volte più resistente dell’acciaio, è però così sottile da essere quasi trasparente (assorbe solo il due per cento della luce visibile), perfetto quindi per realizzare pellicole ultrasottili e iperprotettive; inoltre è un eccellente conduttore di calore ed elettricità e presenta straordinarie doti di elasticità e flessibilità (arrotolando fogli di grafene a mo’ di cannelloni si ottengono nanotubi in carbonio) unite a una leggerezza intrinseca di soli settanta milligrammi per metro quadro: l’ideale per materiali compositi per l’edilizia, per superplastiche, per schermi, display e touch screen curvi o ripiegabili.

Insomma, dall’elettronica alla medicina, dall’industria dei semiconduttori a quelle delle costruzioni, sembra non ci sia settore dove il Grafene non possa essere impiegato con successo.
Nonostante da oltre un decennio il Grafene sia considerato “il materiale delle meraviglie” e che dal 2010 sia stato assegnato il premio Nobel ai due fisici, Andre Geim e Konstantin Novoselov, che hanno realizzato il primo transistor con questo materiale nel 2004, ancora non viene impiegato attivamente.
Purtroppo i costi per sintetizzarlo (attraverso l’esfoliazione della grafite o con processi di deposizione elettrochimica) sono ancora troppo elevati per renderlo appetibile per il mercato (circa 60 dollari per pollice quadrato). In pratica sessanta volte in più del materiale usato per le parti elettroniche di dispositivi di fascia alta e seicento in più di quello necessario per assemblare i display touch screen.

mercoledì 9 luglio 2014

LA LAMPADINA IMMORTALE DI BENITO MURROS

             

Nell’immagine è evidenziata apparentemente una semplice e comune lampadina. 

Questa ha una particolarità che la rende praticamente “immortale”: è stata sviluppata con una tecnologia che, al contrario delle normali lampadine, non è sottoposta al fenomeno dell’obsolescenza programmata.

Cosa significa questo termine?
Solitamente tutto ciò che troviamo in commercio ha una scadenza propria, una fine programmata che permette alle industrie di immettere sul mercato mondiale prodotti tecnologicamente sempre più avanzati e di livello superiore, a scapito di quelli già presenti.

Questo avviene nell’economia industriale, soprattutto per prodotti di origine elettrica o elettronica. In pratica le industrie produttrici utilizzano appositamente materiali di qualità inferiore o componenti facilmente deteriorabili che accorciano la vita del prodotto rendendolo obsoleto o inutilizzabile dopo un certo periodo di tempo, spesso in prossimità dell’uscita sul mercato di prodotti simili ma tecnologicamente più aggiornati.

Tutto questo, ovviamente, serve esclusivamente ad aumentare i fatturati commerciali. Questo perché il sistema economico-monetario che regola la nostra società sta in piedi solo se si continua a consumare senza sosta e per avere la certezza che ciò avvenga occorre creare il “bisogno”, la “necessità”. Quindi vengono prodotti oggetti pensati e realizzati per durare poco, in modo che vengano costantemente ricomprati.

Ora però questa torbida tattica industriale sta per essere messa a rischio dall’invenzione di un giovane impiegato, Benito Muros, che lavora presso l’OEP Electris come responsabile di un programma appositamente ideato per combattere l’obsolescenza pianificata.

In pratica l’uomo ha ideato un tipo di lampadina che arriva a risparmiare dal 70% al 95% dell’energia normalmente utilizzata da una normale lampadina. Ciò vuol dire che se voi utilizzaste una di queste lampadine per la vostra camera da letto, essa sopravvivrebbe anche alla vostra dipartita, continuando a funzionare nel tempo. In più essa possiede anche la caratteristica di non scottare al tatto e di non bruciarsi se sottoposta a ripetute accensioni.

La notizia, ovviamente positiva per tutti noi, non lo è stato però interamente per il giovane inventore spagnolo che avrebbe subito serie ma prevedibili minacce di morte per se e per i suoi familiari qualora avesse introdotto sul mercato questa nuova tecnologia.
Nonostante le minacce ricevute l’uomo ha però coraggiosamente denunciato il fatto alle autorità locali dichiarando che continuerà a difendere il programma per il quale sta ancora attualmente lavorando.

fonte qui
sito ufficiale del prodotto disponibile www.oepelectrics.es



lunedì 24 marzo 2014

MOTORI ALTERNATIVI

MOTORE  ATOMICO  AL  TORIO 

L’auto a energia nucleare potrebbe essere presto realtà. 
Combustibile utilizzato il torio. 
Il progetto  di un gruppo di ricercatori americani della Laser Power System, sarebbe infatti in una fase avanzata di sviluppo e potrebbe presto portare alla creazione di una concept car. 

Charles Stevens è un inventore di Power Systems Laser .
 
La sua idea è quella di sostituire il motore a benzina con un generatore elettrico che non richiede una batteria.
 
Egli propone l'uso del  torio (elemento radioattivo estremamente abbondante in India e fortemente “sponsorizzato” dal premio Nobel Carlo Rubbia che in diverse occasioni ne ha auspicato l’utilizzo negli impianti nucleari di ultima generazione:
 centrali nucleari al torio), in combinazione con un laser di calore ( non di luce) e mini turbine che facilmente producono abbastanza elettricità per alimentare un veicolo.  
La combinazione di un laser, materiale radioattivo, e mini-turbine potrebbe suonare come una soluzione alternativa complicato per riempire il serbatoio del gas, ma c'è una caratteristica che lo vende come una soluzione alternativa.
Stevens ha messo a punto un  motore da 250MW al  torio dal peso di 227kg, al fine di alimentare una macchina tipica strada.

venerdì 3 gennaio 2014

ROBERT VAN de GRAAFF L’ Inventore del generatore elettrostatico.



  Il “Generatore di Van de Graaff”  è una macchina elettrostatica in grado di accumulare una notevole quantità di carica elettrica in un conduttore, creando tra questo ed un elettrodo di riferimento, solitamente messo a terra, un’altissima tensione (si può arrivare fino a milioni di Volt).
Fu inventata verso la fine del 1929 dal fisico statunitense Robert Van de Graaff (1901-1967), da cui prende il nome.
Per la sua relativa semplicità è comune nei laboratori di molte scuole, ma ha anche in applicazioni pratiche ad esempio in fisica nucleare, dove l’elevata differenza di potenziale generata viene utilizzata per accelerare particelle dotate di carica elettrica.

Principio di funzionamento:

Il generatore è composto sostanzialmente da una cinghia di materiale isolante tesa tra due pulegge e mantenuta in rotazione da un motore. La cinghia viene caricata per induzione da una serie di punte metalliche poste in prossimità di una delle due pulegge e collegate ad un generatore di tensione continua (ad esempio una batteria).

Queste cariche vengono poi trasportate per azione del motore interno di un conduttore di forma sferica isolato, dove un secondo pettine metallico collegato elettricamente alla sfera le trasferisce sulla superficie di quest’ultima. Se non si spegne la macchina il processo si arresta quando la tensione della sfera sufficiente a produrre scariche elettriche attraverso gli isolanti di sostegno (rottura dielettrica) o attraverso l’aria circostante (ionizzazione dell’aria).

Il tipico esperimento che si fa nelle scuole è quello di avvicinare alla sfera in tensione un conduttore posto a massa e di osservare la scarica che si genera in modo analogo ai fulmini.

Tensione di funzionamento:

In questo tipo di generatore si raggiungono tensioni che sono proporzionali al raggio dell’elettrodo ad alta tensione. Una macchina con elettrodo di un metro di raggio, può raggiungere una tensione massima di 106V.
Per raggiungere tale tensione occorre che l’elettrodo sia distante da ogni altro oggetto e che l’aria sia quasi priva di umidità. Per ottenere tale caratteristica, dopo il 1935, tutti i generatori sono stati realizzati racchiusi in un recipiente cilindrico di acciaio contenente un gas (aria deumidificata oppure elio), ad una pressione di 10-20 atm.
Con la pressione, infatti, aumenta la capacità del gas di sopportare campi elettrici elevati senza dar luogo a scintille.                                               Dopo il 1940 sono stati usati gas diversi dall’aria (ossido di carbonio, freon,azoto), e realizzati generatori con tensioni da 1 MV fino a 5,5 MV contenitore di 2,5 m di diametro e 8 m di altezza.

Acceleratori Tandem:

Il più recente sviluppo del generatore di Van de Graaff è stato, a partire dal 1958, l’acceleratore a bersaglio fisso, elettrostatico, tipo tandem.

Alcuni ioni negativi (generalmente ioni d’idrogeno con due elettroni) vengono emessi da una sorgente, collimati ed immessi in un tubo di pochi metri ai cui estremi si trovano un elettrodo a terra ed un elettrodo con potenziale positivo prodotto da un generatore di Van de Graaff.
Gli ioni negativi vengono così accelerati verso l’elettrodo ad alta tensione, dove un getto di idrogeno li libera dagli elettroni. Gli ioni positivi così ricavati vengono quindi ulteriormente accellerati verso il bersaglio fisso costituito dall’elettrodo a terra.

Il massimo potenziale raggiunto da un acceleratore Van de Graaff è pari a 25,5 MV.

mercoledì 20 novembre 2013

L'INVENZIONE DELLA MACCHINA PER SCRIVERE

Chi ha inventato la macchina da scrivere ????

Spesso erroneamente viene attribuita la scoperta della macchina da scrivere alla famiglia Remington cui viene, comunque, riconosciuto il merito della produzione della macchina di Christopher Latham Sholes & Gildden, nonché il suo sviluppo e commercializzazione industriale. 

Gli studiosi della materia  affermano che la macchina da scrivere è stata inventata più di venti volte, se si considerano le varie scoperte effettuate fino al raggiungimento del brevetto dell’inventore Sholes (1868).
In effetti, non  è facile ripercorrere a ritroso e citare tutti coloro che si sono interessati alla scoperta della macchina da scrivere, sia per lo spazio di tempo intercorso dalla prima scoperta conosciuta, sia per la mancanza di elementi utili allo scopo.
Comunque,  tra le tappe fondamentali di questo lungo e meraviglioso cammino della scoperta della macchina per scrivere possiamo evidenziare alcune date, mettendo in risalto qualche inventore:

1454
Il tedesco Johannes Gutemberg inventa la stampa a caratteri.

1575
Il tipografo italiano Francesco Rampazzetto esegue una serie di esperimenti per ottenere una forma di scrittura simile alla stampa e inventa un sistema di “scrittura tattile”, basato su elementi montati su aste che configurano dei caratteri in rilievo.

1714
L’ingegnere inglese Henry Mill inventa una macchina con i tasti in rilievo che permette l’impressione dei caratteri disposti in ordine alfabetico.

1802
Il conte Agostino Fantoni inventa la prima macchina per scrivere.

domenica 6 ottobre 2013

LA STAMPANTE 3D ITALIANA "ECONOMICA"

Lorenzo Cantini
I fratelli Lorenzo e Luciano Cantini  sono  l’anima di Kent’s Strapper,
la più incredibile azienda familiare che abbiate mai incontrato. Si occupano di stampanti 3D: le costruiscono, le fanno funzionare, le inventano, tutti assieme:
il babbo Ugo - il nonno Luciano - i cugini Paolo, Chiara e Leonardo Rinaldi. 


Luciano si è laureato in ingegneria elettronica e lavora in una azienda di Empoli; mentre Luciano studia da archeologo all’università di Firenze. 
Tutti assieme in un laboratorio fiorentino ricavato dal magazzino di idraulica del babbo in via del Pollaiolo, in zona Legnaia, vicino alla chiesa di Sant’Angelo

domenica 29 settembre 2013

IL TELECOMANDO

Il telecomando è una di quelle invenzioni di cui molti si attribuiscono la paternità. 
A contendersi il titolo potrebbe esserci anche Guglielmo Marconi con la sua famosa dimostrazione wireless alla Toynbee Hall di Londra nel 1896. In quell’occasione, usando un trasmettitore telegrafico fisso, riuscì a far suonare più volte un campanello attaccato a un ricevitore che un collega trasportava in giro per la stanza. 



Il più accreditato per il titolo sembrerebbe tuttavia Nikola Tesla, che nel 1898 brevettò un dispositivo senza fili per “ controllare il meccanismo di vascelli o veicoli mobili”.
Ne dimostrò l’efficacia quello stesso anno, al Madison Square Garden di NewYork. 



Fu solo nel 1901, invece, che  Torres y Quevedo, cercando un sistema per testare i suoi dirigibili senza rischiare vite umane, costruì un prototipo del suo Telekino. Poi ne brevettò due diversi modelli nel 1902 e nel 1903. Presto fu in grado di controllare un triciclo a 30 metri di distanza: riusciva a farlo andare avanti e indietro e a farlo sterzare a destra e a sinistre. Tra il 1904 e il 1905 passò a piccole barche in preparazione al grande show di Bilbao. 

Stranamente è proprio a Leonardo Torres y Quevado che 
l’Institute of Electrical and Eletronics Engineers (Ieee) riconosce il titolo di padre dei “ moderni principi di controllo remoto.

giovedì 19 settembre 2013

IL TRANSITOR "L'Invenzione che ha cambiato la tecnologia"

Nel 1947 ebbe inizio una nuova era per la tecnologia con l'invenzione del transistor, un dispositivo elettronico basato sulle proprietà di un importante materiale semiconduttore:
il silicio.

I microcircuiti dei nostri cellulari, dei nostri PC e delle nostre radio, ma anche quelli delle moderne lavatrici e delle automobili, sono composti di un unico straordinario materiale il silicio. Oggi sappiamo che questo elemento chimico appartiene alla famiglia dei semiconduttori, caratterizzati, da una resistenza elettrica maggiore di quella dei conduttori, ma minore di quella degli isolanti. Inoltre, questa famiglia di materiali si distingue per un'altra importante caratteristica contrariamente a quanto accade per i metalli, la resistenza elettrica dei semiconduttori diminuisce all'aumentare della temperatura. Il silicio compone quasi il 26% della crosta terrestre, dopo l'ossigeno, rappresenta il secondo più diffuso per abbondanza sul nostro pianeta. Tuttavia il silicio elementare non si trova libero in natura, ma sotto forma di ossidi come quarzi e rocce cristalline o di silicati come il granito e l'argilla.

Dal punto di vista tecnologico, la seconda metà del novecento è ricordata 
come l'epoca in cui nacque e si sviluppò l'elettronica basata sui circuiti di silicio. L'avvento i questi congegni trasformò radicalmente il mondo delle radiocomunicazioni fondato, fino ad allora, sull'uso delle valvole termoioniche.
Il Transistor, nonostante la grande varietà delle sue applicazioni, svolge solo due semplici funzioni: quella di interruttore e quella di modulatore.
 Come in un interruttore, fornendo una piccola corrente a uno degli ingressi del transistor è possibile consentire o escludere il passaggio di una corrente attraverso le altre due connessioni di cui è dotato.
 Come in un amplificatore di corrente, il passaggio di corrente può essere modulato: una piccola variazione di corrente a un ingresso consente di controllare il  passaggio di una corrente molto superiore attraverso le altre due connessioni.