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lunedì 13 giugno 2022

L'INCREDIBILE AIDS

 

                                                                       INTRODUZIONE

Questa è la storia vera ed incredibile di una epidemia inventata. 

Questa è la storia di un colossale affare in cui multinazionali, ricercatori, associazioni e istituti senza scrupoli hanno utilizzato il terrorismo sanitario al servizio del loro enorme business. E’ la storia di come, purtroppo, molti esseri umani inconsapevoli siano finiti nella macina, uccisi dalle stesse “terapie” che dovevano curarli.

Tutti sono pronti a credere che la CIA menta, che il governo menta, che l’FBI menta, che la Casa Bianca menta. Ma che menta l’Istituto di Sanità no, non è possibile, la Sanità è sacra, tutto ciò che esce dagli Istituti Nazionali di Sanità è parola di Dio. Niente fa differenza, nemmeno la storia di come Gallo scoprì il virus, nemmeno il fatto che sia uno scienziato screditato e condannato per truffa. La strategia dell’establishment è sempre la stessa: ignorare. Meglio non rispondere, vuoi vedere che ci si accorge che c’è qualcosa di strano?                                      Harvey Bialy, microbiologo.

  PERCHE’ IL VIRUS

Le malattie infettive costituiscono oggi soltanto l’1% di tutte le cause di morte nel mondo occidentale e ormai le grandi epidemie sono per lo più scomparse. Il merito di questa situazione, che spesso viene attribuito alla medicina, è in realtà dovuto al miglioramento delle condizioni igieniche e alimentari.

Ci sono numerosi studi a livello statistico ed epidemiologico che dimostrano come molte malattie (tubercolosi, difterite, polmonite, ecc.) cominciarono ben prima dell’introduzione di cure efficaci.

E’ cosa ben nota, anche ai non addetti ai lavori, che gli esseri umani e gli animali, sani o malati che siano, convivono da sempre con migliaia di microbi, virus e batteri, in gran parte assolutamente innocui.

Alcuni son addirittura utili, come l’escherichia coli, che colonizza l’intestino e aiuta la digestione. Perfino microbi patogeni provocano malattie gravi solo in individui con il sistema immunitario indebolito.

Eppure gli scienziati sono sempre ossessivamente alla ricerca di nuovi virus e batteri, nella speranza di attribuire loro la causa di malattie che ritengono altrimenti inspiegabili. Le conseguenze di questa unica direzione di ricerca spesso sono rovinose perché ritardano la comprensione della vera causa e determinano la morte di molte persone.

In passato lo scorbuto, la pellagra ei beriberi (solo per citare esempi eclatanti) sono state per lungo tempo attribuite ai batteri, benché già allora alcuni ricercatori avessero dimostrato che erano dovute a carenze alimentari.

Robert William, scienziato a cui si deve la scoperta della vitamina B1, così ha commentato questo atteggiamento dei cacciatori di microbi: “..la batteriologia era arrivata ad essere la pietra angolare dell’istruzione medica. A tutti i giovani medici era stata talmente istillata l’idea che le malattie erano causate da un’infezione, che ben presto venne accettato come assiomatico il concetto che non poteva esserci altra causa”.

Ma nonostante tutto questo, la memoria di passate epidemie continua a suscitare angoscia e terrore. Poiché il virus è sempre un ottimo mezzo per creare panico, ci sono motivi molto poco nobili per cui ad ogni ipotetica nuova patologia si attribuisce sempre più spesso una genesi virale.

Attraverso la paura infatti si possono convogliare immense somme di denaro e indottrinare la popolazione verso terapie e i comportamenti voluti. Così, allo stesso modo, comincia l’incredibile storia dell’AIDS.

sabato 8 maggio 2021

IL SOLE PROVOCA IL CANCRO?

 TI DICONO CHE ESPORSI AL SOLE PROVOCA IL CANCRO, MA E' ESATTAMENTE IL CONTRARIO!!!

Carole Baggerly, direttrice e la fondatrice del Grassroots Health, è tra i più importanti ricercatori al mondo sulla vitamina D. 
La sua passione per la vitamina D è nata da un’esperienza personale dato che è sopravvissuta al cancro al seno grazie alla vitamina D.


 La vitamina D ha dimostrato la sua efficacia su molte malattie, tra cui malattie cardiache e il diabete, e può anche ridurre il dolore cronico [1] . E quando si tratta di cancro, la vitamina D è il suo peggior nemico! Le teorie che collegano la carenza di vitamina D al cancro sono stati testate e confermate in più di 200 studi epidemiologici, e la comprensione della sua base fisiologica nasce da più di 2.500 studi di laboratorio.

La vitamina D riduce del 77% il rischio di ogni tipo di cancro.

 Uno studio particolarmente degno di nota è stato completato da Joan Lappe e Robert Heaney, nel 2007 [2]. Un gruppo di donne in menopausa ha assunto un integratore di vitamina D per raggiungere i livelli ematici di 40 ng/ml. I risultati hanno mostrato che queste donne hanno avuto una riduzione del 77% in termini di incidenza di tutti i tipi di tumori dopo soli quattro anni [3]. 40 ng/ml di vitamina D è un livello relativamente medio, il livello ottimale di vitamina D è da 50 a 100 ng/ml. Ottenere tali risultati con soli 40 ng/ml sottolinea quanto sia potente e importante la vitamina D per il funzionamento ottimale del vostro corpo.

Possiamo prevenire del 90% il cancro al seno solo con la vitamina D?

 La vitamina D ha effetti potenti quando si tratta di cancro al seno, proprio per questo motivo è stato descritto come una “sindrome da carenza da vitamina D”. Naturalmente, altri fattori nello stile di vita sono altrettanto importanti nella prevenzione del cancro:

 Alimentazione (zuccheri e farine raffinate aumentano il rischio di cancro al seno)

Uso di cosmetici con ingredienti sintetici (in particolare i parabeni presenti nei deodoranti e creme)

 Indossare un reggiseno stretto e/o per molto tempo

 Dormire con la luce accesa

 Dalle analisi di Carole Baggerly emerge che il 90% del cancro al seno ordinario è legato alla carenza di vitamina D, la quale è al 100% prevenibile!

 La vitamina D può disintegrare le cellule tumorali del seno.

 

martedì 27 aprile 2021

IL BICARBONATO DI SODIO CURA IL CANCRO?

 Il cancro si curerebbe con il bicarbonato di sodio, un problema per le case farmaceutiche

Una buona notizia per tutti noi e una cattiva notizia per le case farmaceutiche.

Il Dr. Mark Pagel della University of Arizona Cancer Center, riceverà 2 milioni di dollari dal National Institutes of Health per studiare l’efficacia della terapia personalizzata con bicarbonato di sodio per il trattamento del cancro al seno.

Ecco il comunicato sul quale è scritto :"Il fondo da 2 milioni di dollari servirà a migliorare la misurazione sull’efficacia del bere bicarbonato di sodio nel curare il cancro al seno. E’ stato provato che bere bicarbonato di sodio riduce o elimina il diffondersi del cancro nel seno, nei polmoni, cervello ed ossa".

In realtà, il bicarbonato di sodio è già utilizzato per la cura di malattie come l’influenza e il raffreddore; se assunto per via orale e transdermica, ecco che il bicarbonato potrebbe diventare una prima cura per il trattamento del cancro, malattie renali, diabete.

La notizia non è priva di fondamento scientifico, anzi, è provata in questo documento della NCBI (National Center of Biotechnology Information).

In sostanza, il bicarbonato agirebbe sul grado di acidità del nostro sangue.     Il pH del nostro sangue e dei nostri fluidi corporei, non rappresenta altro che il nostro stato di salute e il bicarbonato agirebbe come vero e proprio regolatore del pH influendo direttamente sul livello acido-alcalino alla base della salute umana.

La scala del pH è come un termometro del nostro stato di salute, a tal punto che valori al di sopra o al di sotto di 7,35-7,45 possono segnalare sintomi di malattie o patologie gravi. Difatti, quando il corpo non riesce più a neutralizzare gli acidi, essi vengono trasferiti nei fluidi extracellulari e nel tessuto connettivo recando danni all’integrità cellulare.

Facciamo un esempio: l’aumento di acidità di un lago colpito dalle piogge acide si tradurrà in una maggiore solubilità di elementi come l’alluminio e in una proliferazione di alghe. Questi due elementi concorrono ad elevare il tasso di mortalità di quel lago.

Per riportare il lago in vita occorre alcalinizzare l’acqua ripristinando il pH. Poiché il cancro si sviluppa e vive in un ambiente acido, riuscire a ripristinare il pH naturale può aiutare la distruzione delle cellule cancerose o almeno ritardarne la diffusione. E’ per questo che già alcuni anni fa furono iniziati alcuni studi sull’utilizzo degli antiacidi associati ai farmaci chemioterapici.

Una ricerca pubblicata nel Marzo 2009 dalla US National Library of Medicine dimostrò che su alcuni topi da laboratorio il bicarbonato era in grado di rallentare la diffusione delle metastasi.

Il Dr. Pagel i suoi colleghi utilizzeranno una speciale risonanza magnetica per misurare il pH di un particolare tumore e verificare l’efficacia del bicarbonato sulla massa in oggetto. Infatti con questa nuova macchina, il team dell’Università dell’Arizona potrà studiare i pazienti prima e dopo la somministrazione del bicarbonato per tentare di sviluppare un approccio personalizzato per ogni paziente.

Ovviamente un grado di pH del nostro corpo intorno ai valori 7,35-7,45 garantisce un giusto equilibrio fisico rendendoci più resistenti alle malattie. Questo significa che possiamo praticare la cosiddetta "cura del pH" avendo uno stile di vita sano ed alimentandoci nel modo giusto.

Sicuramente, invece, per avere risultati nell’ambito delle cure per il cancro dovremo aspettare che le sperimentazioni siano portate a termine, cosa che procede a rilento a causa della mancanza di fondi soprattutto da parte delle case farmaceutiche.

In quest’ultimo caso infatti la domanda è d’obbligo: quali sarebbero le ripercussioni per le case farmaceutiche? Sicuramente ne risentirebbero negativamente in quanto diminuirebbero domanda e consumi per medicinali chemioterapici, per la cura del cancro in genere, per la cura delle malattie come diabete e malattie più comuni come influenza e raffreddore.

Un bel problema per le case farmaceutiche, un problema risolto per la nostra salute e per il nostro benessere.

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giovedì 15 aprile 2021

CANCRO. UN MALATO FRUTTA QUATTRINI! UNO GUARITO NULLA!

   Riguardo la Multiterapia Di Bella (MDB), non bisogna essere dei geni e neppure  tanto intelligenti per capire che:

                                                                                                                                                   Il protocollo Di Bella fu boicottato. 

         Furono usati DI PROPOSITO farmaci scaduti

          La cura (in fase di sperimentazione) fu applicata a malati terminali che manco Gesù Cristo poteva più salvare.

        Un aggravante, i malati all’ultimo stadio (quasi moribondi ormai) avevano in corpo ancora i veleni della chemioterapia in quanto erano stati in precedenza “curati” con i veleni propinati dai tre BARONI della medicina italiana (Tirelli-Veronesi-Garattini).

 

          Insomma, un successo della cura del professore Di Bella, la multiterapia (MDB), avrebbe significato:

 Guarigione dei soggetti, almeno 80%

 Svuotamento (a causa delle guarigioni) di cliniche ed ospedali dapprima italiani e successivamente di tutto il mondo e questo avrebbe significato crolli economici per aziende ospedaliere di tutto il pianeta.

Meno consumo di farmaci con conseguente perdite economiche miliardarie delle case farmaceutiche (a causa delle guarigioni) fino a consumi azzerati perché i farmaci li consumano i “malati” e non i sani o i guariti.

Perdite economiche per le farmacie (a causa delle guarigioni) che potevano contare solo sulle iniziali cure e poi basta!

Non potevano e non possono permettersi di mettere in pericolo il vorticoso giro di miliardi in euro e dollari messo su dal business tumore! Io vi invito a non dare nulla a queste associazioni tipo AIRC in quanto nel 1993 fu scoperto che il 10% delle donazioni alla ricerca e il 90% lo investivano in case e palazzi (mercato immobiliare, perdendoci oltretutto come dei pivelli un sacco di quattrini, come fu poi accertato).

Il professor Di Bella lo hanno boicottato perché aveva scoperto la vera cura.            

 Anni fa il professore Luigi Di Bella diceva che la somatostatina era un’arma micidiale contro i tumori. Veronesi, Garattini e Tirelli (quest’ultimo indagato per il “CASO GLAXO”) lo sbeffeggiarono dicendo che era un ciarlatano.

Successivamente Umberto Veronesi disse che la SOMATOSTATINA gioca un ruolo fondamentale sulla cura del cancro! Ma non vi accorgete che ci stanno prendendo in giro da secoli?

E intanto bambini e ammalati crepano tra atroci tormenti perché “                            IL SISTEMA MEDICO LI HA GIA’ CONDANNATI A MORTE, CAUSA I MILIARDI DI MILIARDI CHE INTASCANO A LIVELLO MONDIALE!

             Chi ha orecchi per sentire, ASCOLTI!                                                                                 Chi ha occhi per vedere, GUARDI!                                                                        Chi ha intelligenza per capire, INTENDA


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lunedì 9 settembre 2019

L’AUTOFAGIA

L'autofagia è un processo fondamentale per la sopravvivenza cellulare, anche in condizioni sfavorevoli come mancanza di nutrienti o di ossigeno, frequenti nei tumori in crescita. Un nuovo studio mostra come potremmo agire su questo processo nella lotta ai tumori.

L’autofagia (“mangiare se stesso”, termine derivante dal greco e coniato da Christian de Duve nel 1963), premiata con il Nobel per la Medicina nel 2016, al biologo giapponese Yoshinori Oshumi, che è riuscito a osservare i dettagli di questo processo nel lievito usato per fare il pane, è un processo biologico fondamentale di sopravvivenza cellulare, grazie al quale la cellula sacrifica alcune sue parti degradandole per riciclarne i componenti e fronteggiare particolari situazioni fisiologiche o di stress ambientale, come ad esempio carenza di nutrienti.

Dal punto di vista evolutivo è un processo altamente conservato, presente cioè dai lieviti fino alle piante e agli animali e consente l'eliminazione di proteine a lunga emivita e organelli intracellulari, attraverso la formazione di vescicole che sequestrano il materiale citoplasmatico da degradare e riciclare poi 
all'interno dei lisosomi.


 L'autofagia è utilizzata di continuo dalle cellule, ne sono esempi classici il rimodellamento cellulare che si verifica durante lo sviluppo embrionale o il controllo delle infezioni virali e batteriche da parte dell'immunità innata.

Inoltre l'autofagia agisce anche come meccanismo anti-invecchiamento cellulare, in quanto consente l'eliminazione di membrane, proteine e organelli danneggiati dai radicali liberi dell'ossigeno che si accumulano con l'avanzare dell'età.


Allo stesso tempo però l'alterazione del suo normale funzionamento può accompagnare o addirittura essere responsabile dello sviluppo di numerose patologie, quali le malattie neuro-degenerative, le cardiomiopatie e il cancro.

Il ruolo dell'autofagia nel cancro è complesso, da un lato, l'autofagia infatti nelle prime fasi della trasformazione neoplastica può agire come soppressore tumorale prevenendo l'accumulo di proteine e organelli danneggiati e specie reattive dell'ossigeno che favoriscono le mutazioni al DNA.


Dall'altro lato l'abilità dell'autofagia di sostenere la sopravvivenza cellulare in condizioni estremamente frequenti in un tumore in crescita, potrebbe favorire la sopravvivenza delle cellule tumorali.

I tumori quindi sfruttano l'autofagia a proprio vantaggio, per promuovere la propria sopravvivenza attraverso la autoproduzione di substrati metabolici necessari per il sostentamento e la diffusione del tumore stesso.

Come afferma Piergiuseppe Pelicci, direttore Ricerca dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, "L'autofagia è il possibile nuovo 'tallone d'Achille' contro il cancro". "C'è un momento - osserva Pelicci - in cui il tumore è fragile perché si trova in una situazione in cui scarseggiano i nutrienti e in cui è a rischio la sopravvivenza della cellula tumorale.

Succede quando fa metastasi. Questo è il momento di massima fragilità. E in quel momento l'autofagia è importante per la cellula tumorale. Impedirla diventerà la modalità con cui fermare questo processo".


La scoperta del ruolo dell'autofagia nei tumori ha già portato finora allo sviluppo di nuovi farmaci antitumorali molto promettenti. Recentemente è stato scoperto un nuovo meccanismo biologico che potrà essere di grande utilità nella terapia farmacologica del melanoma, tumore maligno della pelle la cui incidenza negli ultimi anni è in continua crescita, che coinvolge appunto il processo di autofagia.

Lo studio, condotto presso le Università di Salerno e di Napoli, coordinato da Simona Pisanti è stato pubblicato su Cell Death and Differentation, rivista del gruppo Nature.



Nello studio abbiamo individuato un nuovo meccanismo biologico attraverso il quale è possibile agire sul processo autofagico messo in atto dalle cellule tumorali come meccanismo di sopravvivenza e resistenza farmacologica ai chemioterapici.

Il melanoma è caratterizzato da elevati livelli di autofagia basale che rendono il tumore più aggressivo, più resistente alla chemioterapia e associato ad una prognosi peggiore e ad una maggiore mortalità.

Lo studio in oggetto ha permesso di individuare un nuovo meccanismo biologico che, se specificamente attivato all'interno della cellula tumorale, è in grado di agire sul processo autofagico protettivo bloccandolo e inducendo di conseguenza la morte cellulare e quindi la riduzione e l'eliminazione del tumore.

In sintesi, si tratta di indurre contemporaneamente l'autofagia a monte, spingendo la cellula a formare vescicole autofagiche di auto degradazione, bloccandone però il completamento a valle, quando ormai la cellula raggiunge un punto di non ritorno che non le consente più di recuperare e quindi sopravvivere, rendendo così inevitabile la sua morte come evento conclusivo.

Nello studio abbiamo inoltre individuato una nuova molecola farmacologicamente attiva, l'isopenteniladenosina, in grado appunto di modulare tale processo ed avere un'attività antitumorale specifica nel melanoma.

Si tratta ovviamente di uno studio preclinico condotto in laboratorio, ed ulteriori ricerche saranno necessarie per consentire lo sviluppo di questa molecola o di altre molecole simili con lo stesso meccanismo d'azione, come farmaci innovativi da utilizzare da soli o in combinazione con altri chemioterapici già in uso per il melanoma o con l'immunoterapia, nuova frontiera nel trattamento di questo tumore.

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lunedì 18 marzo 2019

IL NOSTRO CORPO NEUTRALIZZA I TUMORI CHE NON SAPPIAMO DI AVERE


Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere:
“Si, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale”.
“Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni – si chiese Luigi De Marchi – in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente?

E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della medicina ufficiale?

Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.
Con quanto detto da Luigi de Marchi – confermato anche da autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia – si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno (o sapevano) di averli.

In questa specifica indagine autoptica (autopsie) fatta in Svizzera, ed eseguita su migliaia di persone morte in incidenti stradali (quindi non per malattia), è risultato qualcosa di sconvolgente: il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno; il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata; il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.
Con tumore “in situ” s’intende un tumore “chiuso”, chiuso nella sua capsula, non invasivo, che può rimanere in questo stadio per molto tempo ed anche regredire. Nel corso della vita è infatti “normale” sviluppare tumori, e non a caso la stessa medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall’organismo. Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal sistema immunitario, se l’organismo funziona correttamente.
Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire. Secondo la medicina omeopatica, “la Legge di Guarigione” descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute”.

Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del male? E cosa succede all’organismo (e al sistema immunitario) quando viene fortemente debilitato dai farmaci?


Poco nota al grande pubblico è la vasta ricerca condotta per 23 anni dal professor Hardin B. Jones, fisiologo dell’Università della California e presentata nel 1975 al Congresso di cancerologia presso l’Università di Berkeley. Oltre a denunciare l’uso di statistiche falsate, egli prova che i malati di tumore che non si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo, o almeno quanto coloro che ricevono queste terapie.

Il professor Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Un’altra ricerca pubblicata su “The Lancet” del 13 Dicembre 1975 (che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi), dimostra che la vita media di quelli trattati con chemioterapia è stata di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 120 giorni.

Se queste ricerche sono veritiere, una persona malata di tumore ha statisticamente una percentuale maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli terapeutici ufficiali.

Con questo non si vuole assolutamente spingere le persone a non farsi gli esami, gli screening ed i trattamenti oncologici ufficiali, ma si vogliono fornire, semplicemente, delle informazioni che di norma vengono oscurate, censurate, e che possono – proprio per questo – aiutare la scelta terapeutica di una persona. Ma ricordo che la scelta è sempre e solo individuale: ogni persona, sana o malata che sia, deve assumersi la propria responsabilità, deve prendere in mano la propria vita.

Dobbiamo smetterla di delegare il medico, lo specialista, il mago, il santone che sia, per questo o quel problema. Dobbiamo essere gli unici artefici della nostra salute e nessun altro deve poter decidere al posto nostro.  Possiamo accettare dei consigli, quelli sì, ma niente più.














mercoledì 5 settembre 2018

ARNOLD EHRET Una dieta alcalinizzante è la chiave della guarigione.

Arnold Ehret più di cento anni fa guarì migliaia di pazienti ritenuti incurabili per la medicina semplicemente attraverso la dieta con l’obiettivo di rimuovere le scorie acide, le tossine e il muco dall’organismo considerate la vera causa della malattia.

È di recente pubblicazione il nuovo libro di Stefano Moment dal titolo “L’amore alla base di tutto”, in cui viene spiegato come molte scoperte moderne hanno confermato le teorie avanzate da Ehret sulla nutrizione.

Ecco alcuni estratti dal libro: “ll grado avanzato di Ehret si riscontra in ogni suo scritto. “L’errore più eclatante e distruttivo dell’uomo è quello di acidificare il sangue con cibi costipanti, ostruenti e muco formanti”, scrisse, anticipando di trent’anni le teorie di Otto Einrich Warburg e tutto quello che è stato scoperto in seguito.

“Il grado di sporcizia interna dell’individuo medio è qualcosa di inimmaginabile”, scriveva il professore bavarese alla vigilia del primo conflitto mondiale e dell’epidemia che avrebbe decimato la popolazione europea.

L’acidosi è uno stato pericoloso del nostro organismo: crea stanchezza, stati infiammatori nei tessuti, sofferenza della mielina del sistema nervoso, aumento dei radicali liberi. Siamo fortunati da circa 75 miliardi di cellule che lavorano in continuazione e che riversano i rifiuti metabolici nei fluidi che le circondano. Tali rifiuti sono acidi e necessitano di un ambiente alcalino per essere eliminati, e non devono accumularsi avvelenando la cellula.

Per mantenere il sangue sempre nel suo stato alcalino, l’organismo in stato di acidificazione tenterà di alcalinizzarsi in ogni modo, ad esempio utilizzando gli elementi minerali, come il calcio, presenti sia nelle ossa che nei denti, e che hanno la capacità di neutralizzare gli acidi in eccesso. Le conseguenze possono risultare in un fenomeno di decalcificazione generale.

Una dieta a base di alimenti alcalinizzanti può invertire il processo degenerativo e far scomparire molti sintomi. Non necessariamente i cibi che hanno un gusto acido sono anche acidificanti. La frutta ad esempio contiene acidi deboli (citrico, malico, tartarico ) che nella digestione vengono ossidati e trasformati in composti alcalinizzanti.

Riteneva necessario quindi eliminare tutti i cibi che creano o apportano muco: farine raffinate, zucchero bianco e cibi di origine animale. La definizione ehretiana di muco si riferisce alle sostanze vischiose, come catarro, colesterolo, flemma (negli antichi trattati di medicina uno dei quattro umori fondamentali del corpo, considerato causa di debolezza e pigrizia) che entrano nell’organismo con i cibi e attecchiscono nel colon, da dove raggiungono tutti gli altri organi e sistemi del nostro corpo.

Depositate sulle pareti intestinali, queste sostanze impediscono l’assorbimento dei nutrienti essenziali. Virare verso un’alimentazione composta esclusivamente da alimenti vegetali come frutta e verdura preferibilmente crude, anche sotto forma di succhi, oltre naturalmente a delle sane abitudini di vita, secondo Ehert mette le persone al sicuro dal rischio di ammalarsi”.

Ecco come l’autore introduce il suo libro:
Arnol Ehret sosteneva che il ritorno ad un modo di alimentarsi più idoneo per l’uomo, permetterebbe l’autoguarigione, coadiuvando il cambio di alimentazione solo con una serie di digiuni leggeri. Il suo metodo consisteva in un progressivo cambiamento delle abitudini alimentari (l’esclusione graduale dei cibi elaborati industrialmente, degli alcolici e di tutti i cibi producenti muco). In digiuni più o meno lunghi, un costante esercizio fisico, in bagni di sole  e d’aria.

Valdo Vaccaro
Chi lo contesta – ed è capitato anche se contestassero me quando ne parlavo – mette in luce soprattutto l’epoca in cui visse il professore e la mancanza di dati scientifici a supporto. Vero è, come dice Valdo Vaccaro, che ad Ehret mancavano certamente dei riscontri importanti, come le prove di Paul Kouchakoff sulla leucocitosi del sangue, che il ricercatore russo portò alla prima Conferenza Mondiale di Microbiologia di Parigi del 1930.

 Gli mancava pure il concetto preciso di enzimi
nel cibo, sviluppato da Edward Howell. E gli mancavano le ricerche di Alfred Bovis e Andrè Simoneton sul potere radiante e sulla vibrazione dei cibi. In verità anche quest’ultimo molto contestato dalla medicina tradizionale. Di tutte queste cose Ehret fu certo anticipatore. Ed è per questo che ho deciso di scriverne




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martedì 3 luglio 2018

METODI DI CURE ALTERNATIVE ANTICANCRO BOICOTTATI


In merito alle nostre ricerche pubblichiamo questo articolo che riguarda Medici e Ricercatori osteggiati dalla Mafia della “Medicina Ufficiale” gestita da potenti lobby che hanno tutt’altro interesse che divulgare questi metodi di cura “Alternativi”, in quanto molti tra questi sono poco costosi o addirittura economici.

Anzi, il loro interesse è quello di portare avanti e quindi ufficializzare solo la CHEMIOTERAPIA che è altamente tossica ed aumenta il cancro, una vera bomba contro il sistema immunitario.

Invece, proprio con un miglioramento delle difese immunitarie si può combattere questa malattia (in merito ci sono molti studi effettuati), infatti questo è proprio un CONTROSENSO…

Ci illudono pubblicando continuamente studi scientifici su riviste gestite da loro e raccogliendo fondi ai danni di gente credulona, ma una vera cura non la ufficializzeranno mai…

Ultimamente pubblicizzano molto le sperimentazioni di un farmaco chemio-terapeutico che dovrebbe agire solo ed esclusivamente sulle cellule tumorali… Praticamente un farmaco con la PATENTE … SI, NANOTECNOLOGIA-FANTASIA …

Ci hanno allontanato completamente dalla Natura ed è proprio da questa che l’uomo dovrebbe ripartire per sconfiggere tutte le malattie in quanto ormai tutti sanno che: L’UOMO PIU’ È VICINO ALLA NATURA E PIU’ LO STATO DI SALUTE MIGLIORA.

INFATTI BUONA PARTE DI QUESTI METODI DI CURE “ALTERNATIVE” ANTICANCRO SONO PIU’ NATURALI … POSSIBILE CHE NESSUNO DI QUESTI SIA EFFICACE PER LA MEDICINA UFFICIALE?!

L’ONCOLOGIA ORMAI NON  È UNA BRANCA DELLA MEDICINA MA UNA VERA E PROPRIA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE finalizzata alla commercializzazione di sostanze altamente tossiche spacciandole per farmaci o peggio ancora medicine nonché attrezzature di cura o di indagine, senza dimenticare i costi di degenza in ospedale in camere asettiche per un costo incalcolabile, atte non a guarire ma a mantenere o provocare tumori a lunga 
scadenza.

sabato 14 gennaio 2017

CANCRO: Sospeso il medico che consigliava alimentazione vegetariana


Allarme tumori nel Salento: 26,5% l’incidenza. Intanto, un neurologo è stato sospeso lo scorso mese di Febbraio dall’Ordine per aver proposto ai malati di cancro una dieta povera di glucosio come base ausiliaria alle terapie.

E’ quanto realmente successo. Il dottor Paolo Rege-Gianas, già neurologo dirigente presso la ASL Milano 1. ha utilizzato un fatto scientifico pacificamente accettato dalla comunità scientifica nazionale e internazionale (e confermato dall’Ordine dei Medici cui appartiene) cioè che le cellule neoplastiche si nutrono di glucosio, per aiutare i suoi pazienti affetti da cancro a superarlo e, studiando le proprietà dei vari alimenti, è pervenuto ad elaborare un modello alimentare per quanto possibile privo di glucosio o suoi precursori.

Questo modello prevede l’uso esclusivo di frutta e verdura fresche, crude, mediante l’utilizzo di estrattori di succhi vivi.

Basandosi su queste evidenze scientifiche, ha consigliato ai suoi pazienti affetti da varie manifestazioni di cancro, di supportare eventuali terapie seguendo questo tipo di alimentazione, vegetale e povera di glucosio.

Nessun farmaco, nessun trattamento, nessun ricovero, nessuna sostanza sintetica e sicuramente ben poco guadagno, visto che il dottore oltre a valutare il quadro clinico individuale, si limita a consigliare gratuitamente un regime alimentare.

Il dottor Rege-Gianas si è, inoltre, ispirato a casi clinici notevoli da lui registrati e divulgati, tra i quali: una signora di 86 anni, affetta da glioblastoma, divenuta emiparetica ed afasica a causa della pressione della massa tumorale nel giro di 2 mesi e mezzo ha recuperato le funzioni lese e la massa tumorale si è grandemente ridotta; una giovane signora affetta da metastasi cerebrale di melanoma è completamente guarita; una signora affetta da glioblastoma, in coma, nel giro di 3 mesi era in piedi e parlava; un signore affetto da carcinoma polmonare con metastasi diffuse è guarito.


Il regime alimentare consigliato dal dottor Rege-Gianas non sostituisce né interferisce con alcuna delle terapie ufficiali (chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale. Etc). Eppure, nonostante quanto sopra, in data 04/07/2015 l’Ordine dei Medici ha condannato il dottore a 6 mesi di sospensione dall’esercizio della professione, per aver definito cura le sue osservazioni, mentre è caduto del tutto inosservata la sua preghiera di avviare un protocollo di sperimentazione, per verificare con tutti i crismi e il rigore del caso la validità delle sue osservazioni
fa notare Carlo Prisco, avvocato del dottore, attivista vegano, autore de: Il diritto al vegetarismo e Il dovere del
vegetarismo, dottore di ricerca in Filosofia del Diritto e assistente alla facoltà di Giurisprudenza della Statale, divulgatore in materie di diritto, etica animalismo, vegetarismo ed ecologia.

“Desta incommensurabile stupore e amarezza – continua l’avvocato – che, a fronte di presupposti scientifici condivisi da tutta la comunità scientifica, e di osservazioni più che promettenti, anziché premiare l’operato di un medico che si adopera con l’inventiva e dedizione nel trattamento di uno dei mali peggiori dei nostri tempi e senza alcun effetto collaterale, questi venga svilito e punito, mentre i suoi appelli alla validazione ufficiale cadono nel vuoto”.

Ora, il dottor Paolo Rege-Gianas proporrà, tramite il suo avvocato Carlo Prisco, appello alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, e, occorrendo, arriverà fino in Cassazione, per affermare il principio che porta avanti, affrontando una vera e propria battaglia con coloro i quali dovrebbero essere suoi alleati.

Questa è solo una storia, una tra le tantissime storie che alcuni grandi scienziati italiani, veri luminari della lunghissima e immacolata carriera, sono costretti ad affrontare quasi ogni giorno. E’ una lotta, quella del diritto alla sperimentazione, che termina quasi sempre con l’obbligo di ignorare le proprie intuizioni in favore di un ingannevole quieto vivere dettato dagli Ordini e dalle Leggi.

Intanto nel Salento è allerta tumore; secondo i dati diffusi da Asl e Arpa relativi agli ultimi 5 anni, l’incidenza nel leccese sarebbe ancora più grave che nel brindisino e nel tarantino e gli scienziati accusano l’inquinamento.

Osservando le statistiche, emerge dal report “Ambiente e Salute in provincia di Lecce” che il 26,5% dei salentini rischia di ammalarsi di tumore. Elevata per gli uomini la possibilità di avere un tumore. Elevata per gli uomini la possibilità di avere un tumore ai polmoni, alla vescica e alla prostata, e per le donne di averlo allo stomaco, all’utero, al colon-retto e di contrarre una leucemia.

MA A COSA SONO DOVUTE QUESTE PREOCCUPANTI INCIDENZE?                              
Allo stile di vita, alimentazione compresa, e all’inquinamento. Il report è stato strutturato in sette sezioni tematiche (acque, suolo, aria, epidemiologia, agenti fisici, stili di vita e alimentazione, sistema ambientale), suggerite dalle preoccupazioni dei medici.

Le acque risultano qualitativamente eccellenti, invece le caratteristiche territoriali sembrerebbero favorire il rischio di infiltrazione nella falda superficiale e in quella profonda, per la loro permeabilità, di sostanze inquinanti provenienti da diverse fonti, tra cui pesticidi ed altri prodotti utilizzati in agricoltura.

Si evince, dunque, che le cause del diffuso male che colpisce un salentino su quattro siano principalmente legate all’inquinamento delle arie e del terreno e agli stili di vita e di alimentazione. Ognuno ha la capacità di informarsi e tutti hanno il dovere di farlo, perché praticare un corretto stile di vita nel nome della salute è l’unica strada che porta alla prevenzione, concetto che deve cessare di appartenere esclusivamente al mondo della ricerca scientifica ed entrare nella quotidianità di ogni cittadino leccese.


Autrice: Ludovica Carmen Sophia Orlando / Fonte: tagpress.it