lunedì 20 luglio 2015

SVELATO IL MISTERO DEL TRIANGOLO DELLE BERMUDA


Il triangolo delle Bermude o delle Bermuda è una zona dell’Oceano Atlantico settentrionale di forma per l’appunto triangolare, i cui vertici sono:

Vertice Nord – il punto più meridionale della costa dell’arcipelago delle Bermude;

Vertice Sud – il punto più occidentale dell’isola di Porto Rico;

Vertice Est – il punto più a Sud della penisola della Florida.

In relazione a questa vasta zona di mare, di circa 1.100.000 km2, a partire dagli anni cinquanta la cultura popolare ha fatto sì che nascesse la convinzione che si fossero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di sparizioni di navi e aeromobili, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo Maledetto” o “Triangolo del Diavolo”.

INTERVISTA A PIER LUIGI IGHINA SUL TRIANGOLO DELLE BERMUDE

Cosa c’è in comune tra Cristoforo Colombo e gli astronauti dell’Apollo XII?

La risposta, anche se può sembrare paradossale, è:


 - Cristoforo Colombo, a bordo della S. Maria, fu il primo osservatore (di cui possediamo la registrazione scritta) che notò il misterioso brillio notturno del mare, la luminosa “acqua bianca” delle Bahama, presso i margini occidentali del Mar dei Sargassi.
Egli vide il fenomeno nel suo primo viaggio, l’11 Ottobre 1492, due ore dopo il tramonto.

Anche gli astronauti dell’Apollo XII notarono quelle bizzarre striscie luminose di “acqua bianca” nella Corrente del Golfo: l’ultima luce visibile proveniente dalla Terra che gli astronauti poterono vedere nel loro viaggio spaziale.

Il Triangolo del Diavolo, Triangolo della Morte, Mar della Jella: questi non sono altro che alcuni degli appellativi date alle Bermude, note fin dal 1860 come luogo di sparizioni di navi.

Più di 100 tra aeroplani e navi (tra cui anche una da rifornimento di 19.000 tonnellate, lunga 152 metri, con 309 persone a bordo) sono letteralmente svaniti nel nulla, senza che solo un corpo, né tracce di petrolio, o almeno un pezzo di rottame fosse ritrovato: questo l’inquietante bilancio sino ai giorni nostri.

Sparizioni di barche, aerei, sommergibili, turbini di vento improvvisi, bagliori intensi nel cielo, luminescenze scintillanti nell’acqua, interruzioni delle trasmissioni radio e deviazioni magnetiche: questi i fatti misteriosi più ricorrenti tra le testimonianze giunte fino a noi.

Ma c’è una spiegazione a tutto questo – esordisce Pier Luigi Ighina, direttore del centro internazionale Studi Magnetici di Imola – la stessa a suo tempo indicata da Guglielmo Marconi, di cui sono stato amico e collaboratore”.

Cosa c’entra Marconi, chiederete?

C’entra – risponde Ighina – perché proprio Marconi è andato nel 1920 con la sua nave, l’Elettra (uno yacht a cui dà il nome di Elettra e lo trasforma in un laboratorio mobile radio-sperimentale) nel triangolo delle Bermude.

A quell’epoca l’area era nota come “la regione magnetica”, perché dicevano che c’era un magnetismo tale da rendere difficile qualsiasi passaggio. Si diceva anche che c’erano tempeste magnetiche così forti da interrompere le comunicazioni radio. Sono fenomeni – commenta Ighina – che accadono anche qui nei nostri laboratori, che possiamo riprodurre, in piccolo s’intende”.


Così, senza mezzi termini, Ighina comincia a spiegare cosa c’entri Marconi in questa storia e come possiamo chiarire i misteri del “Triangolo Maledetto”.

A Bermuda – prosegue il nostro interlocutore – Guglielmo conobbe un vecchio, che gli mostrò un libro dove c’erano tanti disegni scarabocchiati a carbone. Marconi fotografò quei disegni ed io dovrei avere ancora una di quelle foto”. Ighina a questo punto inizia una ricerca assai ardua tra un mucchio di vecchie foto.

Il libro – riprende il collaboratore del grande scienziato – era appartenuto agli antenati del vecchio, che da molte generazioni abitavano l’isola: illustrava come, anticamente, su tre isole oggi scomparse venisse sfruttata l’energia magnetica terrestre.

Queste tre isole – sottolinea Ighina – erano fatte a cono, con migliaia di alberi, dal più piccolo al più grande, sistemati a forma di spirale su ciascuna isola. Ogni albero era un accumulatore di energia magnetica e possedeva sulla cima un cristallo di quarzo, simile ad una piramide, concavo da una parte ed a punta dall’altra.

Il cristallo aveva il compito di ricevere e proiettare l’energia da un albero all’altro, così da avere una moltiplicazione dell’energia magnetica alla sommità dell’isola, con potenze enormi. Tramite tale energia gli isolani ottenevano luce, calore, freddo e tutti i tipi di cellule possibili; potevano anche stimolare o bloccare la crescita di cellule vive, risolvendo le malattie”.

Dopo questa illustrazione ci viene spontanea la seguente domanda: - Ma se vi era una civiltà così progredita, come mai oggi non ne vediamo alcuna traccia?

Ad un certo momento – risponde Ighina – è successo che l’energia magnetica del Sole è stata assorbita maggiormente, rispetto al passato, su tutto il pianeta. Questo perché poco a poco è cresciuta sia la vegetazione che la fauna terrestre. Si è creato quindi uno squilibrio nel sistema di captazione dell’energia, affidato agli alberi disposti a spirale.

Di conseguenza, sulle tre isole è avvenuta una reazione a catena di esplosioni magnetiche, molto simile ai fenomeni delle aurore boreali, che hanno disintegrato qualsiasi materia. E la stessa cosa, così almeno mi ha detto Marconi – puntualizza Ighina – avviene ogni volta che un oggetto misteriosamente scompare nell’area del Triangolo delle Bermude.

Infatti, sebbene le isole siano state sommerse per la grande esplosione avvenuta i quella zona, c’è tuttora una fase di carica di energia magnetica, poiché le parti magnetiche degli alberi che venivano adoperati come accumulatori continuano a funzionare.

Quando le isole sommerse hanno ricevuto molta energia terrestre e solare avviene di nuovo un esplosione magnetica, che causa forti turbini di vento, grandi bagliori pulsanti, nonché la disintegrazione della materia entro un certo raggio di azione.

Questo Marconi – conclude Ighina – l’aveva capito bene, tanto è vero che da quelle intuizioni ha cominciato a sviluppare lo studio del fatidico “Monopolo Magnetico”. E’ proprio per mettere a punto questo studio che il grande scienziato ha avuto grossi problemi. Malgrado ciò, oggi, in questo Centro di Imola abbiamo portato a termine e messo in pratica lo studio iniziato da Marconi.

Detto questo Ighina ci conduce in una sala del suo laboratorio, mettendo in azione i monopoli magnetici, dimostrando come fa a deviare l’ago delle bussole. Come sempre, il ricercatore amico di Marconi conclude con una domanda:
 “Non ne siete convinti? Provate per credere”.


Ai lettori l’ardua sentenza.

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