martedì 3 luglio 2018

METODI DI CURE ALTERNATIVE ANTICANCRO BOICOTTATI


In merito alle nostre ricerche pubblichiamo questo articolo che riguarda Medici e Ricercatori osteggiati dalla Mafia della “Medicina Ufficiale” gestita da potenti lobby che hanno tutt’altro interesse che divulgare questi metodi di cura “Alternativi”, in quanto molti tra questi sono poco costosi o addirittura economici.

Anzi, il loro interesse è quello di portare avanti e quindi ufficializzare solo la CHEMIOTERAPIA che è altamente tossica ed aumenta il cancro, una vera bomba contro il sistema immunitario.

Invece, proprio con un miglioramento delle difese immunitarie si può combattere questa malattia (in merito ci sono molti studi effettuati), infatti questo è proprio un CONTROSENSO…

Ci illudono pubblicando continuamente studi scientifici su riviste gestite da loro e raccogliendo fondi ai danni di gente credulona, ma una vera cura non la ufficializzeranno mai…

Ultimamente pubblicizzano molto le sperimentazioni di un farmaco chemio-terapeutico che dovrebbe agire solo ed esclusivamente sulle cellule tumorali… Praticamente un farmaco con la PATENTE … SI, NANOTECNOLOGIA-FANTASIA …

Ci hanno allontanato completamente dalla Natura ed è proprio da questa che l’uomo dovrebbe ripartire per sconfiggere tutte le malattie in quanto ormai tutti sanno che: L’UOMO PIU’ È VICINO ALLA NATURA E PIU’ LO STATO DI SALUTE MIGLIORA.

INFATTI BUONA PARTE DI QUESTI METODI DI CURE “ALTERNATIVE” ANTICANCRO SONO PIU’ NATURALI … POSSIBILE CHE NESSUNO DI QUESTI SIA EFFICACE PER LA MEDICINA UFFICIALE?!

L’ONCOLOGIA ORMAI NON  È UNA BRANCA DELLA MEDICINA MA UNA VERA E PROPRIA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE finalizzata alla commercializzazione di sostanze altamente tossiche spacciandole per farmaci o peggio ancora medicine nonché attrezzature di cura o di indagine, senza dimenticare i costi di degenza in ospedale in camere asettiche per un costo incalcolabile, atte non a guarire ma a mantenere o provocare tumori a lunga 
scadenza.

martedì 17 aprile 2018

IL REGNO DEL TERRORE DI CRISTOFARO COLOMBO


QUELLO CHE A SCUOLA NON TI INSEGNANO…


Il Regno del Terrore di Colombo, come documentato da noti storici, fu così sanguinoso, il suo lascito così indicibilmente crudele…
Perché tutt’oggi continuiamo ad onorare questo criminale? Perché a scuola e nei libri di storia viene presentato come un eroe?

STERMINI VOLUTAMENTE DIMENTICATI

Ma se ci pensate, l’intero concetto della scoperta dell’America è arrogante. Dopo tutto, i nativi americani scoprirono il Nord America circa 14.000 anni prima della nascita di Colombo.

Sorprendentemente, la prova del DNA suggerisce ora che i coraggiosi avventurieri Polinesiani navigarono con delle piroghe attraverso il Pacifico e si stabilirono in America del Sud molto prima dei Vichinghi. In secondo luogo, Colombo non era un eroe. Quando mise piede sulla sabbia della spiaggia alle Bahamas il 12 Ottobre 1492, Cristoforo Colombo scoprì che le isole erano abitate da gente amichevole e pacifica che si chiamavano Lucayans, Taino e Arawk.

Scrivendo il suo diario Colombo disse che erano un popolo affascinante, intelligente e gentile. Egli osservò che i gentili Arawak furono eccezionali nella loro ospitalità.


I NATIVI AMERICANI PACIFICI, SENZA PRIGIONI NE PRIGIONIERI

“Essi si offrivano di condividere con chiunque e quando si chiedeva qualcosa non dicevano mai di no”, diceva. Gli Arawak non possedevano armi; la loro società non aveva né prigioni, né criminali e né prigionieri. Erano così di buon cuore che Colombo annotava nel suo diario che il giorno in cui la Santa Maria naufragò, gli Arawak lavorarono per ore per salvare il suo carico ed il suo equipaggio.

I nativi furono così onesti che nessuna cosa sparì. Colombo fu così impressionato del duro lavoro di questi isolani gentili che confiscò immediatamente la loro terra per la Spagna e li ridusse in schiavitù per farli lavorare nelle sue brutali miniere d’oro. In soli due anni, 125.000 (la metà della popolazione), degli originali indigeni dell’isola erano morti.

Se fossi un nativo americano, vorrei segnare il 12 Ottobre nel mio calendario come il giorno nero. Incredibilmente, Colombo supervisionò la vendita delle native ridotte in schiavitù sessuale. Le ragazze giovani di 9 e 10 anni erano le più desiderate dagli uomini. Nel 1500 Colombo ne scrisse casualmente sul suo diario.

E disse: “Un centinaio di castellanoes sono così facilmente ottenuti per una donna come per una fattoria ed è assai universale che ci siano molti commercianti che vanno in giro in cerca di ragazze, adesso c’è la richiesta di quelle da nove a dieci anni. Egli forzò questi pacifici nativi a lavorare nelle sue miniere d’oro fino a quando non morivano di sfinimento”.


MASSACRI E VIOLENZE SENZA FINE!

Se un “indiano” non consegnava l’intera sua quota di polvere d’oro alla scadenza data da Colombo, i soldati avrebbero tagliato le mani dell’uomo e gliele avrebbero annodate saldamente attorno al collo per divulgare il messaggio. La schiavitù era così insopportabile per questi dolci e gentili isolani che ad un certo punto 100 di loro commisero un suicidio di massa.

Nel suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo, Colombo portò con sé cannoni e cani da attacco. Se un nativo resisteva alla schiavitù, gli si sarebbe tagliato via il naso o un orecchio. Se gli schiavi cercavano di scappare, Colombo li bruciava vivi.

Altre volte mandava cani d’assalto a dar loro caccia, e i cani strappavano via braccia e gambe dei nativi urlanti mentre essi erano ancora vivi. Se gli spagnoli si trovavano a corto di carne per nutrire i propri cani, venivano uccisi bambini Arawak e usati come cibo per cani.

Uno degli uomini di Colombo, Bartolome De Las Casas, fu così mortificato dalle brutali atrocità di Colombo contro i popoli nativi, che smise di lavorare per Colombo e diventò un sacerdote cattolico. Egli descrisse come gli Spagnoli sotto comando di Colombo “tagliavano le gambe dei bambini che correvano da loro, per testare l’affilatezza delle loro armi”.


STERMINI DI MASSA

In un solo giorno De Las Casas fu testimone oculare di come i soldati spagnoli smembrarono, decapitarono o violentarono 3.000 persone native. “Tali disumanità e barbarie furono commesse ai miei occhi come nessun’altra età al confronto “scrisse De Las Casas. “I miei occhi hanno visto questi atti così estranei della natura umana che adesso io tremo mentre scrivo”.

De Las Casas trascorse il resto della sua vita nel tentativo di proteggere il popolo nativo indifeso. Ma dopo un po' non vi erano rimasti più nativi da proteggere. Gli esperti concordano sul fatto che prima del 1492 la popolazione dell’isola di Hispaniola probabilmente contava oltre3 milioni di persone. Dopo 20 anni dall’arrivo degli spagnoli essa si ridusse a solo 60.000.

Nel 1516 lo storico spagnolo Peter Mantyr scrisse” … una nave senza ne bussola, ne carta o guida, ma solo seguendo la striscia degli indiani morti che erano gettati dalle navi, poteva trovare la strada dalle Bahamas a Hispaniola.

A SCUOLA ERA UN EROE…

In realtà Colombo fu il primo mercante di schiavi delle Americhe. Quando gli schiavi indigeni morivano essi erano rimpiazzati con schiavi neri. Il figlio di Colombo diventò il primo trafficante di schiavi africani nel 1505.
Sei sorpreso e non hai mai imparato nulla di tutto ciò a scuola?
Il regno del terrore di Colombo è uno dei capitoli più oscuri della nostra storia…


lunedì 26 marzo 2018

DIESEL SENZA FUTURO?


Il futuro dei motori diesel è sempre più minato dalle politiche governative ma quanto è realmente fondata la lotta al diesel?



Ha destato molto interesse la dichiarazione di Matthias Muller, AD del gruppo VW rilasciata in occasione del salone di Ginevra secondo cui “In un futuro non troppo lontano, il diesel vedrà una ripresa perché gli automobilisti si renderanno conto che si tratta di motorizzazioni molto efficienti”.

Ma gli automobilisti europei sono ben consapevoli delle eccellenti qualità del diesel moderno ed è per questo che da alcuni decenni in tanti lo preferiscono al motore a benzina. Quindi non bisogna convincere gli acquirenti ma i legislatori europei e i sindaci delle grandi città, compatti nella assurda crociata anti-diesel.

Negli ultimi anni la classe politica e i vari governi, influenzati negativamente ed in modo esagerato dalle teorie catastrofiste della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dal dieselgate, hanno criminalizzato il diesel annunciando drastici divieti alla circolazione e produzione delle auto a gasolio da attuare fra qualche anno.

Ovviamente questi provvedimenti, non supportati da riscontri oggettivi e super partes, ma dettati sull’onda emotiva del suddetto scandalo delle emissioni truccate, stanno condizionando i programmi produttivi dei costruttori e le scelte dei consumatori.

RIDUCE LA CO2
Muller ha inoltre sottolineato che le motorizzazioni diesel sono necessarie per rispettare i nuovi limiti di emissioni CO2 fissati per il 2021 (959/km) e di questo i governi ne devono tener conto. Quella di VW appare come una inattesa retromarcia strategica se si pensa ai frequenti proclami sul futuro elettrico del gruppo tedesco allo scopo di ricostruire un’immagine aziendale (danneggiata dal dieselgate) su basi ambientaliste.

Anche Ford da Ginevra ha lanciato il suo messaggio a favore del diesel, precisando comunque che i costosi investimenti necessari per rispettare i nuovi limiti di emissioni porteranno alla rinuncia di tale motorizzazione sulle piccole cilindrate.

DIESEL IN CADUTA LIBERA
Intanto in attesa che le timide (e forse tardive) voci di questi costruttori a favore del diesel vengono ascoltate almeno a livello UE, il mercato delle auto a gasolio sta progressivamente crollando in tutti i Paesi Europei.

In Germania la percentuale delle immatricolazioni delle vetture diesel è scesa al 30% ed anche in Francia, patria di Peugeot e Renault grandi produttori e fornitori di motori diesel anche per altri marchi, e in Gran Bretagna si assiste a un forte calo delle vendite di vetture a gasolio.

Fino a qualche mese fa l’Italia non era stata ancora contagiata, in termini di vendite, dalla caccia alle streghe anti-diesel, ma dopo le recenti dichiarazioni di alcuni sindaci che hanno preannunciato l’ostracismo verso i diesel dal 2024, si è creato il panico anche da noi.

Proprio in questi giorni ci giungono notizie dalle concessionarie prese d’assalto dai clienti allarmati che chiedono di modificare il loro ordine di un modello diesel con un altro a benzina. Ma non sempre ciò è possibile poiché le fabbriche producono in base agli ordini, poi se la vettura è già immatricolata il problema diventa insormontabile.

Le Case e i concessionari dovranno far fronte a questa emergenza con campagne di sconti straordinari che potrebbero annullare i rispettivi margini di guadagno. Gli automobilisti più disperati e imbestialiti sono quelli che pochi mesi fa hanno ritirato la loro nuova auto diesel euro 6 e si ritrovano ora con un veicolo di ultima generazione ma già di serie B, super svalutato, quasi invendibile, ghettizzato dai sindaci cosiddetti “ambientalisti”. In buona sostanza, ci troviamo di fronte a decisioni superficiali, pericolose, di stampo demagogico che mettono in crisi consumatori e l’intera filiera dell’automobile.

GUERRA ALLE POLVERI SOTTILI
A fasi alterne il motore diesel viene colpevolizzato di inquinare più del propulsore a benzina. Poiché per quanto riguarda le emissioni di CO2 il diesel è in netto vantaggio rispetto al benzina, allora i legislatori si sono accaniti sul particolato PM ) polveri sottili), prodotto peraltro in grande quantità dagli impianti di riscaldamento e industriali (specie se a gasolio, carbone, pellet) degli edifici.

Le polveri sottili sono anche prodotte per via naturale (terreno, vegetazione). Il limite tollerato di polveri sottili nelle zone urbane nell’ambito UE è di 50 mg/m3, valore molto ridotto e di tutta sicurezza se si considera che negli anni ’60-’70-’80, con le industrie vicine ai centri urbani, in assenza di riscaldamenti a metano e con i veicoli privi di qualsiasi dispositivo anti-emissioni, si raggiungevano nelle città industriali del nord come Milano o Torino, normalmente valori di PM superiori a 280-350 mg/m3.

Quindi è scientificamente falso affermare, come usa fare anche gran parte dei media allineati alle politiche catastrofiste, che l’aria delle nostre città è oggi inquinata come mai in passato. E questo vale anche per gli altri elementi inquinanti non sottoposti all’epoca a nessuna regolamentazione o limitazione.



QUANTO POSSONO INQUINARE LE AUTO NUOVE
Per chiarire meglio le differenze esistenti tra motori diesel e benzina in termini di limiti di emissioni Euro 6 (obbligatoria per le auto nuove vendute dal 1° Settembre 2015), riportiamo di seguito i valori previsti.




Benzina + GPL + Metano

·         CO: 1000 mg/km (500 mg/km per diesel)
·         NOx: 60 mg/km (80mg/km per diesel)
·         HC: 100 mg/km (valido x benzina e diesel)
·         HC + NOx: 170 mg/km (solo per diesel)
·         PM: 5-4,5 mg/km (solo x diesel e motori a benzina a iniezione diretta)

Come si può vedere le differenze sono minime, alcune a favore del diesel come le emissioni di CO (monossido di carbonio) dimezzate rispetto al benzina. I limiti degli HC (100 mg/km) sono identici, mentre il divario degli NOx (ossidi di azoto) è minimo. Il limite delle polveri sottili (PM), notevolmente ridotto rispetto alle Euro 4 (-80%) ma invariato rispetto a Euro 5, è identico per le auto a benzina iniezione diretta e per le diesel. Gli NOx per i diesel passano dai 180 mg/km dell’Euro 5 a 80 mg/km.

Per poter rientrare in questo limite è stato necessario ricorrere alla doppia valvola EGR o al post-trattamento dei gas di scarico con il fluido AdBlue (miscela di urea e acqua demineralizzata). Approfondisci qui il tema delle emissioni e cosa cambia tra Euro e ed Euro 6.

MANCA LA CO2, NEMICA DEL PIANETA
Analizzando questi valori, emerge l’assenza della CO2 (biossido di carbonio o anidride carbonica secondo la vecchia nomenclatura). Il motivo è semplice: la CO2 non entra nella lista delle emissioni inquinati poiché è un gas serra non inquinante. Eppure in Europa le emissioni di CO2 sono diventate paradossalmente l’ossessione dei legislatori addetti all’ambiente e dei costruttori, e per questo si è deciso di legiferare a parte attraverso i protocolli di Kyoto, Parigi e seguenti.

LO SCIENZIATO SMENTISCE BRUXELLES
In merito alle polveri sottili ritengo utile riportare uno stralcio di quanto scritto pochi giorni or sono su un noto quotidiano dal prof. Franco Battaglia docente di chimica ambientale presso l’Università di Modena e noto ricercatore presso prestigiosi atenei americani, tedeschi e italiani.

Ma poi, perché il diesel? E’ un ottimo motore, di lunga durata e usa il carburante liquido che la massima densità d’energia, sia in massa che in volume. Qualcuno insiste che le polveri sottili che starebbero provocando una strage: mezzo milioni di morti in Europa, dicono quei geniacci di Bruxelles. Ora, siccome hanno anche affermato che il contributo dei diesel a questa ecatombe è di 10mila decessi, facendo l’aritmetica del caso si scopre che questo contributo è il 2%. Insomma, il 98% dei deceduti per polveri sottili non hanno nulla a che vedere col diesel.” Prosegue il prof. Battaglia: “L’auto elettrica? Scordatevela. Finché avremo carburante liquido e ne avremo per il prossimo secolo nessuno vorrà l’auto elettrica. Neanche gratis. E taccio del fatto che se il nostro parco-auto fosse elettrico, avrebbe bisogno dell’elettricità prodotta da 50 reattori nucleari per essere alimentato. Lo scorso novembre, invitato a Piazza Pulita, un giovanotto che diceva di essere fisico del CNR sosteneva che il non nucleare ma il fotovoltaico avrebbe fornito l’elettricità. Ma s’era dimenticato di fare l’aritmetica: l’impegno economico necessario è pari al nostro debito pubblico, 2mila miliardi di Euro.”

Estremamente interessante lo studio dell’EPA americano e di 4 università europee, citato pochi giorni fa anche su radio Rai dall’ing. Enrico De Vita, uno dei giornalisti tecnici più esperti del settore auto. Ebbene, tale studio dimostra che l’auto diesel emette meno PM10 rispetto ad una a benzina o addirittura elettrica, tenendo anche conto delle polveri sottili derivanti da usura freni, pneumatici, strada e polveri terreno.

GLI ALTRI TRASPORTI INQUINANTI MENO TARTASSATI
In questo mare magnum di falsità scientifiche e tecnologiche anti-diesel, non possiamo fare a meno di sottolineare l’assoluta mala fede dei provvedimenti annunciati, poiché questi colpirebbero il trasporto merci e persone su strada (veicoli industriali, commerciali, pullman, bus), via mare e il trasporto aereo. Come è noto la suddetta tipologia di veicoli si avvale di motori diesel di grossa cilindrata (non potrebbe essere diversamente) e i motori a reazione degli aerei sono alimentati a cherosene (un gasolio meno raffinato).

Un Tir moderno consuma in media 1 litro di gasolio ogni 2-3 km da scarico, mentre un solo giorno di traffico aereo a Fiumicino inquina come 350 mila auto non catalizzate. Per non parlare delle emissioni provenienti dalle navi. La sindaca di Roma, Virginia Raggi, giustifica il suo annunciato provvedimento anti-diesel con la volontà di contribuire a mitigare i cambiamenti climatici (attribuiti alle emissioni di CO2). Ma cosa c’entrano le polveri sottili di cui sarebbero colpevoli le auto diesel?


lunedì 12 marzo 2018

IL DIESEL HA LE ORE CONTATE?


Tutto sembra andare in questa direzione, dopo la recente sentenza del Tribunale di Lipsia che autorizza alcuni Comuni Tedeschi a vietare la circolazione anche per i modelli Euro4 e 5 e dopo la nota di FCA che annuncia anche da parte del Gruppo ancora guidato da Marchionne la progressiva dismissione dal settore, ennesima mossa in un effetto domino che coinvolge le Case costruttrici europee, da sempre leader nella produzione di modelli alimentati a gasolio.

E se dietro l’attacco al diesel ci fossero motivazioni che poco o nulla hanno a che fare con la difesa dell’ambiente, quanto piuttosto manovre di una guerra commerciale non dichiarata ma in pieno svolgimento che vede all’attacco USA e produttori asiatici e sulla difensiva le aziende europee?

Senza inseguire i fantasmi del complottismo, restiamo su questioni concrete: la Commissione Europea rileva che ben 130 città presentano livelli di ossido di azoto troppo alti, e chiede provvedimenti immediati. Il primo: stop alle vetture diesel. Ma si tratta di una decisione giusta?

Chiamata a rispondere sull’argomento nel corso della trasmissione radiofonica da Oscar Giannino, il nostro editorialista Enrico De Vita ha ribadito concetti già altre volte espressi: “Chi muove guerra al diesel agitando lo spauracchio dell’inquinamento e dell’effetto serra, è poco informato e spesso confonde le due questioni che invece andrebbero sempre tenute distinte: effetto serra e inquinamento (inteso come gas nocivi per l’uomo).

L’effetto serra è causato dall’immissione nell’aria di Co2 (anidrite carbonica) gas innocuo, che emettono gli esseri viventi quando respirano ed anche i motori, con un ruolo positivo nel processo della fotosintesi delle piante ma che è anche responsabile del riscaldamento del pianeta. 

Quello che però si tace è che il maggior responsabile del riscaldamento terrestre è il metanoattivo da 60 a 300 volte in più, emesso da tutte le produzioni agricole e dagli allevamenti intensivi di bestiame: ma nessuno chiede di limitare queste pratiche e si preferisce accusare il diesel, che per paradosso è anche il motore che emette fino al 30% in meno di Co2 rispetto agli altri propulsori.

Passiamo ai gas inquinanti: il diesel è totalmente esente da emissioni di ossido di carbonio (CO), che sono pari a zero. Addirittura, sui modelli più recenti non si riesce neppure a misurare la quantità emessa, perché è così bassa che è al di sotto degli standard minimi di rilevamento degli strumenti.
Il diesel ha invece, una produzione di ossidi di azoto (N0x) perché essendo un motore privo di farfalla non parzializza l’aria e ne aspira tanta anche al minimo, rispetto ai motori a benzina che ne aspirano circa un decimo.

Morale, la quantità virtuale di ossidi di azoto attribuita al diesel non è quella reale misurata allo scarico, ma quella che salta fuori nel ciclo NEDC, che prevede numerose soste al minimo. 

Infatti, in autostrada, entrambi i motori, benzina e diesel, respirano grosso modo la stessa quantità d’aria e quindi le emissioni “vere” si equivalgono.

Gli ossidi di azoto, poi, non sono pericolosi per l’uomo da soli: però diventano irritanti se si trasformano in ozono. Ma ripeto, da soli non provocano effetti cancerogeni: è inutile quindi misurare la percentuale di ossidi d’azoto presente nell’aria, perché sono fondamentalmente innocui. Possono dar luogo ad acido nitrico e poi a nitrati (cancerogeni se assunti in grande quantità) ma solo dopo la combinazione con acido carbonico, come accade spontaneamente in natura, quando la pioggia si carica di composti azotati rendendo fertili i terreni”.

Ed il problema delle polveri sottili, del riscaldamento degli edifici che ne producono il triplo o il quadruplo rispetto a tutti i mezzi di trasporto?

“Basta ritornare indietro di qualche anno con la memoria, quando negli anni 60 a Milano la nebbia si tagliava con il coltello: allora, con pochissime auto diesel in circolazione, c’era nell’aria una media 175 mg di polveri sottili per metro cubo, con punte di 1.700, a causa del riscaldamento delle abitazioni col carbone, con l’olio pesante, con la legna. Ma c’era anche chi stava peggio: a Londra, per esempio, si arrivava anche a valori di 5.000 microgrammi per metro cubo.

Nel tempo ci sono state molte modifiche alle norme: il limite di attenzione era di 300, oggi a 50 scatta lo stato d’allerta; metà del parco circolante è formato da auto a diesel, ma l’aria è molto più pulita, con una media annua di 40 e punte settimanali di 70 o 80 mg per metro cubo. Eppure, ce la prendiamo con il motore diesel, che è più pulito anche rispetto al benzina, e non si prendono provvedimenti riguardo i camini ed il riscaldamento domestico”.

Americani e Cinesi hanno una precisa strategia industriale: perché in Europa la assecondiamo?
“In tutte le grandi civiltà, ad un certo momento è nato un virus che ne ha innescato la fine: Qualcosa del genere sta facendo oggi l’Europa, dal punto di vista industriale, mettendo il diesel alla gogna, come non fanno altre nazioni. In Cina, in Giappone, ed anche in America, l’industria sta creando alternative al diesel, ma la stampa, e quindi l’opinione pubblica, non lo demonizza come accade da noi. 

L’Europa sta distruggendo un suo gioiello, rinunciando ad un primato industriale e favorendo economie straniere. visto che le componenti di vetture elettriche o ibride, dalle terre rare per i motori, al cobalto per le batterie a carica rapida, non sono disponibili in Italia. Stiamo sacrificando un’eccellenza che andava difesa, finendo col favorire interessi altrui.


domenica 19 novembre 2017

LA VERA STORIA DELL'UNITA' D'ITALIA Parte Seconda

NORD LADRO

Quando si parla d’industria, l’immaginario collettivo pensa al Nord, pensa al triangolo industriale Milano, Genova, Torino, come se il Padreterno avesse eletto i padani a condurre l’economia, come se i meridionali fossero incapaci di produrre beni, ma solo in grado di consumare ricchezza.

Leggendo le statistiche del primo censimento dell’ Unità d’Italia, ci accorgiamo che gli addetti nell’industria:
·                                          Erano 1.595.359 nel Regno delle Due Sicilie
·                                                  Contro i 376.955 del Regno di Sardegna.
·                                                   i 66.325 del Ducato di Parma,
·                                                   i 71.759 di Modena, Reggio Emilia e Massa,
·                                                   i 130.062 della Romagna,
·                                                   i 16.344 delle Marche,
·                                                   i 10.955 dell’Umbria,
·                                                   i 33.456 della Toscana.

Questi sono dati forniti dal governo piemontese nel 1861 e quindi inconfutabili. 1.595.359 addetti nell’industria del Regno Borbonico contro 1.170.859 addetti del resto d’Italia.


La Campania nel 1860 era tra le regioni più industrializzate del mondo ed oggi, dopo 150 anni di potere massonico, è definita “terra di camorra”.

Per oltre un secolo scrittori salariati dal regime massonico hanno denigrato i Borboni ed il loro Regno, tanto che la parola borbonico, nell’accezione imperante, è diventata sinonimo di arretrato, di inefficiente. Naturalmente i pennivendoli del Nord e del Sud, stava e sta a cuore solo il più bieco servilismo nei confronti del regime piemontese prima e borghese massonico capitalista oggi, hanno infangato un popolo, un Regno e la sua amministrazione, la sua efficienza amministrativa e tributaria, hanno infangato i contadini del Sud che erano accorsi a difendere la loro patria chiamandoli briganti, hanno infangato la storia.

Oggi è sotto gli occhi di tutti la voragine debitoria di questo Stato! Nel 1860 scannarono il Sud ed il Sud ha pagato un prezzo enorme alla causa unitaria: quasi un milione di morti, tra fucilati, incarcerati, impazziti, un decimo della popolazione, 20 milioni di emigranti; la spoliazione delle terre demaniali e dei beni ecclesiastici, tutti i risparmi dei Meridionali rapinati.

I pennivendoli di regime continuano a scrivere libri di storia menzogneri sull’ Unità d’Italia, danno al Sud colpe tremende di parassitismo; continuano a chiamare “borbonica” la cattiva amministrazione e la burocrazia di stampo piemontese e, soprattutto sono riusciti ad inculcare nell’immaginario collettivo, senza spiegarne le cause, bombardando continuamente le menti ormai fiaccate della gente, che Sud vuol dire mafia, vuol dire camorra, vuol dire ‘ndrangheta, vuol dire far niente, vuol dire assistito.

Questi pennivendoli sperano di mettere un velo sull’intelligenza umana, di far dimenticare a qualcuno le miserie del Nord, gli eccidi perpetrati dagli invasori piemontesi, le prepotenze dei liberal-massoni di ieri e di oggi e soprattutto vorrebbero farci dimenticare che il Sud era ricco.

Le finanze del Regno delle Due Sicilie nel 1860 costituirono un bottino enorme per i piemontesi ed i mercenari garibaldini al soldo inglese.

Vittorio Gleijeses nella sua Storia di Napoli scrive:
“… Il tesoro del Regno delle Due Sicilie rinsanguò le finanze del nuovo stato, mentre l’unificazione, in quanto il Piemonte e la Toscana erano indebitate sino ai capelli ed il regno sardo era in pieno fallimento. L’ex Regno delle Due Sicilie, quindi, sanò il passivo di centinaia di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia e, per tutta ricompensa, il meridione, oppresso dal severissimo sistema fiscale savoiardo, fu declassato quasi a livello di colonia. Con l’unificazione, A Napoli, aumentarono le imposte e le tasse, mentre i piemontesi videro ridotti i loro imponibili e col denaro rubato al Sud poterono incrementare le loto industrie ed il loro commercio”.

Ferdinando Ritter ha scritto che:
“… il Regno delle Due Sicilie contribuì alla formazione dell’erario nazionale, dopo l’unificazione d’Italia, nella misura di ben 443 milioni di lire in oro, mentre il Piemonte, la Liguria e la Sardegna ne corrisposero 27, la Lombardia 8,1, il Veneto 12,7, il Ducato di Modena 0,4, Parma e Piacenza 1,2, la Romagna, le Marche e l’Umbria 55,3; la Toscana 84,2; Roma 35,3…”.

La ricchezza del Regno delle Due Sicilie era dovuta alla buona amministrazione pubblica che dava autonomia impositiva ai comuni. Il Sud godeva di un patrimonio aureo di poco inferiore al mezzo miliardo di lire in oro, più del doppio di quello degli altri Stati d’Italia.

domenica 5 novembre 2017

LA VERA STORIA DELL’UNITA’ D’ITALIA Parte Prima

Nel 1815, quando i Borboni ritornarono a Napoli, la popolazione era di 5.060.000. nel 1836 di 6.081.993, nel 1846 la popolazione arrivò a 8.423.316 e dieci anni dopo a 9.117.000.
Questo vorticoso aumento della popolazione ha nome e cognome: benessere e progresso civile e sociale. Durante 127 anni di governo i Borboni diedero prosperità a tutto il popolo e da 3 milioni, del 1734, si arrivò ai 9 milioni del 1856.

Cos’era successo? Come fu possibile?
Nel Meridione non si costruivano strade fin dal tempo dei Romani e i viceré spagnoli impoverirono la popolazione esigendo tasse e balzelli, i baroni inselvatichirono la vita civile, le campagne erano abbandonate, i boschi avevano invaso le terre fertili di buona parte del Regno. I pirati razziavano le coste, il commercio non esisteva quasi più e, non essendoci polizia, nessuno rispettava le leggi e solo gli innominati di manzoniana memoria erano i veri padroni della società.

I Borboni riuscirono dove gli altri fallirono, imbrigliarono e resero quasi innocui i baroni, costruirono strade, ricostruirono l’esercito e le amministrazioni locali cui diedero l’antica autonomia, diedero impulso all’industria, all’agricoltura, alla pesca, al turismo.

Da ultimo, tra gli Stati, divenne il primo d’Italia e tra i primi del mondo. 

Le ferrovie, inventate nel 1820, fecero la loro prima apparizione a Napoli (1839) con il tratto che congiungeva la capitale a Portici e poi fu concessa al Bayard di continuarla fino a Castellammare.

A spese del tesoro nel 1842 cominciò quella per Capua e poi l’altra per Nola, Sarno e Sansevero. Nel 1837 arrivò il gas e nel 1852 il telegrafo elettrico. Col benessere aumentava la popolazione in tutto il regno e per questa stessa ragione anche le entrate pubbliche che, di fatto, quintuplicarono.

Le strade erano sicure, non più masnadieri per terra né pirati per mare, eliminate le leggi feudali fecero ordine sui territori e concessero, primi al mondo, la terra a chi la lavorava; furono così estirpate le boscaglie per far posto a frutteti e vigneti; furono prosciugate le paludi in tutto il regno e regalate ai contadini; furono arginati fiumi e torrenti.

Si mise ordine all’amministrazione pubblica.
La scuola pubblica fu istituzionalizzata come primaria e quella religiosa a far da supporto. Laicismo e religiosità si confondevano, dando al regno nuovo impulso culturale. Fiorirono pittori, architetti, scultori, musicisti e grande sviluppo ebbe l’artigianato.

Il Teatro San Carlo fu costruito in soli 270 giorni e la stessa corrente culturale fece nascere l’Officina dei Papiri, il Museo Archeologico, l’Orto Botanico, l’Osservatorio Astronomico, la Biblioteca Nazionale e, primo al mondo, l’Osservatorio Sismologico Vesuviano.


Osservatorio Sismologico Vesuviano
Lo sviluppo industriale fu travolgente e in venti anni raggiunse primati impensabili sia nei settori del tessile che in quello metalmeccanico con 
1.600.000 addetti contro i 1.100.000 del resto d’Italia. Nacquero industrie tecnologicamente avanzate, dando vita a ferrovie e battelli a vapore e costruendo i primi ponti in ferro in Italia, opere d’alta ingegneria in parte ancora visibili sul fiume Calore e sul Garigliano.

Le navi mercantili del Regno delle Due Sicilie solcavano i mari di tutto il mondo e la sua flotta da guerra, terza in Europa dietro quella inglese e francese. Le compagnie di navigazione pullulavano e così pure i cantieri navali, tutti forniti di manodopera di prim’ordine; i suoi maestri d’ascia e così i velai ed i carpentieri erano richiesti in tutto il mondo.

Le industrie tessili, navali, metalmeccaniche pullulavano in tutto il regno: quella di Pietrarsa, con mille operai e settemila d’indotto, ne era la punta di diamante. Gli operai lavoravano otto ore al giorno e guadagnavano abbastanza per sostentare le loro famiglie e primi in Italia usufruirono di una pensione statale in quanto fu istituito un sistema pensionistico (con ritenuta del 2% sugli stipendi).

lunedì 23 ottobre 2017

I PRIMATI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

  I  PRIMATI  DEL  REGNO  DELLE  DUE  SICILIE
            dal libro "Le Industrie del Regno di Napoli" di Gennaro De Crescenzo

1735  Prima Cattedra d’Astronomia, in Italia, affidata a Napoli a Pietro De                      Martino.
1754  Prima Cattedra d’Economia, nel mondo, affidata a Napoli ad Antonio                   Genovesi.
1762  Accademia d’Architettura, una delle prime e più prestigiose d’Europa.
1763  Primo Cimitero italiano per poveri – il “Cimitero delle 366 fosse”, nei                pressi di Poggioreale a Napoli, su disegno di Ferdinando Fuga.
1781  Primo Codice Marittimo nel mondo – opera di Michele Iorio
1782  Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare.
1783  Primo Cimitero in Europa ad uso di tutte le classi sociali – Palermo –
1789  Prima assegnazione di “Case Popolari” in Italia – San Leuco presso                  Caserta –
1792  Primo Atlante Marittimo nel mondo: “Atlante Marittimo delle Due                      Sicilie” – elaborato dalla prestigiosa Scuola di Cartografia napoletana.
1801  Primo Museo Mineralogico del mondo.
1807  Primo “Orto Botanico” in Italia a Napoli di concezione moderna.
1812  Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al San Carlo.
1813  Primo Ospedale Psichiatrico italiano – Reale Morotrofio d’Aversa
1818  Prima nave a vapore nel mediterraneo – “Ferdinando I” –
1819  Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte in Napoli.
1832  Primo Ponte sospeso – il “Ponte Real Ferdinando” sul Garigliano – in                ferro, in Europa continentale.
1833  Prima Nave da crociera in Europa – “Francesco I” –
1835  Primo istituto italiano per sordomuti.
1836  Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel Mediterraneo.
1839  Prima Ferrovia italiana, tratto Napoli – Portici, poi prolungata sino a                Salerno e a Caserta e Capua.
1840  Prima Fabbrica Metalmeccanica d’Italia per numero d’operai – 1.050 –  a Pietrarsa presso Napoli.
1841  Primo Centro Sismologico in Italia presso il Vesuvio.
1842  Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia.
1843  Prima Nave da guerra a vapore d’Italia – pirofregata “Ercole” varata    a Castellammare.
1844  Illuminazione a gas della città di Napoli.
1845  Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a Pietrarsa.
1845  Congresso degli scienziati italiani.
1845  Primo Osservatorio Meteorologico italiano – alle falde del Vesuvio –
1848  Primo esperimento d’illuminazione a luce elettrica d’Italia a Lecce,                 per  opera di Mons. Giuseppe Candido
           Illuminazione dell’intera piazza in occasione della festa patronale.
1853  Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l’America –il “Sicilia” della                      Società Sicula–
1856 Primo Premio Internazionale per la Produzione di Pasta – Mostra                    Industriale di Parigi –
1859  Primo Stato Italiano in Europa per produzione di Guanti – 700.00                  dozzine di paia ogni anno –
1860  Prima Flotta Mercantile e prima Flotta Militare d’Italia – seconda nel              mondo –

-Prima istituzione d’assistenza sanitaria gratuita – San Leucio –

-Prima illuminazione a Gas di una città italiana–terza in Europa dopo Londra e Parigi – con 350 lampade-

-Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia – nel porto di Napoli –

-Più grande Industria Navale d’Italia per operai–Castellammare di Stabia 2.000 operai

-La più alta percentuale di medici per abitanti in Italia.

-Prima città d’Italia per numero di Teatri e Conservatori Musicali – Napoli –

-Prima città d’Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste.

-Il Minore Carico Erariale in Europa.

-Maggior quantità di Lire/Oro nei Banchi Nazionali – dei 668 milioni di Lire/Oro, patrimonio di tutti gli Stati Italiani messi insieme, 443 milioni erano del Regno delle Due Sicilie.