venerdì 26 febbraio 2016

ENRICO FORLANINI: Pioniere dell’Aviazione

Enrico Forlanini (Milano, 13 Dicembre 1848 – Milano, 9 Ottobre 1930) è stato un ingegnere, pioniere dell’aviazione ed inventore italiano.

Figlio di un primario d’ospedale e fratello di un medico due volte candidato Nobel, il piccolo Enrico riceve un’istruzione militare. Assegnato ad una caserma di Casale Monferrato, crea in questo periodo i primi modelli di elicottero e, spinto da una irrefrenabile sete di conoscenza, decide di frequentare la scuola di Applicazione del Regio Istituto Tecnico Superiore, il futuro Politecnico di Milano.

Appresi i fondamentali dell’ingegneria da maestri come il leggendario Giuseppe Colombo, Forlanini si laurea in ingegneria industriale.
Ricordato in particolare come inventore dell’aliscafo, la sua attività pionieristica nel nascente settore aeronautico fu particolarmente significativa nell’ambito degli elicotteri e dei dirigibili.

Nel 1877 sei anni prima che il primo aeroplano dei fratelli Wrigth avrebbe spiccato il primo balzo nel 1903, l’Ingegner Enrico Forlanini riusciva a far volare nei Giardini Pubblici di Milano il primo elicottero della storia. Era naturalmente un modello ed a bordo non aveva piloti, ma il sistema funzionava, come constatava il professor Giuseppe Colombo del Politecnico. Il volo durava 20 secondi e lo strano veicolo con motore a vapore si alzava per 13 metri fra gli applausi, atterrando poi senza problemi.

Negli anni successivi progetta aerei spinti da razzi e un aliante biplano, quindi viene assunto come impiegato nella ditta Stabilimento Gazogeno Fonderie Meccanica, per poi diventare il titolare. Qui ha modo di interessarsi seriamente ai suoi progetti, e si dedica al dirigibile: un mezzo che allora rappresentava il futuro, sviluppato da pionieri come Ferdinand von Zeppelin.

I suoi dirigibili vengono acquistati dal governo britannico, dal Regio Esercito e dalla Regia Marina Italiana.

Forlanini, tuttavia, esprime il genio con la più grande delle sue invenzioni: l’idroplano. Questo è il progenitore del moderno aliscafo ed è pensato come mezzo di addestramento per piloti. Il primo prototipo a motore a scoppio arriva nel 1905, mentre nel 1910 viene introdotto nel mercato un modello che può ospitare 6 persone.

Forlanini brevetta le sue creazioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito, contribuendo allo sviluppo dell’aeronautica con l’incessante produzione di idroplani.

Forlanini è stato un uomo spericolato e sportivo, amante degli sport estremi e dell’innovazione industriale. Egli rappresenta una di quelle personalità che hanno fatto grande il nostro paese ed il settore in cui hanno speso le proprie energie. Grande studioso dei progetti leonardeschi, ne ha incarnato lo spirito e lo ha sfruttato in un’attività industriale.

Per ricordare la sua attività gli è stato dedicato l’Aeroporto di Linate, l’adiacente Parco ed un settore del Politecnico di Milano.
Non a torto è considerato l’uomo che ha fatto volare l’Italia ed il Mondo.

Fonti varie da web


martedì 16 febbraio 2016

COLTAN: La Strage dei Bambini

Sono milioni le vittime della Repubblica Democratica del Congo legate allo sfruttamento indiscriminato del coltan (abbreviazione di columbo-tantalite, una miscela complessa di due minerali della classe degli ossidi, la columbite e la tantalite, diventata preziosissima nell’era dell’Hi Tech.

Il minerale, peraltro leggermente radioattivo, è, infatti, utilizzato per la realizzazione delle batterie di dispositivi elettronici, come smartphone, tablet, navigatori satellitari, computer ecc… La diffusione esponenziale di questi prodotti e delle nuove tecnologie ha elevato a dismisura lo sfruttamento di queste risorse minerarie, con conseguenze devastanti sul piano ambientale ed umanitario per i paesi che ne sono ricchi.

Tra gli stati entrati nel mirino di interessi economici e geopolitici legati al valore in costante aumento del coltan, a tutto vantaggio di Stati Uniti, Europa e paesi asiatici in primis la Cina, c’è appunto il Congo, che ‘vanta’ già una storia plurisecolare di sfruttamento alle spalle.

Si stima che nel sottosuolo della Repubblica Democratica del Congo si trovi fino all’80% delle risorse mondiali di coltan, il minerale “insanguinato” perché estratto in condizioni disumane, senza il rispetto dei diritti umani ed in aree di conflitto alimentato dai proventi delle estrazioni stesse.

Proprio questa enorme disponibilità di risorse in Congo ha generato equilibri economici e politici controllati dalle potenze mondiali, con conseguenze nefaste per le popolazioni locali, già colpite da elevati tassi di povertà.

Proprio miseria e disoccupazione portano bambini, donne e uomini a lavorare nelle miniere in condizioni di sfruttamento e schiavizzazione inaccettabili, che proliferano grazie anche al fatto che le miniere di coltan non legali, quindi non controllate dal Governo congolese, sono tantissime.

domenica 7 febbraio 2016

TERAPIA GERSON Considerazioni

Per capire che cosa sono i metodi di cura alternativi in generale ed in particolare quelli per la cura del cancro, ho fatto una ricerca in internet. Mi soffermerò in particolare sulla terapia Gerson. Ho letto su questa terapia l’opinione di Umberto Veronesi e quella del National Cancer Institute.


È interessante anche leggere quanto scritto dal Gruppo di Studio Me.Te.C.O. ( Medicine e Terapie Complementari in Oncologia) consultabile nel sito della Fondazione IRCCS dell’Istituto Italiano dei Tumori di Milano.

Il Gruppo Me.Te.C.O. si occupa della valutazione della trasferibilità di esperienze di Medicina Complementare dalla Pratica Clinica alla Ricerca Scientifica e viceversa, nel miglioramento della qualità di vita del malato Oncologico.

Attenzione, si parla di medicine e terapie complementari e non alternative.

Inizio però con queste avvertenze riportate sul blog Portale Oncologico – Terapie Alternative, per la cura del cancro. Sembrano di buon senso, quindi si deve porre molta attenzione!!

Se in questo periodo state valutando tra il trattamento oncologico convenzionale ed il trattamento alternativo, rendetevi conto che i rapporti convenzionali sul cancro intrappolano spesso i pazienti con l’uso di falsa autorità.

Fanno tutti schieramento compatto: i medici con i loro titoli accademici, la FDA e le aziende farmaceutiche con tutti i generi di pubblicità che esaltano un sistema di vita migliore se solo continuate a versargli quattrini e ad annegare il vostro corpo in prodotti chimici sintetici.

Contrapponetelo con la semplice realtà ed il buonsenso innato, che dice che la maniera per guarire realmente il corpo umano non è certo quella di avvelenarlo. Basta capire questo, non è più complicato di così. Una volta che lo accettate, allora comincerete a capire che potete guarire il cancro.

Non potete aggredire il cancro con le stesse cose che in realtà lo causano, come la chemioterapia e le radiazioni. Non potete diventare più sani compromettendo la funzione degli organi vitali nel vostro corpo, ed i trattamenti oncologici convenzionali distruggono letteralmente i tessuti del cervello, quelli del fegato, del cuore e dei reni.

Se scegliete di sottoporvi a chemioterapia, ne uscirete con un danneggiamento permanente alla vostra salute che vi renderà molto più problematico sopravvivere a qualsiasi cancro successivo.

mercoledì 27 gennaio 2016

LA TERAPIA GERSON

La Terapia Gerson è una terapia nutrizionale olistica e disintossicante per patologie croniche e degenerative che può vantare ottant’anni di successi su malattie diverse come l’emicrania, il melanoma avanzato, la fibromialgia, la tubercolosi, il diabete e l’artrite reumatoide.

Il dottor Max Gerson la sviluppò agli inizi del ventesimo secolo per cercare di alleviare le sue atroci e debilitanti emicranie, ma poi scoprì prima che essa invertiva la tubercolosi della pelle, quindi che curava altri tipi di tubercolosi, il diabete, l’artrite reumatoide ed infine tumori di vario genere.

Egli non affrontò questo problema da un punto di vista teorico; piuttosto, la sua terapia si è evoluta empiricamente in base alle esperienze ed agli esperimenti clinici. La teoria è stata plasmata da successi e fallimenti: quello che funzionava è stato analizzato, spiegato e scartato.

La Terapia Gerson si basa sulle conclusioni del dottor Gerson secondo cui la malattia cronica è causata soprattutto da due fattori: carenze nutritive e tossiemia. Quando si pone rimedio a queste due cause fondamentali, il potente sistema immunitario del corpo è in grado di riparare praticamente qualsiasi patologia, spesso ad un’incredibile velocità.

Non occorre “stimolare” il sistema immunitario, come molte immunoterapie oggi cercano di fare: il sistema immunitario è concepito ed ottimizzato per riparare da solo qualsiasi disfunzione. Le patologie non si manifestano perché il sistema immunitario “ignora” una minaccia, ma perché è sprovvisto del necessario per combatterle, così come un esercito magistralmente addestrato non può fare granché contro un aggressore se è sprovvisto delle armi, le munizioni, il cibo, le fortificazioni e gli indumenti adatti. Una volta fornito al sistema immunitario il supporto adeguato, esso si risveglia e agisce con velocità e potenza incredibili.

SVILUPPI RECENTI DELLA RICERCA SUL CANCRO

Nel 2010, il medico Nicholas Gonzalez e la sua partner Linda Isaacs hanno pubblicato The Trophoblast and the Origins of Cancer. Leggendo questo libro, sono sorte in noi molte domande che hanno portato ad una vivace ed illuminante discussione con il dottor Gonzalez.

È chiaro che – poiché la Terapia Gerson ha riportato eccellenti risultati nella cura delle malattie croniche e degenerative durante gli ultimi ottanta anni – le spiegazioni offerte dai suoi praticanti sulle cause del cancro e di altre patologie devono avere un fondamento nella realtà. A differenza dei dati altamente manipolati dei produttori della chemioterapia, la Terapia Gerson ha sempre ottenuto guarigioni a lungo termine da tumori “terminali”, misurandole in decenni e non in settimane o mesi.

Comunque, ci sono sempre margini di miglioramento. Era chiaro che Tropohoblast conteneva in seme una comprensione più sviluppata sulle origini del cancro e della malattia cronica in generale, basata in parte sull’eccellente opera di John Beard, uno scienziato e ricercatore britannico della fine del XIX secolo.

giovedì 7 gennaio 2016

L’IMPERO MONDIALE DEI ROTHSCHILD

NON SI MUOVE FOGLIA CHE DIO ROTHSCHILD NON VOGLIA

Non si può capire veramente cosa accade nel mondo se non si studia la Famiglia Per Eccellenza, ossia i Rothschild, veri comandanti del pianeta Terra.       
C’entrano anche con l’Italia?               Eccome! Non c’è foglia che non si muova nel nostro paese, senza la loro espressa volontà. Nel resto del mondo la musica poi non cambia. 


PROPRIETARI DI BANCA D’ITALIA E DELLA BARCLAYS

Sono i maggiori proprietari della Banca d’Italia e possiedono pure la Barclays (tra le maggiori azioniste di Intesa San Paolo) soprattutto tramite Markus Agius. Possiedono pure la Jp Morgan (che controlla Monte dei Paschi di Siena) tramite la famiglia Rockefeller, Mediobanca (colei che controlla Unicredit) tramite Vincent Bolloré e Jean Azema della Groupama Holding S.A., Banca Carige (attraverso Francois Perol), con Ana Patricia Botin il Banco Santander Central Hispano (il quale controlla ABN AMRO, un altro pilastro di Unicredit).      
        
CONSULENZE DI TONY BLAIR, GERHARD SCHROEDER E BORIS ELSTIN

Tony Blair (l’ex Primo Ministro inglese) lavora per loro ora con tanto di paga, stessa sorte per l’ex Cancelliere Tedesco Gerhard Schroeder, diventato loro consulente. Hanno avuto stretti rapporti con Boris Eltsin. La maggior parte delle privatizzazioni nel Mondo ha reso i componenti di questa famiglia i principali beneficiari. Tra i capi di Facebook c’è Jeff Rothschild, tanto per non sbagliare.
Il Global Warming viene utilizzato come tematica fondamentale per la salvezza dell’umanità, peccato che quello che propongono come soluzione sia una tassa globale che renderebbe i componenti di questa famiglia come i maggiori beneficiari.     

CONTROLLORI DEL VATICANO E PROPRIETARI DI ESSELUNGA

Seppur ebrei dichiarati, sono i Guardiatesori del Vaticano, la più importante carica che il Vaticano prevede. Non a caso i Rothschild controllano il tesoro del Vaticano dal 1823. Hanno pure fondato il supermercato Esselunga tramite un loro uomo dal nome Rockefeller.
La moglie di uno di loro, Arielle, è il vice-presidente dell’organizzazione francese umanitaria Care e rappresenta il suo paese al consiglio di amministrazione della Care International, uno dei maggiori gruppi internazionali che si occupa di volontariato, e che possiede una incredibile serie di residence storici nella campagna inglese, incluso la ex-casa dei parenti di Lady Diana.   
    
PRODUTTORI DEL VINO PIU’ CARO AL MONDO

Lo Chateau Lafite, porta il nome Rothschild, così come altri vini pregiati tipo Champagne Brut, Bordeaux Mouton, e tanti altri. Negli anni Venti e Trenta le etichette di Chateau Mouton furono disegnate da pittori famosi del calibro di Mirò, Dalì, Braque, Chagall e Picasso.     
                                                        
FINANZIATORI DI ADOLF HITLER E DELLA GERMANIA NAZISTA

Lo stesso Hitler era, molto probabilmente, il nipote di un personaggio di spicco di questa famiglia. E’ stato dimostrato, in tanti libri e da un’infinità di studiosi, che Adolf Hitler e i nazisti sono stati creati e finanziati dai Rothschild. Furono loro che organizzarono l’ascesa al potere di Hitler attraverso società segrete a capo degli Illuminati presenti in Germania, come la Società Thule, la Società Vril e altre. Furono i Rothschild a finanziare Hitler attraverso la Banca d’Inghilterra. Altre fonti sono la Banca Kuhn Loeb, che finanziò anche la Rivoluzione Russa.

LA I.G. FARBEN ED IL LAGER AUSCHWITZ

Ma il cuore della macchina da guerra di Hitler fu il genio chimico I.G. Farben. Anch’essa controllata dai Rothschild tramite società finanziarie, attraverso i valletti dei Warburg. La Standard Oil dei Warburg gestiva Auschwitz, ma era ufficialmente dei Rockefeller. L’impero Rockefeller era stato creato dai Rothschild. Essi possedevano anche i mezzi di comunicazione, e così controllavano il flusso di notizie date al pubblico.

CREATORI DELL’IMPERO ROCKEFELLER E DELLA STANDARD OIL

Nel 1818 il segretario del principe austriaco Metternich, scrivendo dei Rothschild, affermava che essi sono le persone più ricche d’Europa. La National City Bank di Cleveland, che nel corso delle udienze congressuali è stata riconosciuta come una delle banche dei Rothschild negli Stati Uniti, ha fornito a John D. Rockefeller nel 1870 il capitale per iniziare la sua monopolizzazione nel settore della raffinazione del petrolio, cosa che ha poi portato alla fondazione della Standard Oil.

domenica 29 novembre 2015

LA MENZOGNA SUL COLESTEROLO

La menzogna sul Colesterolo del prof. Walter Hart Bach.

Il cardiochirurgo Bach, basa le sue conclusioni scientifiche su anni di lavoro. E’ quasi 80enne ed esercita ancora. In sintesi per lui la problematica dei valori di colesterolo alto è una problematica ampiamente superata. In questo libro dimostra che la realtà è diversa da come viene prospettata.

Bach, dopo decenni di ricerca, non ha potuto trovare alcun legame tra colesterolo ed aterosclerosi (indurimento delle arterie). Altrimenti ipocolesterolemizzanti e farmaci, secondo lui ed altri importanti medicamenti superflui, sono dannosi e spesso letali. Si tratta di miliardi di business nel settore alimentare e farmaceutico, commercio tenuto in vita con l’inganno.
Si parla addirittura di mafia del colesterolo.

FAR CALARE IL COLESTEROLO, SOPRATTUTTO MEDICALMENTE, E’ UN BUSINESS STRATOSFERICO.

Prodotti ipo-colesterolemizzanti, sia cibo che farmaci, vengono utilizzati da molte persone. Data l’entità del problema, vi è un interesse pubblico e tutti possono trarne beneficio.

Siamo di fronte ad un inganno planetario fatto di statistiche manipolate, di indagini sbrigative e convenienti che sono state definite e presentate come prove, e che alla resa dei conti si sono dimostrate in netto contrasto con i fatti. Ma nessuno si è preso cura di informare e di pubblicare questi fatti sfavorevoli e contrari agli interessi delle multinazionali.

DIVERSI STUDI, IGNORATI DAI MEDIA, DIMOSTRANO CHE IL COLESTEROLO ALTO NON PROVOCA DANNI CARDIACI E CHE LE STATINE SONO MICIDIALI.
Lo studio Symvastatin, ad esempio, dove 4.444 persone esaminate hanno portato ad una sola conclusione: un elevato livello di colesterolo non influenza lo sviluppo di arteriosclerosi o di infarto miocardico.  
                                                 
ABBASSARE I LIVELLI DI COLESTEROLO E’ INUTILE E DANNOSO.

Altro caso, lo studio finlandese multifattoriale, dove il livello di colesterolo di più di 2.000 persone è stata misurato: c’è stato un attacco di cuore tre volte più comune tra i soggetti trattati con ipo-colesterolemizzanti.      
                                                            
Trenta per cento di morti in più rispetto al gruppo non trattato.

Lo studio Helsinki Heart (1987, 700 soggetti) ha registrato un aumento del 40% di effetti collaterali mortali nei farmaci ipo-colesterolemizzanti, rispetto al gruppo di controllo.

Nel 1993, un secondo studio ha prodotto un tasso del 50 per cento. C’è stato pure un notevole incremento (43%) delle morti per cancro, sotto l’effetto di farmaci che abbassano il colesterolo.
Anche nel Framingham Study, con 4.500 soggetti testati, il trattamento con farmaci ipo-colesterolemizzanti ha comportato un aumento significativo di morti per cancro.

Idem per lo studio Clofibrat, con 1.000 soggetti partecipanti, e un incremento allarmante delle morti per cancro.

Il “Cuore US National, Lung and Blood Institute” ha fatto uno studio di qualche decennio su 650 mila soggetti: Il colesterolo alto, non favorisce lo sviluppo di aterosclerosi o di attacca cardiaco. Era evidente che più alto è il livello di colesterolo, minore è il rischio di cancro e di altre malattie.

giovedì 19 novembre 2015

ARTEMISIA: L’erba che cura il Cancro.

Artemisia: Questa erba uccide il 98% del tumore in sole 16 ore!             Ma nessuno ne parla!

I media ovviamente non potevano fare altro che nascondere con forza questa scoperta. Dovete sapere, infatti, che esiste un’erba il cui principio attivo, combinato con il ferro, è in grado di uccidere il tumore in sole 16 ore! Il suo nome è “Artemisia Annua”.

Ovviamente quest’erba è boicottata dalle lobby perché non costa nulla e la soluzione al problema cancro è molto rapido. Le case farmaceutiche puntano a soluzioni molto più durature e dispendiose per trarre profitto dalla salute dei pazienti, ma noi speriamo che ci aiutate a condividere questa notizia e farla giungere a chi davvero ne ha bisogno.

Come già sappiamo, il cancro è la malattia più letale esistente. Quest’erba, l’Artemisia Annua, è una di quelle cure che può uccidere fino al 98% le cellule tumorali in appena 16 ore. Vale a dire, secondo le ricerche pubblicate in “Life Science”.    
         
L’Artemisinina, derivata dall’Artemisia Annua, è stata utilizzata nella medicina cinese e può uccidere il 98% di cellule del cancro del polmone in meno di 16 ore.

In realtà però l’erba in questione da sola sconfigge il 28% delle cellule cancerogene; è la sua combinazione con il ferro che porta alla totale distruzione del tumore: artemisinina + ferro = guarigione…

In passato l’artemisinina è stata utilizzata come potente rimedio antimalarico, ma ora è dimostrato che questa cura è efficace anche nella lotta contro il cancro. Questo perché quando si aggiunge il ferro alle cellule tumorali infettate, attacca selettivamente le cellule “cattive”, e lascia quelle “buone” intatte.

Gli scienziati che seguono le ricerche, condotte presso l’Università della California, hanno dichiarato: “ In generale i nostri risultati mostrano che l’artemisinina ferma il fattore di trascrizione ‘E2F1’ ed interviene nella distruzione delle cellule tumorali del polmone, il che significa che controlla la crescita e la riproduzione delle cellule del cancro”.

Utilizzando una varietà resistente alle radiazioni delle cellule del cancro al seno (che aveva anche una elevata propensione per l’accumulo di ferro) l’artemisinina si è dimostrata avere un tasso di uccisione del cancro del 75% dopo appena 8 ore, e uno del quasi 100% dopo appena 24 ore.

L’ultimo lavoro, come accennato, risale al 2011 quando una company, che detiene un “mezzo brevetto”, ha creato in laboratorio una molecola sintetica che riproduce gli effetti dell’erba. Al momento dunque esistono dati sperimentali in vitro, ma perché si possa davvero usare il principio alla base dell’azione dell’Artemisia Annua ci vorranno ancora diversi passaggi, dalle procedure su animali fino alle sperimentazioni cliniche.

Insomma, occorrono ancora anni. Cosa bisogna pensare allora della notizia dell’efficacia di quest’erba? L’atteggiamento corretto è partire dal presupposto che il cancro è una malattia complicata, dovuta alla complessità del nostro organismo e al fatto che la vita media si è allungata. Dunque non bisogna assumere un atteggiamento di chiusura verso eventuali cure non convenzionali, purché siano razionali e rispettino la metodologia della comunità scientifica.

Il caso Stamina, ad esempio, dimostra che forse i 3 milioni di euro destinati alla sperimentazione sono stati tolti ad un’altra cura con la quale si potevano salvare delle vite.

Per il dottor Len Saputi si tratta addirittura di una cancer smart bomb, una bomba intelligente contro il cancro: l’artemisia, infatti, si sarebbe rivelata efficace nella distruzione del 75% delle cellule tumorali resistenti alle radiazioni, nel cancro al seno, ovvero dove un’elevata propensione ad accumulo di ferro, in sole 8 ore, balzate fino al 100% dopo soltanto 24 ore.

Dopo tutto questo tempo, la speranza di cure per debellare il cancro rimane sempre un perno fisso su cui ruotano troppi soldi e persone che muoiono, per non parlare di chi i soldi li spende per curarsi ingrassando le case farmaceutiche.

fonte

lunedì 9 novembre 2015

LA FARSA DEI FARI ACCESI DI GIORNO

Vi siete mai chiesti perché dovete accendere i fari dell’automobile anche di giorno, quando magari c’è un sole accecante e non ce n’è assolutamente bisogno?


Per motivi di sicurezza? Quali, se col sole non servono?

Per “uniformarci” agli altri paesi europei (altra favola in circolazione)? Beh, in Germania, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Spagna, Svizzera e Belgio non vige questo obbligo assurdo, che, al massimo, può avere (ed ha) un senso in inverno nei paesi scandinavi dell’estremo nord.

Nei quali è vero che si registrano in media meno incidenti che da noi, ma perché guidano in maniera più disciplinata, non perché hanno le luci accese.

E allora perché io, italiano, devo accendere i fari della mia auto anche se ciò non fa alcuna differenza né per la mia sicurezza, né per quella degli altri? Se ci sono pioggia battente, nebbia o condizioni di visibilità ridotta va bene, ma col sole…

Il famoso consiglio “luci accese anche di giorno, casco ben allacciato e prudenza, sempre” ha decisamente senso per un motociclista, che generalmente sa che il principale pericolo che corre sulle strade è quello di non essere “visto” (o spesso, non considerato) dagli altri mezzi in circolazione.

Ma un’auto, o meglio ancora un autocarro, perché mai dovrebbe tenere questi benedetti fari accesi in condizione di totale visibilità? 

Qui c’è ancora una volta aria di presa in giro e, per la risposta, tiriamo fuori un paio di cifre tratte da “Un futuro senza luce?”.

Nel libro sono descritti semplicemente i vari passaggi che permettono di calcolare (approssimando tutto per difetto) che con i fari accesi anche di giorno, il consumo annuo di carburante in più è di 41 litri per ogni veicolo (con un incremento percentuale che oscilla fra il 2,7 e il 4,19.

Ciò è dovuto in sostanza all’aumento dell’energia necessaria all’alternatore per permettere alle luci di funzionare nelle ore diurne. Se si considera che gli automezzi in circolazione sono circa 40 milioni, l’incremento complessivo dei consumi oscilla intorno a 1 miliardo e 500 milioni di litri di carburante.

giovedì 29 ottobre 2015

ARRIVA LA BAD BANK: Saranno gli ignari cittadini italiani a pagare i debiti delle banche.

Quella di nascondere norme, leggi e scelte di governo dietro nomi inglesizzanti è ormai una prassi abituale.

Si pensi alla spending review, la norma che prevede l’obbligo della riduzione della spesa per gli enti pubblici; o al Job Act, la legge voluta a tutti i costi dal governo Renzi, che avrebbe dovuto creare centinaia di migliaia di posti di lavoro, ma che finora è servita ad eliminare il famoso art. 18 ed a rendere più facili i licenziamenti per le grandi imprese (per le piccole e medie imprese , ovvero la quasi totalità delle imprese italiane, non è cambiato quasi niente).

A questo modo di dire senza dire, recentemente si sono aggiunti due termini, come tutti gli altri sconosciuti alla maggior parte della gente: “Bad Bank” e “Non Performing Loans”. Ovviamente nonostante entrambi siano ormai una realtà (c’è chi dice che potrebbero essere portati in Parlamento addirittura entro pochi giorni) solo pochi tecnici sanno di cosa si tratta.

Per capire meglio cosa sta avvenendo sotto gli occhi (e dentro le tasche) degli italiani, forse è necessario fare un passo indietro nel tempo.

L’Italia sta attraversando forse la peggiore crisi a memoria d’uomo. Gli economisti sanno bene (tutti ad eccezione, forse, di quelli che sono stati incaricati di gestire il Belpaese) che, nei periodi di crisi, gli acquisti si riducono e la gente tende a mettere i propri pochi risparmi sotto il mattone.

Diminuendo gli acquisti, anche le aziende, in breve, ne risentono. Soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni. Circola poca moneta contante (sostituirla con moneta virtuale non serve a molto) e, in breve, si genera una spirale che finisce per influenzare tutti i settori della società: quello produttivo, quello economico, ma anche quello bancario.

Se la gente è povera, anche i mutui per l’acquisto i immobili o di altri beni calano e quelli sottoscritti nel periodo antecedente la crisi spesso finiscono “in sofferenza” a causa di interessi troppo alti.

mercoledì 21 ottobre 2015

PER NON FARCI PENSARE CI RUBANO IL TEMPO

Il rapporto tra la velocità ed il tempo è cambiato solo negli ultimi quattro secoli: alla velocità è stato assimilato un significato di efficacia, di efficienza, mentre alla lentezza viene attribuito un coefficiente simbolico di ritardo e inefficienza.
Una persona che ha dei problemi la chiamiamo “ritardata”: tendiamo a considerare poco efficiente chi, magari, una cosa la capisce dopo – chi risponde dopo, chi reagisce dopo. 
E’ un ritardo, che per noi oggi è automaticamente un’inefficienza, un’inabilità.

Quante volte usiamo l’espressione “perdere tempo”?  I latini dicevano “festina lente”, cioè “affrettati lentamente”. Per circa due secoli è stato il motto di case nobiliari nonché del veneziano Aldo Manuzio, il primo editore del mondo.

Già nella favola di Fedro, la tartaruga batte la lepre. Il “festina lente” lo ritroviamo nei testi più misteriosi, all’origine del rosa-crocianesimo, e in Giordano Bruno, nel famoso dialogo de “La cena delle ceneri”. Manzoni, nei “Promessi Sposi”, lo cambia in “adelante, cum judicio”: veloce, ma con prudenza.

La velocità percepita come virtù è un’acquisizione molto recente. Attribuire alla velocità un valore positivo e alla lentezza un valore negativo può non essere una cosa utile, in senso assoluto: chi ha detto che il boia che dice “domani” è peggio del boia che dice “subito”?

sabato 10 ottobre 2015

DEUTSCHE BANK: imminente crack?

“Secondo alcune informazioni riservate di cui sono venuto a conoscenza – scrive Michael Snyder (Analista Internazionale) – sarebbe davvero imminente un grande evento finanziario che riguarda la Germania”.

In altre parole, “uno di quei momenti del tempo che presenta tutte le condizioni perché si ripeta un’altra Lehman Brothers”.

Certo, la gran parte degli osservatori tende a considerare la Germania come quel baluardo che tiene economicamente insieme tutta l’Europa, ma la verità è che sotto la sua superficie fermentano grosse difficoltà”.

L’indice azionario tedesco Dax è crollato quasi del 20% dal massimo storico raggiunto lo scorso aprile, sono numerosi i segni di agitazione all’interno della maggiore banca tedesca. La Deutsche Bank fa parte di quelle banche “troppo grandi per fallire”, che non crollano mai da un giorno all’altro. “Ma la verità è che ci sono sempre dei segni premonitori”.

Nei primi mesi del 2014, le azioni di Deutsche Bank sono state scambiate a più di 50 dollari. Da quel momento, scrive Snyder, il valore è caduto di oltre il 40% ed oggi si scambiano a meno di 29 dollari.

Attenzione: “E’ ben nota la natura profondamente corrotta della cultura aziendale della Deutsche Bank, e negli ultimi anni la banca è stata estremamente imprudente”.

Prima del “crollo improvviso” di Lehman Brothers il 15 Settembre 2008, sulla stampa c’erano state notizie di licenziamenti di massa nell’azienda: “Quando le grandi banche iniziano a trovarsi in guai seri, questo è quello che fanno: cominciano a sbarazzarsi del personale. Ecco perché sono così preoccupati i massicci tagli di posti di lavoro che la Deutsche Bank ha appena annunciato”.

martedì 29 settembre 2015

TROVATA LA CURA PER IL CANCRO IN CANADA

In Canada si trova la cura per il cancro,
ma le case farmaceutiche la ignorano.

I ricercatori dell’Università di Alberta, a Edmonton, in Canada hanno trovato la cura per il cancro, ma se ne parla pochissimo nei notiziari ed alla Tv.

E’ una tecnica semplice, si utilizza un farmaco molto semplice.

Il metodo impiega dicloroacetato, un farmaco molto conosciuto che è attualmente usato per trattare i disordini metabolici. Quindi, non vi è alcuna preoccupazione per gli effetti collaterali o gli effetti a lungo termine.

Questo farmaco non richiede un brevetto, per cui chiunque lo può utilizzare ampiamente ed è molto economico rispetto ai costosissimi farmaci antitumorali prodotti da grandi aziende farmaceutiche. Gli scienziati canadesi hanno testato questo dicloroacetato (DCA) sulle cellule dell’uomo, ed ha ucciso le cellule del cancro dal polmone, mammella e cervello ed ha lasciato intatte quelle sane.

E’ stato testato su topi con tumori gravi che si sono ridotti quando sono stati alimentati con acqua integrata con DCA. Il farmaco è ampiamente disponibile e la tecnica è facile da usare.

Perché le case farmaceutiche più importanti non sono coinvolte?                       O i media non ne sono interessati?

Nel corpo umano c’è un elemento naturale che lotta contro il cancro: i mitoconrdi, ma hanno bisogno di essere “spinti” per essere abbastanza efficaci ( i mitocondri sono organi contenuti in ogni cellula umana, con una struttura simile a quella dei batteri, e con un proprio DNA mitocondriale; la funzione principale del mitocondrio è quella di produrre energia).

Gli scienziati hanno sempre pensato che i mitocondri venissero danneggiati dal cancro e quindi hanno pensato di concentrarsi sulla glicolisi che è meno efficace e più dispendiosa. I produttori di farmaci si sono concentrati solo su questo metodo della glicolisi per combattere il cancro. Questo DCA invece non si basa sulla glicolisi ma sui mitocondri, “innesca” i mitocondri che combattono le cellule tumorali.

L’effetto collaterale di questo è che viene anche riattivato un processo chiamato apoptosi. I mitocondri contengono un fin troppo importante “pulsante di autodistruzione” che viene a mancare nelle cellule tumorali. Senza di esso, i tumori diventano più grandi e le cellule rifiutano di estinguersi. I mitocondri pienamente funzionanti, grazie al DCA invece possono finalmente morire.

Le aziende farmaceutiche non investono in questa ricerca perché il metodo DCA non può essere brevettato, senza un brevetto non possono guadagnarci nulla, con la chemioterapia classica invece fanno migliaia di miliardi di euro di profitto.

Dal momento che le case farmaceutiche non se ne interesseranno, altri laboratori indipendenti dovrebbero iniziare a produrre questo farmaco e fare ulteriori ricerche per confermare le conclusioni di cui sopra e produrre i farmaci.


Le cellule normali (blu) nel bel mezzo della crescita benigna sono affamate di ossigeno, ma possono sopravvivere con la glicosi, un modo diverso di fare energia. Nel processo i mitocondri, che contengono il meccanismo di autodistruzione cellulare, si spengono. Queste rende le cellule “immortali” e cangerogene (rosso), così esse continuano a replicarsi e il tumore cresce.

La Glicosi genera anche l’acido lattico che permette al cancro di mangiare cellule attraverso il tessuto, e formare tumori secondari in altre parti del corpo. 

Un farmaco chiamato dicloacetato rimette in funzione i mitocondri nelle cellule tumorali (blu) in modo che esse fermino la glicolisi e inizino a produrre energia di nuovo dai mitocondri. Il meccanismo di autodistruzione è quindi attivato, e le cellule avvizziscono e muoiono (marrone).

martedì 22 settembre 2015

INVENTATA L’ACQUA IN POLVERE

Si chiama Solid Rain, arriva dal Messico ed è acqua in polvere anche se a prima vista assomiglia allo zucchero.

L’idea dell’ingegnere chimico Sergio Rico è un rimedio contro la siccità che potrebbe rivoluzionare la vita dei contadini di tutto il mondo.

Ci sono aree del mondo in cui il cibo scarseggia, la popolazione soffre per fame e l’economia agricola è spesso bloccata. Colpa delle rare piogge, dei periodi di clima troppo secco, dei terreni aridi. Ma alla carestia può esserci un rimedio, è questa l’idea dell’ingegnere chimico Sergio Rico, inventore del rivoluzionario prodotto Solid Rain per migliorare la siccità  delle campagne messicane.

E’ una polvere che assomiglia allo zucchero. Non è dannosa per l’ambiente, minimizza i tempi di lavoro, incrementa la resa, fa risparmiare tempo e …acqua. Si acquista per 25 dollari a libbra e permette la crescita delle piante anche in assenza di pioggia, trasformando la vita degli agricoltori, ma non solo.

Ispiratosi ai pannolini per neonati, che assorbono grandi quantità di liquido in uno spazio limitato, la mente ingegneristica di Sergio Rico ha sviluppato un polimero assorbente a base di potassio che assorbe acqua fino a 500 volte la sua quantità originale.

Soltanto 10 grammi di prodotto assorbono un litro d’acqua e si trasformano in un gel denso e trasparente da utilizzare nella coltivazione.

Una volta mischiato il terreno, pensate al materiale come a una riserva d’acqua disponibile per circa un anno.

Le ricerche mostrano come si risparmino costi in termini di tempo, dedicato alla cura di un campo e in termini di quantità d’acqua per l’irrigazione. Verrà meno infatti la perdita di acqua per evaporazione o per infiltrazione, così come la dispersione di sostanze nutritive del terreno che spesso scivolano via con l’irrigazione.

Implementato per circa un decennio in uno studio del governo messicano nella regione semi arida dell’Hidalgo, soggetta a periodi di siccità, Solid Rain ha già dato grandi risultati.

I campi coltivati utilizzando il prodotto mostrano una resa del raccolto altissima: 3000 kg di fagioli per ettaro, invece dei 450 kg con innaffiamento tradizionale.

Premiato dal Stockholm International Water Institute e dalla Fondazione Miguel Aleman ricevendo premi per l’ecologia, Solid Rain è arrivato anche negli Stati Uniti, dove ormai è un prodotto popolare nella cura dei campi da golf e degli apprezzamenti di terreno con molto prato.

Dire che Solid Rain diventi la nuova frontiera dello sviluppo rurale è ancora azzardato, ma i risultati finora ottenuti sono tangibili. Siccità, desertificazione e terreno poco fertile sono solo alcune piaghe di molte aree rurali del sud del mondo con scarso accesso alle nuove tecnologie.


L’esperienza tra le coltivazioni messicane può rappresentare un esempio di innovazione “verde” che pensa anche alle nuove generazioni risparmiando sul consumo di acqua, minimizzando i tempi di lavoro e garantendo maggiore autonomia economica ai coltivatori.

martedì 15 settembre 2015

EBOLA: la genesi di una paura infondata

Il virus Ebola è diventato rapidamente protagonista delle cronache, giornali e tg dedicano ampio spazio alla cronaca della sua espansione, alla conta dei morti e, soprattutto, ad approfondire quella che è la paura principale di ascoltatori e lettori: la possibilità che questo virus, finora circoscritto quasi esclusivamente in Guinea, Sierra Leone e Liberia, possa arrivare in Europa e contagiarci.

Ad alimentare la paura, oltre alla virulenza di Ebola e la sua alta mortalità, soprattutto il fatto che si tratti di un virus del quale si sa ancora molto poco e contro il quale non esistono al momento vaccini o cure che abbiano concluso la fase di sperimentazione e quindi utilizzabili su grande scala.

UN VIRUS CHE GLI ESPERTI DEFINISCONO “STUPIDO”.

Ma è una paura fondata? Secondo la semi-totalità degli esperti non lo è nella maniera più assoluta.

Ad esempio Peter Piot, direttore della London School of Hygiene and Tropical Medicine, nonché una delle due persone che ha scoperto il virus nel 1975 ha affermato: “Non mi preoccuperei di essere seduto a fianco di un malato di Ebola in metropolitana a meno che non mi vomiti addosso. Si tratta di una malattia che richiede un contatto molto ravvicinato con i fluidi corporei”.

Mentre Fabrizio Pregliasco, virologo del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute all’Università di Milano, ha definito senza mezzi termini Ebola come “un virus stupido”, in quanto “uccide troppo e troppo velocemente e quindi non riesce ad evolversi”.

Infatti l’alta mortalità del virus (quasi il 90% dei contagiati non sopravvive) e il suo decorso velocissimo (il contagiato manifesta quasi immediatamente i sintomi e in massimo 20 giorni sopraggiunge il decesso), sono allo stesso tempo il motivo per cui questo virus ci spaventa così tanto.

Ma anche la ragione per cui è difficilissimo un suo sviluppo su scala mondiale, nel senso che un malato è quasi subito non solo identificabile, ma anche troppo provato per trasmettere la malattia, la quale ha una modalità di trasmissione piuttosto complicata possibile solo attraverso uno scambio di fluidi corporei.

OGNI GIORNO LA TBC FA IL NUMERO DI MORTI CHE EBOLA HA FATTO IN 38 ANNI. Questo ovviamente non significa voler smentire che Ebola sia un allarme reale per i paesi africani coinvolti o che in questa sua nuova ondata abbia avuto una diffusione senza precedenti.

Sono entrambe affermazioni vere.
Ma passando alla fredda ma efficace rassegna statistica apprendiamo che fino ad oggi l’ultima epidemia di Ebola ha provocato poco meno di 3.000 morti secondo i dati dell’Oms, mentre in tutta la sua storia, cominciata nel 1976 quando venne segnalato il primo caso, e segnata da 24 cicli epidemici, i morti totali sono poco meno di cinquemila.

Una media di 130 morti all’anno per 38 anni. Di epatite muoiono oltre un milione di persone ogni anno (600mila per la sola variante B), di influenza circa 500.000, di Papilloma Virus 275.000 e di Rabbia oltre 55.000.

Altri virus insomma dovrebbero destare ben più paura, tra questi soprattutto la Tubercolosi, malattia di sapore ottocentesco che si credeva ampiamente sconfitta e che invece è tornata più letale che mai in una nuova variante (TB-MDR) che resiste a tutte le cure esistenti e nel solo 2012 secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha colpito 8,6 milioni di persone, provocando 1,3 milioni di morti.

E, tra parentesi, da anni è tornata a mietere vittime anche in Usa ed Europa.

AVETE PRESENTE IL FILM OUTBREAK CON DUSTIN HOFFMAN?
Torniamo quindi alla questione iniziale: per quale ragione Ebola fa così paura? Beh, vi ricordate del libro The Hot Zone di Richard Preston? E del film Outbreak (Virus Letale) di Wolfgang Petersen?

Secondo lo scrittore David Quammen il tutto inizia esattamente da queste due opere. The Hot Zone, pubblicato nel 1994, è stato un autentico best-seller della letteratura )para-scientifica americana.

Racconta di un incidente batteriologico in un laboratorio di Washington e mette in guardia il pubblico dalla probabilità che Ebola possa abbattersi su tutto il mondo, condendo il tutto con dettagli splatter ed inventati sugli effetti del virus sugli umani, cose tipo corpi di malati che diventano una poltiglia informe di carne e sangue.

Nel 1995 esce invece in tutto il mondo, distribuito dal colosso Warner Bros, il film Outbreak (Virus Letale) con Dustin Hoffman. Il film è sostanzialmente la solita americanata trita e ritrita dove il buono di turno combatte per salvare il pianeta dal disastro imminente.

Solo che nella sceneggiatura di Petersen il male ha le vesti di una versione modificata del virus Ebola che minaccia l’America non solo per la sua viralità, ma anche per il potenziale utilizzo come arma di bio-terrorismo.

DALLA CULTURA DI MASSA ALLA PAURA DI MASSA.

Dal successo della fiction alla trasposizione sulla realtà delle paranoie apprese da essa il passo può essere molto breve. Tanto più se l’opera proviene dalla multinazionale produttrice di cultura di massa per eccellenza: Hollywood.

Non è un caso che negli Usa si segnalino in questi giorni veri e propri casi di psicosi di massa sul virus Ebola, tanto che la decisione delle autorità di rimpatriare un medico che aveva contratto il virus in Africa per prestargli cure ad Atlanta, ha portato ad una ondata di proteste di cittadini spaventati, mentre i media facevano ore di diretta sulla questione e politici in cerca di facili dosi di visibilità mediatica rilanciavano l’allarme su Twitter.

Dalle TV americane a quelle europee il passo è breve, ed eccovi servito l’allarme dell’estate 2014. Il tutto mentre, facendo un rapido calcolo, nel solo tempo che il sottoscritto ha impiegato per scrivere quest’articolo, almeno 1.400 persone si sono ammalate di Tubercolosi ed altre 190 sono morte.