Il telecomando è una di quelle invenzioni di cui molti
si attribuiscono la paternità.
A contendersi il titolo potrebbe esserci anche Guglielmo Marconi con la sua famosa
dimostrazione wireless alla Toynbee Hall di Londra nel 1896. In
quell’occasione, usando un trasmettitore telegrafico fisso, riuscì a far
suonare più volte un campanello attaccato a un ricevitore che un collega
trasportava in giro per la stanza.
Il più accreditato per il titolo sembrerebbe tuttavia Nikola Tesla, che nel 1898 brevettò un
dispositivo senza fili per “ controllare il meccanismo di vascelli
o veicoli mobili”.
Ne dimostrò l’efficacia quello stesso anno, al
Madison Square Garden di NewYork.
Fu solo nel 1901, invece, che Torres y Quevedo,
cercando un sistema per testare i suoi dirigibili senza rischiare vite umane,
costruì un prototipo del suo Telekino. Poi ne
brevettò due diversi modelli nel 1902 e nel 1903. Presto fu in grado di
controllare un triciclo a 30 metri di distanza: riusciva a farlo andare avanti
e indietro e a farlo sterzare a destra e a sinistre. Tra il 1904 e il 1905
passò a piccole barche in preparazione al grande show di Bilbao.
Stranamente è proprio a Leonardo Torres y Quevado che l’Institute
of Electrical and Eletronics Engineers (Ieee) riconosce il titolo
di padre dei “ moderni principi di controllo remoto.
domenica 29 settembre 2013
giovedì 19 settembre 2013
IL TRANSITOR "L'Invenzione che ha cambiato la tecnologia"
Nel 1947 ebbe inizio una nuova era per la tecnologia con l'invenzione del transistor, un dispositivo elettronico basato sulle proprietà di un importante materiale semiconduttore:
il silicio.
I microcircuiti dei nostri cellulari, dei nostri PC e delle nostre radio, ma anche quelli delle moderne lavatrici e delle automobili, sono composti di un unico straordinario materiale il silicio. Oggi sappiamo che questo elemento chimico appartiene alla famiglia dei semiconduttori, caratterizzati, da una resistenza elettrica maggiore di quella dei conduttori, ma minore di quella degli isolanti. Inoltre, questa famiglia di materiali si distingue per un'altra importante caratteristica contrariamente a quanto accade per i metalli, la resistenza elettrica dei semiconduttori diminuisce all'aumentare della temperatura. Il silicio compone quasi il 26% della crosta terrestre, dopo l'ossigeno, rappresenta il secondo più diffuso per abbondanza sul nostro pianeta. Tuttavia il silicio elementare non si trova libero in natura, ma sotto forma di ossidi come quarzi e rocce cristalline o di silicati come il granito e l'argilla.
Dal punto di vista tecnologico, la seconda metà del novecento è ricordata
come l'epoca in cui nacque e si sviluppò l'elettronica basata sui circuiti di silicio. L'avvento i questi congegni trasformò radicalmente il mondo delle radiocomunicazioni fondato, fino ad allora, sull'uso delle valvole termoioniche.
Il Transistor, nonostante la grande varietà delle sue applicazioni, svolge solo due semplici funzioni: quella di interruttore e quella di modulatore.
Come in un interruttore, fornendo una piccola corrente a uno degli ingressi del transistor è possibile consentire o escludere il passaggio di una corrente attraverso le altre due connessioni di cui è dotato.
Come in un amplificatore di corrente, il passaggio di corrente può essere modulato: una piccola variazione di corrente a un ingresso consente di controllare il passaggio di una corrente molto superiore attraverso le altre due connessioni.
il silicio.
I microcircuiti dei nostri cellulari, dei nostri PC e delle nostre radio, ma anche quelli delle moderne lavatrici e delle automobili, sono composti di un unico straordinario materiale il silicio. Oggi sappiamo che questo elemento chimico appartiene alla famiglia dei semiconduttori, caratterizzati, da una resistenza elettrica maggiore di quella dei conduttori, ma minore di quella degli isolanti. Inoltre, questa famiglia di materiali si distingue per un'altra importante caratteristica contrariamente a quanto accade per i metalli, la resistenza elettrica dei semiconduttori diminuisce all'aumentare della temperatura. Il silicio compone quasi il 26% della crosta terrestre, dopo l'ossigeno, rappresenta il secondo più diffuso per abbondanza sul nostro pianeta. Tuttavia il silicio elementare non si trova libero in natura, ma sotto forma di ossidi come quarzi e rocce cristalline o di silicati come il granito e l'argilla.
Dal punto di vista tecnologico, la seconda metà del novecento è ricordata
come l'epoca in cui nacque e si sviluppò l'elettronica basata sui circuiti di silicio. L'avvento i questi congegni trasformò radicalmente il mondo delle radiocomunicazioni fondato, fino ad allora, sull'uso delle valvole termoioniche.
Il Transistor, nonostante la grande varietà delle sue applicazioni, svolge solo due semplici funzioni: quella di interruttore e quella di modulatore.
Come in un interruttore, fornendo una piccola corrente a uno degli ingressi del transistor è possibile consentire o escludere il passaggio di una corrente attraverso le altre due connessioni di cui è dotato.
Come in un amplificatore di corrente, il passaggio di corrente può essere modulato: una piccola variazione di corrente a un ingresso consente di controllare il passaggio di una corrente molto superiore attraverso le altre due connessioni.
venerdì 13 settembre 2013
RAY DOLBY "L'Inventore del suono "perfetto"
Ray Dolby
(Portland 18 Gennaio 1933 - San Francisco 12 Settembre 2013).
Fondatore dei Dolby Laboratories cambiò il modo di pensare l'audio nel cinema.
Senza la sua tecnologia di riduzione del rumore e pulizia del suono, nonché la possibilità di registrare l'audio a due canali, non avremmo avuto gli stupendi primi effetti sonori usati da Steven Spielberg per il suo Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo del 1977. Stessa cosa anche per George Lucas e le sue Guerre Stellari, anche se il primo ad utilizzare tale tecnologia fu Stanley Kubrick per il suo capolavoro Arancia Meccanica del 1971.
Tutto era cominciato con un semplice circuito audio: nel 1949, a soli 16 anni, Dolby mise le mani grazie al suo primo lavoretto alla Ampex sul primo registratore a nastro sul mercato.
E fu così che, dopo una laurea a Stanford e un dottorato a Cambridge, il giovane decise di mettersi in proprio e cambiare il modo in cui percepiamo i suoni incisi sui nastri magnetici. Il primo "compansore" un dispositivo elettronico capace di ridurre il rumore di fondo e i disturbi all'interno dei segnali acustici, nasce nel 1965, quando Dolby attraversa l'Oceano per fondare i Dolby Labs in Inghilterra.
Tre anni più tardi la nuova versione del circuito – il Dolby B-type – venne integrato all'interno dei registratori commerciali: era l'inizio della scalata al successo.
Nel 1976, Dolby torna negli States e stabilisce definitivamente l'azienda a San Francisco.
Grazie a un brevetto riconosciuto sette anni prima, era nato il Dolby Sound System, ossia la tecnologia che ha dato una svolta agli effetti audio del cinema. In pratica si trattava di un sistema per migliorare la qualità del parlato all'interno delle pellicole, dove spesso colonna sonora e dialoghi si mescolavano con scarsa qualità.
L'importanza della sua tecnologia riconosciuta formalmente dal mondo della celluloide ha permesso a Dolby di ricevere un Oscar (Scientific and Engineering Award nel 1979), diversi Emmy e un Grammy per il suo lavoro, oltre ad una National Medal of Technology and Innovation consegnatagli da Bill Clinton e l'investitura a Member of the Most Excellent Order of the British Empire da parte della Regina Elisabetta II.
(Portland 18 Gennaio 1933 - San Francisco 12 Settembre 2013).
Fondatore dei Dolby Laboratories cambiò il modo di pensare l'audio nel cinema.
Senza la sua tecnologia di riduzione del rumore e pulizia del suono, nonché la possibilità di registrare l'audio a due canali, non avremmo avuto gli stupendi primi effetti sonori usati da Steven Spielberg per il suo Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo del 1977. Stessa cosa anche per George Lucas e le sue Guerre Stellari, anche se il primo ad utilizzare tale tecnologia fu Stanley Kubrick per il suo capolavoro Arancia Meccanica del 1971.
Tutto era cominciato con un semplice circuito audio: nel 1949, a soli 16 anni, Dolby mise le mani grazie al suo primo lavoretto alla Ampex sul primo registratore a nastro sul mercato.
E fu così che, dopo una laurea a Stanford e un dottorato a Cambridge, il giovane decise di mettersi in proprio e cambiare il modo in cui percepiamo i suoni incisi sui nastri magnetici. Il primo "compansore" un dispositivo elettronico capace di ridurre il rumore di fondo e i disturbi all'interno dei segnali acustici, nasce nel 1965, quando Dolby attraversa l'Oceano per fondare i Dolby Labs in Inghilterra.
Tre anni più tardi la nuova versione del circuito – il Dolby B-type – venne integrato all'interno dei registratori commerciali: era l'inizio della scalata al successo.
Nel 1976, Dolby torna negli States e stabilisce definitivamente l'azienda a San Francisco.
Grazie a un brevetto riconosciuto sette anni prima, era nato il Dolby Sound System, ossia la tecnologia che ha dato una svolta agli effetti audio del cinema. In pratica si trattava di un sistema per migliorare la qualità del parlato all'interno delle pellicole, dove spesso colonna sonora e dialoghi si mescolavano con scarsa qualità.
L'importanza della sua tecnologia riconosciuta formalmente dal mondo della celluloide ha permesso a Dolby di ricevere un Oscar (Scientific and Engineering Award nel 1979), diversi Emmy e un Grammy per il suo lavoro, oltre ad una National Medal of Technology and Innovation consegnatagli da Bill Clinton e l'investitura a Member of the Most Excellent Order of the British Empire da parte della Regina Elisabetta II.
martedì 10 settembre 2013
LÁSZLÓ JÓZSEF BÍRÓ "L'Inventore della Penna a Sfera"
László József Bíró (Budapest, 29 Settembre 1899 - Buenos Aires, 24 Novembre 1985) è stato un giornalista e inventore ungherese.
Creò la penna a sfera (poi chiamata Biro, dal suo nome) intorno alla fine degli anni trenta insieme al fratello György. Con l'intento di trovare una soluzione al problema delle macchie che le penne stilografiche lasciavano sui fogli, Biró provò a sostituire il tipo di inchiostro che si usava per scrivere con quello delle rotative che stampavano i giornali. Il nuovo liquido era però viscoso e rendeva difficoltosa e poco fluida la scrittura e così a Bíró venne un'altra idea: all'interno della punta inserì una piccola pallina metallica che permetteva la distribuzione omogenea dell'inchiostro.
( Sembra che l'idea gli venne vedendo una palla che rotolava in una pozzanghera e lasciava poi una striscia bagnata sulla strada).
Si dice anche che fu Italo Calvino, qualche anno dopo la sua diffusione, a chiamare la penna a sfera "biro" in onore del suo inventore.
Era nata la penna a sfera.
Creò la penna a sfera (poi chiamata Biro, dal suo nome) intorno alla fine degli anni trenta insieme al fratello György. Con l'intento di trovare una soluzione al problema delle macchie che le penne stilografiche lasciavano sui fogli, Biró provò a sostituire il tipo di inchiostro che si usava per scrivere con quello delle rotative che stampavano i giornali. Il nuovo liquido era però viscoso e rendeva difficoltosa e poco fluida la scrittura e così a Bíró venne un'altra idea: all'interno della punta inserì una piccola pallina metallica che permetteva la distribuzione omogenea dell'inchiostro.
( Sembra che l'idea gli venne vedendo una palla che rotolava in una pozzanghera e lasciava poi una striscia bagnata sulla strada).
Si dice anche che fu Italo Calvino, qualche anno dopo la sua diffusione, a chiamare la penna a sfera "biro" in onore del suo inventore.
Era nata la penna a sfera.
sabato 7 settembre 2013
TIM BERNERS-LEE "L'Inventore del Web"
Tim Berners-Lee nasce nel 1955 in un sobborgo di Londra, statunitense d'adozione ( vive a Boston e insegna al MIT ).
E' grazie a Sir Timothy John "Tim" Berners-Lee che tutti noi possiamo navigare nel Web, riuscendo a visualizzare siti e foto, vedere filmati ed ascoltare musica.
Il Cavaliere di Sua Maestà sviluppò i primi standard per il linguaggio HTML, per la definizione di URL e per il protocollo HTTP. Ma, soprattutto, nel 1989 inventò il World Wide Web (w.w.w.), la grande Rete a nodi interconnessi su cui si basa la nostra esperienza quotidiana su Internet.
La differenza tra Internet e il Web è spesso sconosciuta alla maggioranza degli utenti che solitamente utilizza i due termini come sinonimi della stessa cosa.
In realtà, la differenza tra Internet e Web è sostanziale ed è scritta in epoche diverse della storia.
La rete Internet è la piattaforma tecnologica su cui scorrono i dati.
Il Web è una tecnologia di visualizzazione dei dati tramite l'ipertesto.
E' grazie a Sir Timothy John "Tim" Berners-Lee che tutti noi possiamo navigare nel Web, riuscendo a visualizzare siti e foto, vedere filmati ed ascoltare musica.
Il Cavaliere di Sua Maestà sviluppò i primi standard per il linguaggio HTML, per la definizione di URL e per il protocollo HTTP. Ma, soprattutto, nel 1989 inventò il World Wide Web (w.w.w.), la grande Rete a nodi interconnessi su cui si basa la nostra esperienza quotidiana su Internet.
La differenza tra Internet e il Web è spesso sconosciuta alla maggioranza degli utenti che solitamente utilizza i due termini come sinonimi della stessa cosa.
In realtà, la differenza tra Internet e Web è sostanziale ed è scritta in epoche diverse della storia.
La rete Internet è la piattaforma tecnologica su cui scorrono i dati.
Il Web è una tecnologia di visualizzazione dei dati tramite l'ipertesto.
venerdì 6 settembre 2013
KONRAD ZUSE " L'Inventore del Computer"
Konrad Zuse (1910-1955)
è stato lo scienziato che ha costruito il primo computer moderno.
Come la quasi totalità delle invenzioni più complesse, non esiste un "padre" unico per il prodotto (la Radio - il Telefono - il Cellulare - la Televisione - ecc...) attuale cui siamo abituati a vedere ed usare.
Infatti se fate delle ricerche troverete diversi nominativi per ognuna delle invenzioni.
Allo stesso modo, in rete, come "padre del computer", troverete i nomi di Alan Turing, Charles Babbage, John Von Neumann o addirittura Steve Jobs, ma raramente verrà fuori il nome di Zuse.
Tra i pionieri del computer è più facile trovare il nome di Howard Aiken che, nel 1943, realizzò un computer elettrico automatico, il MARK 1, che utilizzava 800 chilometri di fili e pesava 35 tonnellate. Migliaia di relè producevano un rumore infernale e richiedeva una manutenzione continua e faticosa.
Il cambiamento avverrà nel 1946, con la sostituzione degli interruttori elettromeccanici con le valvole termoioniche. La nuova macchina, chiamata ENIAC, era in grado di eseguire 500 operazioni al secondo.
Nel 1941, però, Konrad Zuse costruì una macchina analoga, che funzionava
elettricamente, chiamata Z3.
è stato lo scienziato che ha costruito il primo computer moderno.
Come la quasi totalità delle invenzioni più complesse, non esiste un "padre" unico per il prodotto (la Radio - il Telefono - il Cellulare - la Televisione - ecc...) attuale cui siamo abituati a vedere ed usare.
Infatti se fate delle ricerche troverete diversi nominativi per ognuna delle invenzioni.
Allo stesso modo, in rete, come "padre del computer", troverete i nomi di Alan Turing, Charles Babbage, John Von Neumann o addirittura Steve Jobs, ma raramente verrà fuori il nome di Zuse.
Tra i pionieri del computer è più facile trovare il nome di Howard Aiken che, nel 1943, realizzò un computer elettrico automatico, il MARK 1, che utilizzava 800 chilometri di fili e pesava 35 tonnellate. Migliaia di relè producevano un rumore infernale e richiedeva una manutenzione continua e faticosa.
Il cambiamento avverrà nel 1946, con la sostituzione degli interruttori elettromeccanici con le valvole termoioniche. La nuova macchina, chiamata ENIAC, era in grado di eseguire 500 operazioni al secondo.
Nel 1941, però, Konrad Zuse costruì una macchina analoga, che funzionava
elettricamente, chiamata Z3.
mercoledì 4 settembre 2013
JOHN LOGIE BAIRD " L'inventore della Televisione"
JOHN LOGIE BAIRD Helensburgh, 13 Agosto 1888 / Bexhill-onSea, 14 Giugno 1946 è stato un inventore britannico.
Il 27 giugno del 1923 l’inventore scozzese John Logie Baird
pubblica un originale annuncio sul The Times di Londra:
«Inventore di un apparecchio senza fili attraverso il quale è possibile vedere a distanza desidera trovare una persona che lo assista – non finanziariamente – nella costruzione di impianti utilizzabili».
«Inventore di un apparecchio senza fili attraverso il quale è possibile vedere a distanza desidera trovare una persona che lo assista – non finanziariamente – nella costruzione di impianti utilizzabili».
Inutile dire che, contrariamente a quanto scritto, ciò che gli
serviva era proprio il denaro.
Personaggio bizzarro, Baird aveva inventato
le suole che si gonfiano come i pneumatici, la lametta da barba in vetro, le calze di
carta e un modo per fabbricare i diamanti, tutte idee che non gli fruttavano il
becco di un quattrino ma prima di quello storico annuncio, sempre nel 1923, era
riuscito a inviare un’immagine della croce di Malta da una stanza all’altra del
suo squallido appartamentino al 22 Firth Street di Soho, Londra. Tre persone
comunque credono nell’impresa: il tipografo William Odhams, il giornalista
William Le Queux e Will Day, proprietario di sale cinematografiche che, oltre
ad avere il denaro, da esperto intuì la portata dell’invenzione.
martedì 3 settembre 2013
MARTIN COOPER " L'inventore del Cellulare"
Martin Cooper, ex manager della divisione sistemi di Motorola, è
considerato l'inventore del telefono portatile e il primo uomo al mondo ad aver
effettuato una chiamata con un telefono cellulare nel lontano aprile del 1973.
I laboratori Bell, che effettuavano ricerche per l'azienda di
telecomunicazioni americana AT&T, iniziarono a pensare ai telefoni
cellulari fin dal lontano 1947, per poi gareggiare testa a testa con Motorola
per essere la prima azienda a realizzare un dispositivo portatile.
Intorno al 1910, Lars
Ericsson insieme alla moglie mise a punto un primitivo sistema di telefonia
mobile per auto. Costruì da due lunghe aste, ciascuna delle quali aveva un
gancio ad un’estremità; ai ganci erano collegati due cavi che terminavano
nell’apparecchio telefonico. A quel punto, quando voleva fare una telefonata,
gli bastava fermare l’auto nei pressi di una linea telefonica e agganciare le
aste a una coppia di cavi della linea e girare la manovella della dinamo del
proprio telefono e generare il segnale di chiamata al centralinista della
centrale più vicina per farsi passare al telefono uno dei suoi amici.Era nato
così il primo telefono mobile ad uso civile. Tuttavia non è completamente
corretto attribuire a Ericsson la paternità del telefono mobile. si hanno
notizie di altri telefoni mobili da lui costruiti ben prima di quello
installato nella sua auto. Infatti, la prima notizia documentata relativa ad un
uso civile di telefoni portatili è del 1889, quando alcuni modelli sviluppati
dalla Ericsson si cominciarono ad utilizzare durante i lavori di manutenzione
delle strade o dei canali. E, naturalmente, anche i militari furono tra i primi
a richiedere e usare questi apparecchi mobili. Tant’è che già a partire dal
1890 la Ericsson produsse vari tipi di telefono portatile che vennero
acquistati dalla Milizia Svedese.
Martin Cooper, nato il 26 Dicembre 1928, è cresciuto a Chicago, laureandosi in ingegneria elettronica
presso l'Illinois Institute of Technology.
Dopo quattro anni di servizio in marina a
bordo di cacciatorpedinieri e sottomarini, ha lavorato per un anno in
un'azienda di telecomunicazioni, per passare a Motorola nel 1954. Oltre a
realizzare il primo telefono cellulare, Cooper ha contribuito alla nascita
della prima radio portatile per la polizia di Chicago nel 1967.
Il sogno di Cooper era quello di permettere alla gente di
avere un telefono a disposizione, sempre e ovunque. In qualità di project
manager per Motorola, Martin Cooper installò nel 1973 una stazione base a Ney
York, da usare con il primo prototipo funzionante di telefono cellulare, il
Motorola DynaTac.
Il Motorola Dynatac del 1973, con i suoi 1130 grammi di peso è veramente
lontano dai telefoni a cui siamo abituati. Senza display e senza nessuna
funzione particolare (se non la possibilità di parlare, ascoltare e comporre i
numeri di telefono) utilizzava 30 schede elettroniche per funzionare.
Per ricaricare la batteria, che garantiva un'autonomia di soli 35 minuti in
conversazione, occorrevano oltre 10 ore.
Dopo una lunga serie di test a Washington con la Federal Communications
Commission, Cooper riuscì ad ottenere le frequenze radio necessarie al funzionamento dei dispositivi che avrebbero utilizzato
la tecnologia cellulare.
La grande giorno arriva il 3 aprile del 1973, quando in una strada vicino
al Manhattan Hilton, Martin Cooper decise di effettuare la prima chiamata,
prima di recarsi alla conferenza stampa organizzata per la presentazione del
prototipo.
Alla pressione di un tasto il DynaTac riesce a mettersi in contatto con la
stazione base installata sul tetto di un grattacielo, collegata alle normali
linee telefoniche. Fra gli sguardi incuriositi dei passanti, Cooper chiama Joel
Engel, direttore dei laboratori Bell per avvisare la concorrenza che Motorola
aveva inventato il primo telefono cellulare.
giovedì 22 agosto 2013
ROBERT JOHNSON
Robert Leroy Johnson (Hazlehurst, 8 maggio 1911 – Greenwood, 16 agosto 1938) è stato un chitarrista blues statunitense.
Fece parte della scena musicale blues sorta nella zona del delta del Mississippi (Delta Blues) tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento.
La sua oscura biografia, scarsamente documentata, e la sua morte misteriosa all'età di soli 27 anni hanno contribuito notevolmente ad alimentare le fosche leggende sulla sua figura già circolanti in vita.
La sorprendente combinazione di tecnica chitarristica, canto e improvvisazione caratterizzante le sue 29 storiche registrazioni, effettuate tra il 23 novembre 1936 e il 20 giugno 1937, ha costituito una base imprescindibile per intere generazioni di musicisti a venire, tra cui Muddy Waters, Bob Dylan, i Rolling Stones, i Cream, Allman Brothers, Johnny Winter, Eric Clapton, Jimi Hendrix,
Jeff Beck e i Led Zeppelin.
Il 23 gennaio 1986 è stato tra i primi musicisti a essere introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame, segnatamente nella categoria Early Influences;
la rivista Rolling Stone l'ha collocato in quinta posizione nella
Lista dei 100 migliori chitarristi della storia.
mercoledì 21 agosto 2013
B L U E S
Il blues è una forma musicale vocale e strumentale la cui forma originale è
caratterizzata da una struttura ripetitiva di dodici battute e dall'uso, nella
melodia, delle cosiddette blue note.
Le radici del blues sono da ricercare tra i canti delle comunità di schiavi
afroamericani nelle piantagioni degli stati meridionali degli USA (la
cosiddetta Cotton Belt). La struttura antifonale (di chiamata e risposta) e l'uso delle blue note (un intervallo di quinta diminuita che l'armonia classica
considera dissonante e che in Italia valse al blues il nomignolo di musica
stonata) apparentano il blues alle forme musicali dell'Africa occidentale.
Molti degli stili della musica popolare moderna derivano o sono stati
fortemente influenzati dal blues.
Sebbene ragtime e spiritual non abbiano la stessa origine del blues, questi tre
stili musicali afroamericani si sono fortemente influenzati tra loro. Altri
generi sono derivazioni o comunque sono stati fortemente influenzati da
questi: jazz, bluegrass, rhythm and blues, talking blues, rock and roll, hard
rock, hip-hop, musica pop in genere.
La ricerca musicale di molti artisti ha portato il blues, e soprattutto il jazz, a
contatto con molteplici realtà musicali, creando stili sempre nuovi e
differenti.
THE HOUSE OF THE RISING SUN
The House of the Rising Sun
è una canzone folk statunitense.
Non si è a conoscenza di chi sia stato il compositore e, nel corso del tempo, ne sono state composte numerose versioni. L'arrangiamento fatto dagli inglesi The Animals, nel 1964, è generalmente considerato il più famoso ed è stato il numero uno in classifica sia negli Stati Uniti, sia nel Regno Unito.
Il testo
The House of the Rising Sun ha come argomento una vita sfortunata ed è
ambientata a New Orleans. L'espressione "House of the Rising Sun" (Casa
del sole nascente) è un eufemismo per indicare una casa chiusa. Alcuni
ritengono che la casa sia esistita realmente e che fosse presieduta da una
maitresse di origini francesi chiamata Marianne Le Soleil Levant, dal cui
cognome o soprannome sembra essere derivata la denominazione della casa.
Tra le ipotesi più accreditate c'è quella che la vuole situata proprio a New
Orleans: la notizia del suo abbattimento, avvenuto nel 2007, ha trovato spazio nelle pagine di qualche quotidiano statunitense.
Del testo esistono due diverse versioni: una al maschile e una al femminile.
Quella maschile parla di un ragazzo proveniente da una famiglia
problematica e pentito di aver passato la sua vita nel peccato e nella infelicità
frequentando la "Casa del sole nascente"; quella femminile invece parla di
una ragazza ravveduta di essere entrata nel giro della prostituzione e costretta a rimanere in quella casa per poter vivere.
La versione maschile è la più nota ed è quella riproposta dagli Animals,
sebbene quasi tutti gli studiosi siano concordi nel ritenere il testo al
femminile quello originario. Fra i musicisti che hanno riproposto questa
versione spiccano Bob Dylan e Joan Baez.
è una canzone folk statunitense.
Non si è a conoscenza di chi sia stato il compositore e, nel corso del tempo, ne sono state composte numerose versioni. L'arrangiamento fatto dagli inglesi The Animals, nel 1964, è generalmente considerato il più famoso ed è stato il numero uno in classifica sia negli Stati Uniti, sia nel Regno Unito.
Il testo
The House of the Rising Sun ha come argomento una vita sfortunata ed è
ambientata a New Orleans. L'espressione "House of the Rising Sun" (Casa
del sole nascente) è un eufemismo per indicare una casa chiusa. Alcuni
ritengono che la casa sia esistita realmente e che fosse presieduta da una
maitresse di origini francesi chiamata Marianne Le Soleil Levant, dal cui
cognome o soprannome sembra essere derivata la denominazione della casa.
Tra le ipotesi più accreditate c'è quella che la vuole situata proprio a New
Orleans: la notizia del suo abbattimento, avvenuto nel 2007, ha trovato spazio nelle pagine di qualche quotidiano statunitense.
Del testo esistono due diverse versioni: una al maschile e una al femminile.
Quella maschile parla di un ragazzo proveniente da una famiglia
problematica e pentito di aver passato la sua vita nel peccato e nella infelicità
frequentando la "Casa del sole nascente"; quella femminile invece parla di
una ragazza ravveduta di essere entrata nel giro della prostituzione e costretta a rimanere in quella casa per poter vivere.
La versione maschile è la più nota ed è quella riproposta dagli Animals,
sebbene quasi tutti gli studiosi siano concordi nel ritenere il testo al
femminile quello originario. Fra i musicisti che hanno riproposto questa
versione spiccano Bob Dylan e Joan Baez.
lunedì 19 agosto 2013
OLINDO DE PRETTO "Il Genio Ispiratore"
Se chiedete
a qualsiasi uomo di scienza quando la più famosa formula della fisica,
(presente nella teoria della relatività) sia stata concepita vi risponderà
senza dubbio che fu nel 1905 che Albert Einstein, considerato ai giorni nostri
il più grande scienziato di tutti i tempi, pubblicò la sua congettura secondo
la quale la massa di un qualsiasi corpo, come dire il suo contenuto di materia,
non è altro che una misura dell’energia che esso è in grado di produrre, nella
famosa proporzione:
E (energia)
= m (massa) per la velocità della luce, che viene indicata solitamente con la
lettera C, al quadrato, ovvero, più sinteticamente, come tutti sanno: E = mc2.
Al primo
membro di questa equazione troviamo l’energia totale E racchiusa in un qualsiasi corpo fisico, ed al
secondo la sua massa m, moltiplicata per il quadrato della
“costante universale” C (costante almeno secondo la teoria
della relatività einsteniana), vale a dire la velocità della luce nel “vuoto”,
pari a circa 300.000 Km al secondo.
L’equazione
di dice esprimere l’equivalenza tra massa ed energia, perché va intesa non
soltanto nel senso che una massa è capace di produrre energia, esperienza che
tutti abbiamo provato bruciando un pezzo di legno in un camino per ricavarne
calore, ma anche viceversa che l’energia è capace di trasformarsi in massa, in
materia.
Altri
scienziati si erano avvicinati prima di Einstein a tali conclusioni: Lorentz,
Poincaré, Hilbert e soprattutto Olinto De Pretto.
mercoledì 7 agosto 2013
PIER LUIGI IGHINA "Il Genio Visionario"
Pier Luigi Ighina fu forse uno dei più grandi geni incompresi del 900.
Nato a Milano nel 1908 e morto a Imola nel 2004.
Da sempre affascinato dal mondo dell'elettromagnetismo, dedicò la sua vita a realizzare invenzioni incredibili, a volte non accettate dalla scienza ufficiale.
Per anni fu assistente di Guglielmo Marconi, dal quale carpì alcuni segreti della fisica che gli sarebbero serviti per le sue future teorie, si dice che addirittura Marconi chiese a Ighina di procedere con i suoi studi dopo la sua morte, poiché stava lavorando su cose molto importanti come il leggendario "raggio della morte" e stava conducendo studi sul magnetismo molto particolari.
A differenza del poliedrico, ma ingenuo ricercatore ed inventore serbo Nikola Tesla, Ighina non si fidò mai dei potenti con cui evitò ogni collaborazione, conscio che le sue invenzioni sarebbero state usate solo a fini malefici e per lucrare.
Nato a Milano nel 1908 e morto a Imola nel 2004.
Da sempre affascinato dal mondo dell'elettromagnetismo, dedicò la sua vita a realizzare invenzioni incredibili, a volte non accettate dalla scienza ufficiale.
Per anni fu assistente di Guglielmo Marconi, dal quale carpì alcuni segreti della fisica che gli sarebbero serviti per le sue future teorie, si dice che addirittura Marconi chiese a Ighina di procedere con i suoi studi dopo la sua morte, poiché stava lavorando su cose molto importanti come il leggendario "raggio della morte" e stava conducendo studi sul magnetismo molto particolari.
A differenza del poliedrico, ma ingenuo ricercatore ed inventore serbo Nikola Tesla, Ighina non si fidò mai dei potenti con cui evitò ogni collaborazione, conscio che le sue invenzioni sarebbero state usate solo a fini malefici e per lucrare.
venerdì 2 agosto 2013
INNOCENZO MANZETTI "Il Genio Sconosciuto"
Innocenzo Manzetti era il tipico genio italiano appartenente a quella schiera che per vari motivi non ha visto riconoscere le sue invenzioni e scoperte.
Nato ad Aosta il 17 Marzo del 1826.
Dopo gli studi, ebbe subito e lasciò poi il lavoro all'Ufficio del Genio Civile di Aosta per dedicarsi alla libera professione di geometra e nel tempo libero a rincorrere sogni, idee ed applicazioni meccaniche.
Nel 1848, dopo 8 anni di duro lavoro, stupì i suoi concittadini con un automa che suonava il flauto, un vero e proprio "robot", un capolavoro di ingegneria meccanica nel quale apparivano piccole genialità come un tipo di plastica inventata proprio dal Manzetti.
Questo spettacolare automa muoveva le braccia, salutava e suonava il flauto.
Fu durante la lavorazione di questo automa che il Manzetti immaginava di trasferire i suoni da un luogo all'altro.
L'elenco delle sue invenzioni è lungo, tra queste spiccano:
-un velocipede a tre ruote a vapore;
-sistemi di filtraggio dell'acqua;
-un pantografo raffinato e preciso;
-un pappagallo volante;
-forse il motore a scoppio;
-la macchina per la pasta (brevettata nel 1857 e venduta per pochi soldi a una fabbrica inglese che ne trasse grande profitto).
martedì 30 luglio 2013
L'UOMO DELLA FONDAZIONE Parte Seconda Cap. 4
Parte seconda
TERMINUS
4
Per la prima volta nella sua lunga
carriera politica e della sua vita, Harla Branno, Sindaco della Fondazione, era
incapace, anzi non se la sentiva di prendere una decisione che potesse
comportare il rischio di cambiare lo “status quo” raggiunto, non negli ultimi
giorni, almeno, del suo governo. Non doveva ne poteva rinunciare
all'opportunità d’essere ancora a capo del governo, oltre il tempo legalmente
concesso, ottenuta in virtù dei suoi recenti meriti e dell'imminente cinquecentesimo anniversario
della Fondazione.
La proroga temporanea, solo di natura
rappresentativa, l’avrebbe ulteriormente e forse definitivamente consacrata
come migliore Sindaco degli ultimi secoli.
Il suo nome sarebbe stato ricordato e abbinato ai primi due grandi ed
ormai leggendari Sindaci, Hardin e Mallowe.
domenica 28 luglio 2013
LA RISONANZA
La risonanza è una condizione fisica che si verifica quando un sistema oscillante forzato viene sottoposto a sollecitazione periodica di frequenza pari all'oscillazione propria del sistema.
Verificandosi tale condizione, il sistema riceve continuamente energia dall'esterno e potrebbe anche distruggersi.
Un esempio famoso è stato il crollo del ponte di Angeres, in Francia, avvenuto nel 1850. In quell'occasione passarono sul ponte diverse centinaia di soldati, che marciavano al passo: i colpi dei piedi sul ponte lo fecero vibrare in modo tale da amplificarne le oscillazioni spontanee fino a staccare il cavi dai loro punti di ancoraggio.
Altro esempio classico è la distruzione del ponte di Takoma Narrows, avvenuta nel 1940, che aveva la frequenza propria coincidente con quelle delle raffiche di vento: il ponte ha iniziato ad oscillare con un'ampiezza via via crescente fino alla sua distruzione.
Altri esempi di risonanza sono l'usura di parti meccaniche che vibrano oppure la rottura di vetri o bicchieri causata dal canto di un tenore.
In molti casi la risonanza è anche la causa dei danni arrecati dal terremoto.
Come nel 1989 un violento terremoto avvenuto nella zona di San Francisco, California, fece crollare un tratto di autostrada sopraelevata.
In quella occasione le onde sismiche avevano una frequenza di circa 1,4 Hz e sono entrate in risonanza con le oscillazioni della carreggiata. La strada ha dunque iniziato a vibrare con un'ampiezza sempre più grande, fino a crollare.
giovedì 18 luglio 2013
LE SCOPERTE DI NIKOLA TESLA
Le scoperte di Nikola Tesla occultate dall’umanita’
Già 116
anni fa c’era la visione di un mondo con l’energia pulita e libera o Free
Energy, gratuita da non misurare con un contatore per poi mandare una bolletta
da pagare a ogni singolo cittadino.
In questa
visione era contemplata la libertà dal giogo delle multinazionali, un nuovo
modo di vivere in un mondo moderno con l’energia fornita liberamente da Madre
Terra.
L’oligarchia
economica di allora, sostanzialmente la stessa di adesso, non volle
assolutamente rinunciare ai suoi stratosferici profitti che provenivano
dall’imporre ad ogni cittadino di pagare una quota per cucinare, illuminare la
sua casa, scaldarsi, lavarsi, viaggiare, in definitiva per vivere nel mondo
civilizzato.
Per
mantenere il suo strapotere non esitò ad impiegare ogni mezzo per screditare,
annientare economicamente e moralmente l’uomo che costituiva una reale minaccia
per i suoi profitti indiscriminati, anche se quello stesso uomo avrebbe potuto
rendere il mondo di allora assai migliore e anche per tutte le generazioni a
venire.
Quell’uomo
è il genio Nikola Tesla, che brevettò invenzioni che hanno comunque cambiato il
mondo e morì solo e in miseria in una stanza di albergo. Molte delle sue
invenzioni stanno riemergendo e sono in grado di migliorare ulteriormente la
tecnologia del nostro tempo.
I suoi
brevetti e il suo lavoro teorico formano la base del moderno sistema elettrico
a corrente alternata (CA), compresa la distribuzione elettrica polifase e i
motori a corrente alternata, con i quali ha contribuito alla nascita della
seconda rivoluzione industriale.
Molti dei
suoi primi studi si rivelarono anticipatori della moderna ingegneria elettrica
e diverse sue invenzioni rappresentarono importanti innovazioni.
Le scoperte
di Tesla furono realmente rivoluzionarie per l’epoca e incredibilmente moderne.
Alcune di esse avrebbero, se realizzate, cambiato completamente il volto del
mondo garantendo energia pulita e gratuitamente a tutta l’umanità già da oltre
un secolo fa, risolvendo molti dei problemi ambientali e di accesso alle
risorse a cui assistiamo oggi.
In che
modo?
Sfruttando
l’etere come fonte e veicolo di energia.
Significativo
l’episodio descritto dall’articolo tratto dal numero di Maggio-Giugno di Nexus
Gold del 2005 firmato da Igor Spajic.
La città di
Buffalo, nel nord dello stato di New York negli USA, fu silenziosa testimone di
un fatto straordinario nel corso di una settimana durante l’estate del 1931.
Nonostante la depressione economica avesse compromesso la produzione e i
commerci, la città nondimeno rimaneva una fucina di attività.
Un giorno
tra le migliaia di veicoli che ne percorrevano le vie, una lussuosa automobile
si fermò accanto, al marciapiede presso il semaforo di un incrocio. Un passante
notò come si trattasse di una berlina Pierce-Arrow ultimo modello, coi faro che
s’integravano con grazia nei parafanghi nel tipico stile di questa marca.
Quello che caratterizzava l’auto in quella fredda giornata estiva era
l’assoluta assenza di emissione di vapore o fumi dal tubo di scarico. Il passante
si avvicinò al guidatore e attraverso il finestrino aperto commentò l’assenza
di fumi dallo scarico. Il guidatore ringraziò il passante per i complimenti
sottolineando che era così perché l’automobile “non aveva motore”.
Questa
dichiarazione non è stravagante o maliziosa come potrebbe sembrare. C’era una
certa verità in essa. Infatti, la Pierce-Arrow non aveva un motore a combustione
interna; aveva invece un motore elettrico. Se l’autista si fosse preoccupato di
completare la sua spiegazione al passante, avrebbe potuto dirgli che il motore
non era alimentato da batterie e da nessun tipo di “carburante”.
L’autista
era Petar Savo, e nonostante stesse guidando quell’auto non era il responsabile
delle sue incredibili caratteristiche. Quelle erano il lavoro dell’unico
passeggero, un uomo che Peter Savo conosceva come uno “zio”: non altri che il
genio dell’elettricità Nikola Tesla.
Tesla non
rimase a dormire sugli allori ma continuò a fare scoperte fondamentali nei
campi dell’energia e della materia. Scoprì i raggi cosmici decenni prima di
Millikan e fu il primo a sviluppare i raggi X, il tubo a raggi catodici e altri
tipi di valvole.
Comunque,
la scoperta potenzialmente più significativa di Nikola Tesla fu che l’energia
elettrica può essere propagata attraverso la Terra ed anche attorno ad essa in
una zona atmosferica chiamata cavità di Schumann. Essa si estende dalla
superficie del pianeta fino alla ionosfera, all’altezza di circa 80 chilometri.
Le onde
elettromagnetiche di frequenza estremamente bassa, attorno agli 8 hertz (la
risonanza di Schumann, ovvero la pulsazione del campo magnetico terrestre)
viaggiano, praticamente senza perdite, verso ogni punto del pianeta. Il sistema
di distribuzione dell’energia di Tesla e la sua dedizione alla free energy
significavano che con l’appropriato dispositivo elettrico sintonizzato
correttamente sulla trasmissione dell’energia, chiunque nel mondo avrebbe
potuto attingere dal suo sistema.
Lo sviluppo
di una simile tecnologia rappresentava una minaccia troppo grande per gli
enormi interessi di chi produce, distribuisce e vende l’energia elettrica. La
scoperta di Tesla finì con la sospensione dell’appoggio finanziario alle sue
ricerche, l’ostracismo da parte della scienza ufficiale e la graduale rimozione
del suo nome dai libri di storia.
Nel 1931,
Nikola Tesla compì 75 anni. In una rara dimostrazione di omaggio da parte dei
media, la rivista Time gli dedicò la copertina e un profilo biografico.
L’anziano ingegnere e scienziato appariva emaciato anche se non sofferente, i
suoi capelli ancora di un nero lucido e lo stesso sguardo lontano nei suoi
occhi di sognatore.
Durante
l’estate del 1931, Tesla invitò Savo a Buffalo, nello stato di New York, per
mostrargli e collaudare un nuovo tipo di automobile che aveva sviluppato di
tasca sua. Casualmente, Buffalo è vicina alle cascate del Niagara, dove era
entrata in funzione nel 1895 la stazione idroelettrica a corrente alternata di
Tesla che lo aveva innalzato al culmine della stima da parte della scienza
ortodossa.
La
Westinhouse Electric e la Pierce-Arrow avevano preparato questa automobile
elettrica sperimentale seguendo le indicazioni di Tesla. (George Westinghouse
aveva acquistato i brevetti sulla corrente alternata per 15 milioni di dollari
all’inizio del 20’ secolo).
La
Pierce-Arrow adesso era posseduta e finanziata dalla Studebacker Corporation, e
utilizzò questo solido appoggio finanziario per lanciare una serie di
innovazioni. Tra il 1928 e il 1933
l’azienda automobilistica presentò nuovi modelli con motori ad 8 cilindri in
linea e 12 cilindri a V, i futuristici prototipi Silver Arrows, nuovi stili e
miglioramenti di tecnica ingegneristica.
La
clientela reagì positivamente e le vendite della Pierce-Arrow aumentarono la
quota aziendale nel mercato delle auto di lusso, nonostante nel 1930
quest’ultimo fosse in diminuzione.
Così, per
le sperimentazioni era stata selezionata una Pierce-Arrow Eight del 1931,
proveniente dall’area di collaudo dell’azienda a Buffalo, nello stato di New
York. Il suo motore a combustione interna era stato rimosso, lasciando intatti
la frizione, il cambio e la trasmissione verso l’asse posteriore. La normale
batteria da 12 volt rimase al suo posto, ma alla trasmissione era stato
accoppiato un motore elettrico da 80 cavalli.
Tradizionalmente,
le auto elettriche montavano motori a corrente continua alimentati da batterie,
dato che quella continua è il solo tipo di corrente che le batterie possono
fornire. Si sarebbe potuto utilizzare un convertitore corrente
continua/corrente alternata, ma a quei tempi tali dispositivi erano troppo
ingombranti per essere montati su un’automobile.
Il
crepuscolo delle auto elettriche era già passato da tempo, ma questa
Pierce-Arrow non venne dotata di un semplice motore a corrente continua. Si
trattava di un motore elettrico a corrente alternata progettato per raggiungere
1.800 giri al minuto. Il motore era lungo 102 centimetri con un diametro di 76,
senza spazzole e raffreddato ad aria per mezzo di una ventola frontale, e
presentava due terminali di alimentazione indirizzati sotto il cruscotto ma
lasciati senza collegamento.
Tesla non
disse chi costruì il motore elettrico, ma si ritiene che fu una divisione della
Westinghouse. Sul retro dell’automobile era stata fissata un’antenna di 1,83
metri.
Arrivati a
Buffalo, si recarono presso un piccolo garage dove trovarono la nuova Pierce-Arrow.
Il Dr. Tesla sollevò il cofano e fece qualche regolazione sul motore elettrico
a corrente alternata sistemato al suo interno. In seguito si recarono a
predisporre gli strumenti di Tesla. Nella camera di un hotel delle vicinanze il
genio dell’elettricità si mise a montare il suo dispositivo. In una valigia a
forma di cassetta si era portato dietro 12 valvole termoioniche.
Savo
descrisse le valvole “di costruzione curiosa”, sebbene in seguito almeno tre di
esse siano state identificate come valvole rettificatrici 70L7-GT. Furono
inserite in un dispositivo contenuto in una scatola lunga 61 centimetri, larga
30,5 e alta 15. Non era più grande di un ricevitore radio ad onde corte. Al suo
interno era predisposto tutto il circuito elettronico comprese le 12 valvole, i
cablaggi e le resistenze. Due terminali sembravano essere le connessioni per
quelli del motore.
Ritornati
all’auto dell’esperimento, misero il contenitore in una posizione predisposta
sotto il cruscotto dalla parte del passeggero. Tesla inserì i due collegamenti
controllando un voltometro.
“Ora
abbiamo l’energia”, dichiarò, porgendo la chiave d’accensione a suo nipote. Sul
cruscotto vi erano ulteriori strumenti che visualizzavano valori che Tesla non
spiegò.
Dietro
richiesta dello zio, Savo mise in moto. “Il motore è partito”, disse Tesla.
Savo non sentiva alcun rumore. Nonostante ciò, col pioniere dell’elettricità
sul sedile del passeggero, Savo selezionò una marcia, premette sull’acceleratore
e portò fuori l’automobile.
Quel giorno
Peter Savo guidò questo veicolo senza combustibile per lungo tempo, per circa
80 chilometri attorno a Buffalo, avanti e indietro nella campagna. Con un
tachimetro calibrato a 190 chilometri orari a fondo scala, la Pierce-Arrow
venne spinta fino a 145 km/h, e sempre con lo stesso livello di silenziosità
del motore.
Mentre
percorrevano la campagna Tesla diventava sempre più disteso e fiducioso sulla
sua invenzione; cominciò così a confidare a suo nipote alcuni suoi segreti.
Quel dispositivo poteva alimentare le richieste di energia nel veicolo per
sempre, ma poteva addirittura soddisfare il fabbisogno energetico di
un’abitazione e con energia in avanzo.
Pur se
riluttante, inizialmente, a spiegarne i principi di funzionamento, Tesla
dichiarò che il suo dispositivo era semplicemente un ricevitore per una
“misteriosa radiazione, che proviene dall’etere” la quale “era disponibile in
quantità illimitata”.
Riflettendo,
mormorò che “il genere umano dovrebbe essere molto grado per la sua presenza”.
Nel corso dei successivi otto giorni Tesla e Savo provarono la Pierce-Arrow in
percorsi urbani ed extraurbani, dalle velocità estremamente lente ai 150
chilometri all’ora. Le prestazioni erano analoghe a quelle di qualunque potente
automobile pluricilindrica dell’epoca, compresa la stessa Pierce Eight col
motore da 6.000 cc di cilindrata e 125 cavalli di potenza.
Tesla
raccontò a Savo che presto il ricevitore di energia sarebbe stato utilizzato
per la propulsione di treni, natanti, velivoli e automobili.
Alla fine
della sperimentazione, l’inventore e il suo autista consegnarono l’automobile
in un luogo segreto, concordato in precedenza – il vecchio granaio di una
fattoria a circa 30 chilometri da Buffalo. Lasciarono l’auto sul posto, ma
Tesla si portò dietro il suo dispositivo ricevitore e la chiave d’accensione.
Questo
romanzesco aspetto dell’affare continuò. Peter Savo raccolse delle
indiscrezioni secondo le quali una segretaria aveva parlato delle prove segrete
ed era stata licenziata. Ciò spiegherebbe un impreciso resoconto sulle
sperimentazioni che appare su diversi quotidiani.
Quando
chiesero a Tesla da dove arrivasse l’energia, data l’evidente assenza di
batterie, egli rispose riluttante: “Dall’etere tutto attorno a noi”.
Alcuni
suggerirono che Tesla fosse pazzo e in qualche modo collegato a forze sinistre
e occulte. Tesla fu incensato. Rientrò assieme alla sua scatola misteriosa al
suo laboratorio di New York. Terminò così la breve esperienza di Tesla nel
mondo dell’automobile.
Questo
incidente dell’infrazione nella sicurezza può essere apocrifo, dato che Tesla
non disdegnava di utilizzare la pubblicità per promuovere le sue idee ed
invenzioni, sebbene quando questi dispositivi mettevano in pericolo lo status
quo dell’industria egli aveva ogni buona ragione per essere circospetto nei
suoi rapporti.
L’energia
dell’etere a cui si riferiva Tesla è una forma di energia che i nostri antenati
sembravano già conoscere; possiamo trovarne delle descrizioni simili collegate
alla spiritualità e all’essere umano nei testi vedici sancriti di migliaia di
anni fa. Le intuizioni dello scienziato Nikola Tesla erano decisamente avanzate
rispetto al tempo in cui visse. Le sue invenzioni ed i suoi studi non furono
sempre incompresi (o ignorati) perché troppo al di là della media conoscenza delle
leggi e dei fenomeni fisici. A distanza di anni, si vedono i risultati del suo
lavoro.
Chi studia
Tesla, ammette che riuscì a comprendere nozioni che attualmente si iniziano
solo ad intuire. Ciò che lui realizzò era il frutto di studi avanzati, tant’è
che fu appena compreso dai suoi collaboratori. Forse, per le sue ricerche tanto
rivoluzionarie da richiedere un approccio diverso alla fisica, ebbe la
necessità di assimilare dalle discipline orientali un nuovo modo di spiegare e
comprendere la realtà della natura.
Tesla,
certamente per questa motivazione, incluse l’antica terminologia sanscrita
nelle sue descrizioni dei fenomeni naturali. Fin dal 1891 delineò l’Universo
come un sistema cinetico riempito di energia imbrigliabile in ogni luogo.
I suoi concetti
durante gli anni successivi furono enormemente influenzati dagli insegnamenti
di Swami Vivekananda, il primo di una serie di Yogi orientali che portarono la
filosofia e la religione Vedica in Occidente. Dopo l’incontro con Swami e dopo
aver continuato lo studio della visione orientale dei meccanismi che guidano il
mondo materiale, Tesla iniziò ad usare le parole sanscrite Akasha e Prana, ed
il concetto di etere luminifero (portatore di luce) per descrivere la fonte,
esistenza e costituzione della materia. Concetto questo largamente impiegato in
passato per spiegare molti fenomeni naturali, ma non si riuscì mai a definire
matematicamente l’etere, come tessuto infinito e comune che permea tutto
l’Universo.
Tali
concetti propri dei moderni studi fisici sono affrontati nei Veda, una
collezione di antichi scritti indiani composti da inni, preghiere, miti,
cronache, dissertazioni sulla scienza, la natura ed il mondo reale, risalenti
almeno a 5.000 anni fa. La natura della materia, dell’antimateria e le concezioni
sulla struttura atomica vengono descritte nei testi Vedici, con grande
modernità di spiegazioni e dissertazioni.
Generalmente
tutti i timidi tentativi d’interpretazioni della natura in testi di culture del
passato peccavano di ingenuità concettuale, cosa assolutamente assente nei
Veda, scritti in Sanscrito, la cui origine non è stata ancora capita
totalmente.
Studi
condotti da linguisti occidentali suggeriscono che tale idioma sia nato
sull’Himalaya e nel sud dell’India da migrazioni della cultura Indo-Ariana.
Paramahansa
Yogananda ed altri storici, comunque, dissentono, ritenendo non ci siano
sufficienti prove in India per sostenere tale tesi. Ci sono parole in Sanscrito
che descrivono concetti totalmente sconosciuti agli occidentali e singoli vocaboli
richiederebbero interi paragrafi per la traduzione in una lingua occidentale.
Tesla,
dunque, utilizzava i termini vedici per cercare una chiave esplicativa delle
sue idee sull’elettromagnetismo e la natura dell’Universo.
Ma dove
apprese i concetti Vedici e la terminologia Sanscrita?
Durante i
tre anni nei quali girò gli Stati Uniti e l’Europa incontrò molti dei più
conosciuti scienziati del tempo, inclusi Lord Kelvin e Tesla, il quale,
specializzato nel campo dell’elettricità, rimase molto impressionato
nell’ascoltare da Swami la sua spiegazione della cosmologia Samkhya e la teoria
dei cicli dati da Hindus.
In
particolare per la somiglianza fra la teoria di Samkhya sulla materia e l’energia
e quella della moderna conoscenza scientifica. Fu ad un party in casa
dell’attrice Sarh Bernhardt che avvenne il primo incontro fra Tesla e
Vivekananda.
In effetti,
in una lettera ad un suo amico, datata 13 Febbraio 1896, il maestro annotò
quanto segue: “Mr. Tesla è rimasto catturato sentendo parlare del Vedico Prana,
Alasha e il Kalpas, ed in accordo con lui sono convinto che siano le uniche
teorie che la scienza moderna potrebbe appoggiare… Mr. Tesla poi di poter
dimostrare matematicamente che la forza e la materia siano riducibili ad
energia potenziale. La prossima settimana gli farò visita per vedere questa
dimostrazione matematica”.
Vivekananda
sperava che Tesla riuscisse a dimostrare che ciò che noi chiamiamo materia non
è altro che energia potenziale, in quanto questo avrebbe riconciliato gli
insegnamenti dei Veda con la scienza Moderna. Swami arrivò alla conclusione che
“in questo caso, la cosmologia Vedica sarebbe basata su sicuri fondamento
scientifici”.
Ricostruire
la teoria dell’Energia cosmica di Tesla è spesso difficile. I suoi documenti
così come i suoi progetti sono stati rubati e ben nascosti, per poi divenire
“riservati per motivi di sicurezza nazionale”, mentre i suoi 700 brevetti, al
cui interno troviamo sporadicamente dei riferimenti, sono stati resi
introvabili, come se si fossero dissolti nel vuoto, o nei forzieri delle
società degli Illuminati.
In
occasione del suo 79° compleanno, nel 1938, cinque anni prima della sua morte,
annunciò la più grandi scoperte della sua vita e disse che presto le avrebbe
donato a tutto il mondo, non appena avesse completato lo sviluppo degli aspetti
più segreti. Tesla si riferiva alla Teoria Dinamica della Gravità e all’Energia
del Cosmo, che era poi la scoperta di una Verità fisica nuova, non c’è energia
se non quella che riceviamo dall’ambiente.
Nella sua
breve introduzione alla teoria Tesla precisò che si riferiva a molecole ed
atomi così come ai più grandi corpi stellari, “… a tutti i corpi presenti
nell’universo in ogni fase della loro esistenza dalla formazione all’ultima
disintegrazione”.
La teoria
della relatività spesso si riferisce ed “energia pura” in qualche “forma”, ma
in realtà l’energia è un “potenziale” astratto che è sempre nel futuro. Come si
può distinguere le forze dell’universo in ciò che è puro o ciò che ha una
forma?!
Nei suoi
scritti troviamo spesso espressioni poetiche, dall’enfasi di un vero
visionario, come quella che descrive la terra come la “stella della nascita
umana”, e che usando il “fulmine di Giove”, (dio del cielo Indoeuropeo) l’uomo
“annichilisce il tempo e lo spazio”, alludendo all’uso dell’elettropropulsione
(fulmini), per viaggiare velocemente e annullare tempo e spazio. Tesla dunque
ha delineato la sua Teoria Dinamica della Gravità in una prosa onirica, di straordinaria
bellezza.
“L’etere è
portatore di luce e riempie ogni spazio, l’etere agisce come forza creativa che
dà la vita. Viaggia in “turbini infinitesimi” (micro eliche) prossime alla
velocità della luce, divenendo materia misurabile. La sua forza diminuisce e
arriva a terminare del tutto, regredendo in materia, secondo una specie di
processo di decadimento atomico.
Gli uomini
possono dunque imbrigliare questi processi di passaggio dall’energia alla
materia, e dunque può catturare materia dall’etere, alterare la grandezza della
Terra, controllare le stagioni, guidare la rotta della terra attraverso
l’Universo, come una navicella spaziale, e poi causare collisioni di pianeti
per produrre nuovi soli e stelle e dunque, calore e luce. L’uomo può originare e
sviluppare la vita infinitamente”.
Tesla si
riferiva ad un’energia illimitata, catturata dall’ambiente che ci circonda, e
la sua scoperta viene da un’altra ben più grande, quale la possibilità di
convertire l’energia ad una forza più forte – mediante l’elettropulsione, che
viene usata per controllare la forza di gravità più debole.
Ma cos’è
l’etere di Tesla?
Non era né
etere “solido” di Maxwell e Hertz, né quello gassoso di Lorentz.
L’etere di
Tesla consiste in “cariche immerse in un fluido isolante” che riempie ogni
spazio. Le sue proprietà variarono a seconda del suo movimento relativo e dalla
presenza di massa e di un ambiente elettrico o magnetico: l’etere di Tesla
veniva irrigidito variando rapidamente forze elettrostatiche, e viene coinvolto
così in effetti gravitazionali.
“La Terra
è, come ha spiegato Tesla, una palla di metallo caricata che si muove
attraverso lo spazio” e crea un’enorme quantità di energia variando rapidamente
forze elettrostatiche, che diminuiscono di intensità”. Lui illustra come i moti
meccanici sono prodotti da una forza elettrostatica diversa che agisce
attraverso un mezzo gassoso, che è eccitata dai cambi rapidi di potenziale
elettrostatico.
Se si
presume che enormi stress elettrostatici agiscano, attraverso questo mezzo,
variando rapidamente di intensità, si potrebbe muovere un corpo attraverso di
lui.
Questa
energia gratis che è illimitata è universalmente lavoro potenziale, creato dal
moto perpetuo della materia e dal cambio perpetuo di forze più forti e più
deboli attraverso le quali viene mantenuto l’equilibrio dell’Universo.
Quando la
materia solida viaggia attraverso lo spazio, subisce il “vento dell’etere” e le
differenze in potenziali elettrici provocano dei cambiamenti nel dislocamento
elettromagnetico all’interno della massa e del vento dell’etere.
Il campo
elettrico della Terra crea il dislocamento magnetico all’interno dell’etere e
lo accumula all’interno di una massa ed il dislocamento magnetico fuori della
massa dell’etere è la “gravità”.
Il Governo
Secreto ha finora controllato la tecnologia di elettropulsione per difendere
gli interessi dei monopolisti internazionali. Le navi ad elettropulsione sono
nascosti attraverso “effetti speciali”, e la disseminazione di false origini
“aliene”, attraverso i gruppi di “Ufologia” condotti da agenti segreti del
governo.
L’accesso
alla verità consentirà la creazione della free energy che ci porterà alla
conquista dell’indipendenza e alla sopravvivenza, e nonostante la confusione
delle grandi bugie, e l’abuso giudiziale e socio-economico dallo stato sociale,
noi possiamo riportare alla luce la scienza e la tecnologia vera.
Ed è per lo
stesso motivo che non verrà mai rivelato al mondo il segreto contenuto nella
grande piramide, ovvero la torre djed (o zed) che altro non è se non un
antichissima “Torre di Tesla”, ovvero quello strumento in grado di ricevere e
inviare informazioni e potenza senza fili comunicanti propagando in tutto il
pianeta l’energia così ricavata. Sostanzialmente la centrale energetica di
tutto l’Impero di Atlantide.
Da sinistra
a destra: posizione dello zed all’interno della grande piramide,
rappresentazione pittorica della torre zed (Torre di Tesla), torre/bobina di
Tesla che fornisce energia alla “Lampada di Dendera”.
Anche Tesla
cercò di costruire un simile apparecchio: la Wardenclyffe Tower (1901-1917),
anche conosciuta come la Torre di Tesla, era una delle prime torri aeree senza
fili intesa a dimostrare l’abilità di ricevere e inviare informazioni e potenza
senza fili comunicanti. L’apparato del nucleo non fu mai completamente
operativo e non fu completato a causa di problemi economici.
La torre fu
chiamata così dopo che fu acquistata da James S.
Warden, un avvocato e banchiere dell’ovest che comprò possedimenti in
Shoreham, Long Island, circa 60 miglia da Manhattan. Qui costruì una comunità
di ritrovo conosciuta come Wardenclyffe-On-Sound.
Warden
credeva che con la messa in funzione del sistema mondiale di Tesla sarebbe nata
nell’area una “città della radio”, e offrì a Tesla 200 acri (81 ettari) di
terra vicino alla ferrovia su cui costruire la torre per le telecomunicazioni
senza fili e le attrezzature del laboratorio.
Mentre
lavorava per sviluppare una spiegazione per i due effetti osservati, menzionati
sopra, Tesla comprese che l’energia poteva essere inviata fuori nello spazio e
poteva essere scoperta da uno strumento ricevente nella vicinanza generale
della fonte, senza il bisogno di alcun filo comunicante.
Lui
sviluppò due teorie riferite a queste osservazioni, in base alle quali:
- Usando due fonti di primo tipo, posizionate in punti distanti della superficie della Terra, è possibile incitare un flusso di corrente elettrica tra loro.
- Incorporando una porzione della Terra, come parte di un potente oscillatore di secondo tipo, il disturbo può essere impresso sulla Terra e può essere rilevato “a grande distanza anche su tutta la superficie del globo”.
Tesla
suppose, inoltre, che la Terra è un corpo carico vagante nello spazio.
Grande importanza
avrebbe, prima di tutto, stabilire cosa è la capacità della Terra? E che carica
contiene, se è elettrificata? Sebbene noi non abbiamo nessuna evidenza positiva
di un corpo carico che esista nello spazio, senza altri corpi di carica opposta
che sono vicini, esiste la probabilità che la Terra sia un tale corpo, per
quale che fu il processo di separazione da altri corpi – e questa è la visione
accettata della sua origine – ha dovuto trattenere una carica, come accade in
tutti i processi di separazione meccanica.
Tesla era
familiare con dimostrazioni che comprendevano la carica di bottiglia di Leida e
sfere di metallo isolate con macchine di influenza elettrostatiche. Portando
questi elementi molto vicini e facendoli toccare direttamente, per poi separarli,
la carica può essere manipolata. Lui aveva certamente questo in mente, nella
creazione della sua immagine mentale, non potendo sapere che il modello
dell’origine della Terra era impreciso. Il modello, al momento, accettato di
origine planetaria è quello dell’accrescimento e collisione.
<<Se
fosse un corpo carico isolato nello spazio, la sua capacità dovrebbe essere
estremamente piccola, meno di un millesimo di farad>>.
Noi, ora,
sappiamo che la Terra è un corpo carico, in seguito a processi – almeno in
parte – relativi all’interazione tra il fascio continuo di particelle cariche
chiamate vento solare, che fuoriesce dal centro del nostro sistema solare e la
magnetosfera della Terra. E noi sappiamo anche la stima della capacità di Tesla
era corretta: la capacità della Terra è di circa 710?F.
“Ma gli
strati superiori dell’aria sono conducenti e così, forse, lo è il mezzo nello
spazio libero oltre l’atmosfera e possono contenere una carica opposta. Così la
capacità dovrebbe essere incomparabilmente più grande.”
Noi
sappiamo, ora, che uno degli strati superiori dell’atmosfera della Terra, la
ionosfera è conducente.
“In ogni
caso è della più grande importanza avere un’idea di quanta elettricità la Terra
Contenga”.
Un’altra
cosa, di cui noi ora siamo consapevoli è che la Terra possiede una carica
negativa esistente in natura riguardo alla regione che conduce dell’atmosfera,
che comincia ad un’altezza di circa 50 Km. La differenza potenziale tra la
Terra e questa regione è sull’ordine di 400 000 volt. Vicino alla superficie
della Terra c’è un campo elettrico decrescente ed onnipresente di circa 100
V/m. Tesla si riferì a questa carica come il “niveau elettrico” o livello
elettrico.
“ è difficile dire se noi mai
acquisiremo questa conoscenza necessaria, ma c’è da sperare di si, ed ovvero,
per mezzo della risonanza elettrica. Se mai noi possiamo accettare a che
periodo la carica della Terra, quanto disturbata, oscilla rispetto ad un
sistema oppostamente elettrificato o circuito noto, noi certamente conosceremo
un fatto della più grande importanza, per il benessere dell’umanità. Io
propongo di cercare il periodo, per mezzo di un oscillatore elettrico o una
fonte di corrente elettrica alternata”.
Più di
diecimila anni fa i nostri antichi padri, durante l’età dell’oro erano già in
possesso delle conoscenze necessarie per farlo…
Il perché
oggi non si sia arrivati ad usare sistemi che “sfruttino” le free-energy può
essere inquadrato in due modi: uno scientifico-accademico e l’altro economico.
Il primo tirerebbe in ballo innumerevoli principi fisici (in testa quello di
conservazione dell’energia) che “matematicamente” escluderebbero la possibilità
dell’esistenza di fonti di energia e utilizzabili.
Il secondo,
vedrebbe entrare in campo un principio, forse non scritto, che vale
nell’Economia: un prodotto, o un servizio, è sfruttabile quando è
monopolizzabile ed esauribile.
In altre
parole, se esiste un prodotto, o un servizio, che non fa guadagnare nessuno non
potrà mai essere messo a disposizione di qualsiasi utente. A monte di tutto:
“Qualcuno deve guadagnare”. Le energie libere, quindi, per definizione non
sarebbero commercializzabili: nessuno potrebbe vendere energia prodotta gratis
o infinita poiché ognuno sarebbe indipendente e non avrebbe necessità di
soggiacere alle leggi dell’economia mondiale.
Se Tesla (o
chi ne ha carpito e sfruttato le scoperte) avesse individuato il modo di
generare infinita energia, per le motivazioni appena descritte, è normale che
oggi non se ne sappia nulla e che ufficialmente non se ne parli. Lo stato
attuale dell’economia è fondato proprio sulla necessità di un monopolizzatore
che guadagna e un utente che spenda.
La banalità
di questo concetto è tale che purtroppo tutti ne sono consapevoli e ne
intuiscono le probabili conseguenze.
Le free
energies annienterebbero i vari monopoli, non essendo più indispensabili lo
sfruttamento delle fonti di energia naturali né il denaro utile al loro
possesso da parte di pochi. Purtroppo per gli “scienziati ufficiali”, il
concetto delle free energies, e il conseguente eventuale loro impiego, non è
assolutamente in contrasto con alcuna legge fisica.
Forse non a
caso Tesla non accettava completamente le teorie di Einstein: la Relatività,
non esclude la possibilità di energia infinita praticamente gratis, ma la rende
inutilizzabile poiché incontrollabile (la nota equazione E=mc2 di fatto conduce
a conclusioni del genere).
Tesla forse
intuì, grazie allo studio delle concezioni scientifiche Vediche, che l’energia
libera è uno stato della materia, piuttosto che un risultato di una sua
manipolazione. Compatibilmente con Einstein, comunque, era sicuro che la
materia fosse energia. Qual è allora la differenza fra il modo di vedere la
natura in Occidente e quello in Oriente?
I Veda
contengono tutte quelle concezioni e quel vasto corredo di termini
scientifico-filosofici che Tesla studiò e con i quali descrisse la natura così
come lui la vedeva, realizzando i progetti tecnologici che da ciò scaturirono.
Inoltre contengono le cronache e le descrizioni di eventi storici avvenuti più
di 5000 anni fa in India e personaggi e mezzi che vi presero parte.
I velivoli
decritti in battaglie e scontri epocali sono i Vimana, macchine volanti con una
tecnologia avanzatissima per l’epoca storica a noi nota e rivoluzionaria per la
nostra civiltà, in quanto messaggio cifrato di conoscenze tramandate da
millenni.
La
commistione percepibile nei testi Vedici fra filosofia e scienza, mondo
spirituale e mondo fisico, con termini (fra i quali quelli acquisiti da Tesla)
comuni all’uno o all’altro campo, fa intuire che vi fosse una mentalità
all’epoca degli eventi descritti (non più considerabili, a questo punto, come
mitici) completamente diversa e in sintonia con la Natura.
Ne è
esempio il concetto orientale dei Chakra (vortici di energia) sul corpo umano,
portali energetici (amplificatori) fisici e psichici, del tutto simili alle
descrizioni dei sistemi di propulsione adottati dai Vimana.
Vortici di
materia (mercurio) incendiati con il fuoco (energia), che genererebbero una
sorta di lenti amplificatori di energia, in grado di far sostentare nell’aria
questi ordigni, fanno intuire, come allora in India non vi fossero differenze
fra mondo spirituale e fisico. Se guardiamo, invece, alla storia
dell’Occidente, tale dicotomia è presente da sempre.
Che Tesla
avesse trovato nei termini Vedici totale correttezza descrittiva delle sue
teorie, fa capire che avesse immaginato ciò che, oggi, predicano i fautori
della free energy. Il mondo materiale e spirituale sottostanno ad uguali leggi
che governano anche il microcosmo ed il macrocosmo.
E’ pur vero
che l’aumento degli avvistamenti è oggi più evidente grazie (o a causa) dalla
rete web, che mette in grande risalto filmati (veri o fasulli), da siti, blog e
forum nati ad hoc, ma tutto questo induce comunque ad una constatazione in
relazione agli UFO: non conosciamo tutta la verità.
Una verità
che potrebbe essere taciuta soprattutto dal settore della ricerca e tecnologia
militare, all’interno della quale potrebbe essere finalmente spiegata l’origine
degli oggetti volanti non identificati. Per l’appunto, si ipotizza la
disponibilità da parte dei militari di una tecnologia segreta, tutta terrestre,
con la quale si è riusciti a costruire velivoli le cui fattezze sono del tutto
simili agli oggetti che da decenni volerebbero sulle nostre teste.
Tesla
scrisse: “come affermato in una
precedente occasione, quando fui studente all’Università, io concepii una
macchina volante, abbastanza diversa da quelle presenti. Il principio
sottostante era solido, ma non poté essere messo in pratica perché volli un
movente primario di sufficiente grande attività.
Negli anni recenti, ho risolto
questo problema e sto ora pianificando una macchina aerea “priva di piani di
sostentamento, alettoni, propellenti ed altri attacchi esterni, che saranno
capaci di immense velocità e saranno molto probabilmente in grado di fornire
potenti argomenti per la pace nel prossimo futuro”
Nikola
Tesla scrisse questo ad un manager della Westinghouse Electric Company nel
1912: “Non dovrete sorprendervi affatto
se un giorno mi vedrete volare da New York a Colorado Springs in un apparecchio
che somiglierà ad un fornello a gas e peserà tanto uguale e, se necessario,
sarà in grado di entrare e partire attraverso una finestra”.
In realtà,
il “fornello volante” di Tesla usava un sistema di elettropropulsione, che
doveva essere alimentato da alimentatori esterni e dal sistema wireless di
trasmissione dell’energia o con un generatore di potenza interno al mezzo.
In un
articolo del 1911 su The Sun, Tesla descrisse la sua macchina volante:
“ Il Dr.
Nikola Tesla la notte scorsa si poggiò comodamente alla sua poltrona a Waldorf,
e parlò con calma di aeromobili senza ali, propellenti o altri meccanismi degli
aeroplani ora familiari che si muovevano nello spazio a incredibili velocità, o
più lentamente portando pesanti carichi, e in ogni caso sempre con sicurezza,
come il più prosaico dei veicoli a ruote”.
“L’applicazione
di questo principio darà al mondo una macchina volante diversa da qualsiasi
cosa sia mai stata esistita in precedenza. Non avrà ali, reattori o strumenti
del genere usato fino adesso. Sarà piccola e compatta, straordinariamente
veloce e, soprattutto, perfettamente sicura nella più grande tempesta. Può
essere costruita di qualsiasi misura e portare qualsiasi peso si desideri”.
Chi abbia
familiarità con i principi operativi del cosiddetto “aeroplano convenzionale”
comprende che la macchina volante di Nikola Tesla descritta in questi passi del
1911 deve essere un veicolo con “anti-gravità” quindi un vero “disco volante”.
Ipotesi di
macchina volante immaginata da Tesla.
Molto
simili per descrizione e funzionamento agli Haunebu disegnati dai nazisti.
Secondo
voci mai confermate, le SS E-IV (Entwicklungsstelle 4), le occulte SS del Sole
Nero (Schutze Sonne) sotto la guida del Reichsfuhrer SS Hans Kammler,
sviluppando i progetti della JFM produssero un motore magnetico che gestiva la
gravità come spinta propulsiva. Nel 1939 venne prodotta la RFZ-5 e le prove
vennero effettuate nello stabilimento segreto Vril Arado di Brandeburg.
Dallo
sviluppo della RFZ sarebbe nato l’Haunebu I, di 24 metri di diametro, con
motore Thule Tachynator il cui prototipo volò ad una velocità di 4.800 Km/h con
possibilità di evoluzione fino a 17.000 Km/h.
Per
resistere alle incredibili temperature prodotte dalle altissime velocità che
tali mezzi permettevano, le SS E-IV fecero sviluppare uno speciale materiale
resistente al calore, denominato Victalen.
Il
prototipo successivo, l’Haunebu II del diametro di circa 30 metri, poteva
volare da 6.000 Km/h fino ai teorici 21.000 Km/h. L’autonomia era sempre
limitata a pochi minuti di volo.
L’Haunebu
III avrebbe avuto un diametro di 70 metri e una velocità di 7.000 Km/h fino ad
una possibilità teorica di 40.000 Hm/h.
L’ultima,
Haunebu IV del diametro di 120 metri, con autonomia superiore alle 20 ore, in
grado addirittura di viaggiare nello spazio, sarebbe rimasta solo un progetto
sulla carta.
I nazisti
avrebbero voluto utilizzare questi strumenti come armi, per vincere la guerra.
Tesla aveva
obiettivi più nobili, fornire all’umanità la possibilità di usufruire di
energia pressoché illimitata e soprattutto in forma libera, gratuitamente, così
come era durante l’età dell’oro.
Nessuno
riuscì nel suo intento. Probabilmente oggi per sapere che fine hanno fatto
questi progetti bisognerebbe chiedere ai servizi americani, detentori delle
conoscenze tecnologiche raggiunte dai tedeschi in virtù della nota operazione
Paperclip.
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